Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulle tre stagioni di Skam


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Conoscete Skam? Se siete dipendenti da Tumblr come me, probabilmente sì, perché la vostra dashboard sarà già pieno di post sul tema. Skam (che significa “vergogna” in norvegese) è una serie televisiva ambientata nel liceo Nissen di Oslo, creata dalla trentaquattrenne Julie Andem. Ogni stagione segue un protagonista diverso, con un focus sugli amici e sulla relazione con il partner.

La prima stagione è incentrata su Eva, la seconda su Noora e la terza sul celeberrimo Isak. Penserete che le serie sugli adolescenti siamo un po’ tutte uguali: sappiate che anche io all’inizio l’avevo ignorata per questo motivo. Poi, complice la mia migliore amica, le ho dato una possibilità e sono felice di averlo fatto.

 

La prima stagione: Eva

Quello che rende Skam interessante è la maniera in cui il personaggio protagonista evolve nel corso degli episodi. Ad esempio, la prima impressione che abbiamo di Eva, protagonista della prima stagione, è che viva all’ombra di Jonas, il suo ragazzo: passa le serate con lui, non esce se non viene anche il ragazzo e non ha amici, salvo Jonas. A prima vista sembra un personaggio piatto, poco interessante e anche abbastanza fastidioso: fa venire voglia di darle una scrollata per svegliarla. Salvo che Eva la scrollata se la dà da sola e man mano che gli episodi proseguono si rivela per quella che è: una ragazza sicura di sé, intraprendente, spigliata, che ha rischiato e perso tutto per stare con Jonas.

Ma Eva è, soprattutto, indipendente. Tanto che alla fine della stagione decide di lasciare Jonas, veicolando il messaggio più importante delle tre stagioni: cioè che una relazione è sana quando è equilibrata e non quando una delle due parti ha un potere smisurato (seppur inconscio) sull’altra.

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La seconda stagione: Noora

Una cosa simile accade anche con Noora. Da ragazza indipendente e idealista, la protagonista della seconda stagione impara che innamorarsi e accettare ideali diversi dai propri non è necessariamente una prova di debolezza. Mettersi in questione e mettere in questione ciò a cui crede è la grande prova di Noora, che si innamora di William, il ragazzo più popolare della scuola.

William incarna tutto ciò che lei disapprova: passa da una ragazza all’altra incurante dei loro sentimenti, è spesso coinvolto in risse, è a capo del gruppo di ragazzi più cool della scuola (che pare interessato solo a bere e far festa).
Il mio rammarico è che mentre con Eva la serie riesce in maniera più felice a mostrare le contraddizioni e i problemi della relazione fra lei e Jonas, la stagione di Noora è sempre sul punto di decollare, senza però partire mai davvero: Noora e William sono una coppia troppo da romanzo per far sì che la loro storia sia indimenticabile.

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La stagione ha però un pregio non da poco: parla di stupro e di molestie sessuali in maniera realistica e intelligente. Quando finalmente Noora trova il coraggio di ammettere alle sue amiche le molestie subite, queste non solo la incoraggiano ad andare all’ospedale e alla polizia, ma varcano le porte del pronto soccorso con lei e le restano accanto quando è ora di parlare con i poliziotti e mostrare le prove dell’accaduto.

 

La terza stagione: Isak

Quello che fa più passi avanti è di sicuro Isak. Presente fin dalla prima stagione (è il migliore amico di Jonas) all’inizio non è che il personaggio più banale della serie: sembra il classico adolescente che frequenta solo i suoi amici e fa lo spaccone. Nella terza stagione, si scopre però che Isak è gay, cosa che il ragazzo fa di tutto per nascondere agli amici e alla famiglia, anche attraverso commenti omofobi.

Sono commenti che la serie non lascia comunque passare inosservati: Isak è infatti più volte ripreso per le sue uscite, sia dal suo gruppo di amici che dal suo coinquilino Eskild, dichiaratamente e orgogliosamente gay. C’è un momento, secondo me molto importante, in cui, dopo che Isak si è lamentato di “non voler mettere calze e mascara e andare al pride” solo perché gli piace un ragazzo, Eskild gli ricorda che chi si è messo per la prima volta calze e mascara, chi ha organizzato il Pride a costo a volte della propria stessa vita, l’ha fatto perché ognuno fosse libero. E che questi sono simboli di coraggio, di una comunità che ha sofferto e lottato, e non frivolezze di cui vergognarsi o da prendere in giro.

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Isak e Even

Man mano che le puntate passano, e che Isak si avvicina sempre più al momento della verità, ci si prepara al disastro, alla disapprovazione, a qualche problema con gli amici o la famiglia: è normale che un adolescente queer, anche nel 2016, il suo coming out non lo viva con tranquillità, no?

Quello che sorprende è che tutto questo dramma è solo nella testa di Isak (e nella nostra). Quando finalmente trova il coraggio di dichiararsi, non succede niente di quello che si aspettava: gli amici non solo lo accettano, ma cominciano anche a dargli consigli su come gestire il corteggiamento di Even; la madre, che soffre di disturbi ossessivo-compulsivi di tipo religioso, gli dice che lo amerà sempre e comunque.

E in fondo, perché non dovrebbe essere così? Un personaggio queer non deve per forza essere oltraggiato per la sua non eterosessualità, non deve avere un coming out tragico e traumatizzante; eppure io non me l’aspettavo, tutto questo amore e questa comprensione nei confronti di Isak.

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Ad ogni modo la sua storia non è tutta rose e fiori: la situazione familiare non è facile e anche Even, a prima vista così affascinante, nasconde qualche problema. Però non sono problemi legati all’omosessualità: è la vita. Secondo l’OMS, nel 2016 erano 431 milioni le persone a soffrire di disturbi mentali, contando solo depressione, bipolarismo e schizofrenia. Skam mostra questo problema più e più volte: la madre di Isak ha un disturbo ossessivo-compulsivo; quella di Magnus, come del resto Even, è bipolare; Vilde e Noora hanno sofferto di disturbi alimentari; Linn, la coinquilina di Isak e Noora, soffre di depressione.

Per chi ha familiarità con la serie tv britannica Skins, Skam può sembrare qualcosa di già visto. Tuttavia, anche se entrambe le serie raccontano il mondo degli adolescenti dal punto di vista dei ragazzi e delle ragazze stesse, sono l’epoca e il luogo a cambiare: Skins racconta gli adolescenti del 2000, Skam quelli di oggi.

Lo fa parlando la loro stessa lingua: ogni personaggio della serie ha infatti un account Facebook e Instagram, dove vengono postati foto, video e screenshot dei messaggi che i protagonisti si scambiano, come se il tutto si svolgesse nella vita reale. Ed è questa sensazione di iperrealismo che differenzia le due serie: dove Skins era sopra le righe e un po’ inverosimile, Skam mostra la vita di un* ragazz* che potrebbe essere nostra sorella o nostro fratello. Rimane il fatto che in entrambe è presente una colonna sonora d’eccezione.

Pur con i suoi difetti (gli episodi durano appena 20 minuti in media, perciò certe storyline finiscono purtroppo per rimanere in secondo piano), Skam merita di essere vista. Recuperatela in fretta, perché la quarta stagione, se i rumors sulla protagonista sono confermati, potrebbe essere su Sana, il vostro nuovo personaggio preferito: sassy, femminista, musulmana, l’unica che in tre stagioni è riuscita a gestire le crisi dei vari personaggi senza scomporsi, risolvendole a colpi di battute sarcastiche e discorsi meravigliosi.

Dateci un’occhiata, non lascerete il computer prima di aver finito tutte le stagioni.