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Diffamare è uccidere due volte: in memoria di Marielle Franco

“Veniva dalla favela, per questo difendeva i delinquenti!”
“Ha avuto una figlia a sedici anni!”
“Fumava marijuana!”
“Ha avuto una relazione con il trafficante Marcinho VP!”
“È stata eletta dal Comando Vermelho!”

Come se il brutale assassinio di Marielle Franco, lo scorso 14 marzo, non fosse stato abbastanza terribile, ecco che qualche ora dopo – insieme ai messaggi di cordoglio da tutto il mondo, alle manifestazioni di solidarietà e alla volontà di raccogliere l’eredità lasciata dall’attivista, combattendo per i diritti civili come lei – hanno iniziato a spuntare le prime notizie false sul suo conto. E se in quest’epoca di post verità, dove non è tanto importante cos’è successo ma il modo in cui viene raccontato e quante volte viene ripetuto, una certa dose di menzogna è quasi fisiologica (anche se ovviamente non giustificata), nel caso di Marielle la cosa è diventata così preoccupante che alcuni volontari hanno creato una pagina chiamata A Verdade e deciso di raccogliere per denunciare tutte le calunnie sul suo conto.

L’attivista e politica brasiliana Marielle Franco (1979-2018)

Nel mentre, il PSOL (Partido Socialismo e Liberdade, partito di sinistra di cui faceva parte Marielle) ha fatto causa per diffamazione a una giudice del tribunale di Rio de Janeiro, Marília Castro Neves, che è stata tra le prime a incoraggiare la diffusione delle falsità – scrivendo in un post su Facebook, tra le altre cose, che Marielle è stata uccisa perché è venuta meno agli impegni che aveva preso con i delinquenti che l’avevano eletta. Successivamente, ha negato di averla mai sentita nominare prima della sua morte e di aver appreso queste informazioni da una sua non meglio precisata amica. Ma ormai le menzogne rimbalzano da un gruppo di Whatsapp all’altro, da una pagina Facebook all’altra.

Il giornale El Paìs cita uno studio realizzato dalla Dirección de Análisis de Políticas Públicas (Dapp) della Fundación Getúlio Vargas (FGV): la notte dell’omicidio il nome Marielle Franco è stato citato su Twitter 596 volte al minuto e, nei giorni successivi, si è arrivati a un 7% di tweet che esprimevano nella migliore delle ipotesi perplessità e teorie complottiste sulla sua morte, se non vero e proprio odio nei confronti della donna. Molti si chiedono pure perché tanta sofferenza e tanta mobilitazione per la morte di una persona soltanto: non muoiono persone ogni giorno, a Rio de Janeiro? Perché Marielle Franco è tanto speciale?

Marielle Franco nasce il 27 luglio 1979 nel complesso della Maré, nella Zona Nord di Rio de Janeiro, una delle zone più povere della città. Profondamente legata a questo luogo, per tutta la sua vita si presenta non soltanto come “donna, nera, lesbica e madre”, ma anche come “cria da Maré”, figlia della Maré.

A vent’anni, Marielle vede una sua amica morire in una sparatoria tra poliziotti e trafficanti e questo episodio la segna per la vita: è il 2000 quando prende la decisione di combattere per i diritti civili; è il 2002 quando riesce entrare alla Pontifícia Universidade Católica do Rio de Janeiro con la borsa di studio Prouni per studiare Sociologia; è il 2006 quando entra ufficialmente in politica appoggiando il deputato Marcelo Freixo, eletto successivamente all’Assemblea Legislativa dello Stato di Rio de Janeiro.
Marielle lavora con lui per dieci anni, al termine dei quali si candida a sua volta alle elezioni del 2016, diventando assessora per il gruppo Mudar é possível (Cambiare è possibile), e ricevendo il quinto numero di preferenze più alto in tutto il comune di Rio de Janeiro.

Una volta eletta, presiede la Comissão de Defesa da Mulher (Commissione di difesa della Donna), e viene scelta come relatrice della commissione di quattro persone che ha il compito di controllare l’operato della Polizia Militare a Rio de Janeiro. In Brasile, infatti, la polizia fa parte dell’esercito e i crimini commessi dai poliziotti non vengono giudicati dal tribunale civile, ma dal tribunale militare: questo, nei fatti, garantisce loro una certa dose di impunità e li legittima implicitamente a usare la forza quando lo ritengono necessario.

Pochi giorni prima di morire, Marielle ne aveva denunciato i crimini nella favela di Acari. Quante persone devono ancora morire, si era chiesta, devono smettere di ammazzarci! Qualche giorno dopo, sulla scena del crimine, vengono ritrovati proiettili che appartengono a un lotto venduto alla Polizia Militare. E, se ancora non è stata attribuita una responsabilità certa a qualcuno (non è detto che tutti i lotti di proiettili venduti alla Polizia Militare siano effettivamente usati dalla Polizia Militare), sono in pochi a sospettare che la PM non abbia nulla a che fare con questo.
Michel Temer, attuale presidente del Brasile dalla bassissima popolarità, ha promesso giustizia per Marielle, ma al momento sembrano non esserci state svolte significative nelle indagini e le responsabilità sono ancora ignote.

“Non ci dimenticheremo il tuo nome/ Non lasceremo raffreddare la tua lotta” La fumettista brasiliana Carol Rossetti disegna Marielle.

Probabilmente, nella mente dei suoi assassini, l’uccisione di Marielle non è soltanto l’ennesima uccisione a Rio de Janeiro, ma anche l’uccisione di quello che rappresenta: una donna nera, povera, lesbica, madre senza essere sposata che riesce a studiare e diventare consigliera, riprendendosi tutta la visibilità che le è stata negata.

Nonostante gli enormi passi in avanti fatti negli anni, nonostante la presenza sempre più intensa e costante di movimenti di lotta, rivendicazioni civili e sociali, il Brasile sta attraversando un momento di odio e razzismo che ricorda un po’ quello che attualmente sta scuotendo anche l’Europa. Si dà la caccia al diverso, ci si trincera dietro a frasi fatte come “un bandito bravo è un bandito morto” e chi si impegna per far rispettare i diritti umani, come Marielle, diventa quando muore “l’ex compagna di un pericoloso trafficante”, “eletta con l’appoggio della più grande organizzazione criminale della città”.

Se molti dei politici hanno espresso messaggi di solidarietà per lei, la sua vedova, la figlia che lascia e tutte le persone per cui ha lottato, Jair Bolsonaro – candidato per le elezioni 2018 con il PP, Partido Popular, di destra – ha evitato di esprimersi in merito dicendo che la sua dichiarazione sarebbe sembrata “polemica” e che “era meglio non farla”.

Il modo migliore per onorare la memoria di Marielle è continuare la sua lotta. Come hanno detto in molti, si può uccidere una persona, ma non si possono fermare le sue idee.


Note

• Letteralmente, Comando Rosso. Il Comando Vermelho è una organizzazione criminale che nasce nel 1969 nella prigione di Cândido Mendes e nella prigione di Ilha Grande (Rio de Janeiro) e originariamente formato da prigionieri e militari della Falange Vermelha, che ha combattuto la dittatura militare. Attualmente, molte delle favelas una volta controllate dal Comando Vermelho sono passate alla Policía Pacificadora (“polizia pacificatrice”), vere e proprie unità di polizia residenti a tempo pieno all’interno delle favelas, teoricamente per aiutare a mantenere l’ordine.

• Giustizia per Marielle – La petizione di Amnesty International


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