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Libere tutte, il saggio femminista multiforme di C...

Libere tutte, il saggio femminista multiforme di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti 

È un spaccato di civiltà in fieri questo saggio multiforme di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti edito da Minimum Fax. In fieri come il cammino delle donne del nuovo millennio che si trovano a fare i conti con un modello femminile – quello dell’angelo del focolare, della donna “in funzione di…”, del sesso debole venuto meno (o fortemente minato) negli ultimi decenni nel mondo occidentale e non ancora sostituito da un modello, o meglio modelli, alternativi.
Anche per questo il volume non sembra finire mai di costruirsi ed è, anch’esso, in fieri.

A fronte della ricostruzione di una storia, più o meno recente, delle lotte per l’emancipazione femminile e per i diritti delle donne, che restituisce la complessità di un movimento femminista appiattito, per decenni, sull’immagine stereotipata della donna che “odia il maschio” e in realtà infinitamente sfaccettato, risulta più difficile individuare una “sintesi” finale nei capitoli che affrontano, uno dopo l’altro, temi come la libertà personale e sociale della donna, la maternità, il matrimonio e la famiglia, il sesso. Perché a una visione unitaria le autrici non vogliono evidentemente arrivare.

Si parte da un assunto: non esiste “il femminismo” in quanto movimento codificato e a una sola voce, ma i femminismi. Femminismo non è un credo, ma un approccio alla realtà, capace di mettere in discussione la predeterminazione dei ruoli, usanze, tradizioni sociali che per centinaia di anni hanno messo le donne in posizione di subalternità. Un sentire critico che può permettere, e bene lo dimostrano i serrati confronti presenti in ogni capitolo fra tesi differenti mai espresse in modo dogmatico, di arrivare al punto della questione che riguarda l’emancipazione della donna: l’autodeterminazione.

Che si tratti di professione, di relazioni, del proprio corpo, la donna deve essere al centro del suo discorso e non oggetto di politiche o azioni, per quanto animate dai più “nobili” intenti. Il corpo della donna è il trait d’union che ricollega i diversi interventi. Sul corpo della donna è impressa quella memoria che D’Elia (Assessora alle politiche sociali e sanitarie del secondo municipio di Roma) e Serughetti (Ricercatrice all’Università di Milano-Bicocca) recuperano attraverso la voce di altre donne – scrittrici, sociologhe, storiche, giornaliste – che con la loro opera hanno costituito l’ossatura del pensiero femminile.

Uno scheletro sul quale si costruisce questo saggio che, se vogliamo, rappresenta uno stato dell’arte. Se le conquiste delle prime ondate femministe sono ormai un dato storico infatti, più complesso è prevedere la futura evoluzione del movimento. Per prima cosa perché occorre considerare, nelle tante varianti di femminismi, che non esistono conquiste “generali” per le donne e che ciò che viene considerato come un dato di fatto per le donne bianche occidentali non lo è affatto per donne che vivono in altri paesi del mondo.
In secondo luogo perché non è detto la voce occidentale di un certo femminismo, quella che considera ad esempio il velo come uno strumento di controllo della donna, abbia ancora un futuro e sia riconosciuta, al di fuori del suo contesto storico-geografico, come LA voce guida del cammino di emancipazione delle donne. E ancora, in un continuo mutare del contesto socio economico, se abbia ancora senso parlare di istituti anti femministi (si pensi ad una certa aspra critica del matrimonio portata avanti da alcuni gruppi femministi nel secolo scorso) e di “unicità” dell’essere donna.

Presentazione del libro organizzata dalla Società della Ragione a Ferrara il 6 febbraio 2018. La nostra Caterina è la seconda da sinistra, con Ilaria Baraldi, Lisa Pareschi, Thomas Casadei e Cecilia D’Elia.

Se infatti il rispetto e la valorizzazione del percorso dell’individuo dev’essere al centro di qualsiasi riflessione dei movimenti femministi, questo percorso non conosce una distinzione netta di genere. Ed ecco che il transfemminismo irrompe, insieme alle rielaborazioni dei “discorsi di genere”, sulla scena. Uno spazio aperto e plurale in cui l’eteronormatività viene messa in discussione, non tanto l’essere donna o l’essere uomo, in un clima che favorisce la sola risorsa utile al “femminismo praticato” nella società ovvero il confronto e l’ascolto.

Conoscere è l’imperativo di questo volume che, con una prosa agevole e tantissimi spunti di approfondimento, corredati da un’ampia biblografia, ci offre modi e mondi grazie ai quali confrontarci. Per far ripartire un dibattito che, troppo spesso, viene compresso per esigenze mediatiche in messaggi univoci poco rappresentativi di ciò che, nel 2018, significa essere femministe.


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