Appena ho iniziato a scrivere l’articolo su Sabrina Gonzalez Pasterski, mi sono resa conto che non esiste il femminile di “genio”. È strano, perché io sono sempre molto attenta al linguaggio di genere, a trovare le falle sessiste nella nostra lingua, eppure non mi ero mai accorta che il termine al femminile sul vocabolario non viene neanche citato e che per anni ho sbagliato, usandolo. Attenzione: non confondetevi con “genìa”, che significa tutt’altra cosa.

Sabrina Pasterski, però, è davvero una “genia” (con l’accento sulla e) e non è un semplice eufemismo. Come chiamare, altrimenti, una ragazza che a 10 anni prendeva già lezioni di volo e che a 13 costruiva un prototipo di aereo, si presentava agli uffici della Federal Aviation Administration e ne otteneva i permessi di volo?

Ciò che è interessante è che quello di Pasterski, cubana-americana di prima generazione, non è comunque mero talento naturale: ogni risultato raggiunto è frutto di duro lavoro e tanta pazienza. Come ha raccontato al Chicago Tribune, la prima volta che ha fatto domanda per il MIT è finita in lista d’attesa, come tant* altr*. Ma questo non l’ha demoralizzata. Quando i professori Allen Haggerty e Earll Murman videro il video in cui costruiva il suo aereo, la convocarono per farle fare l’esame di ammissione anticipato e lei lo superò col massimo dei voti.

Oggi ha 22 anni, dopo essersi laureata al MIT si è trasferita ad Harvard. Qui, studia uno degli argomenti più affascinanti della fisica: il fenomeno della gravità nella meccanica quantistica. Prima di lei, si sono misurati con lo stesso studio scienziati del calibro di Albert Einstein e Stephen Hawking. Ed è proprio a queste illustre menti che Sabrina viene spesso paragonata e di cui viene considerata l’erede.

I suoi studi e i suoi successi sono racchiusi nel blog Physicsgirl, l’unico mezzo mediatico che si concede, visto che non è iscritta a nessun social network né possiede uno smartphone. Molti siti, nel parlare di lei, aggiungono che non beve, non fuma e non ha mai avuto un fidanzato. Non credo però che questo possa contribuire in qualche modo al suo genio.

Preferisco stare lucida, e spero di essere conosciuta per quello che faccio e non per quello che non faccio.

Contribuiscono, invece, i suoi articoli, pubblicati dalle più importanti riviste del settore, e i suoi numerosi premi. Per farsi un’idea basta leggere il suo lungo curriculum. È stata nominata più volte nella prestigiosa classifica 30 under 30 di Forbes (nel 2015 e 2017) e di Scientific American (nel 2012). Nel 2016, è stata considerata un astro nascente (“Rising Star”) dal MIT e dal Steven P. Jobs Trust (oggi Laurene Powell Jobs Trust), fondo milionario di Steve Jobs. I suoi voti rasentano la perfezione.

Negli Stati Uniti, Sabrina è ormai una celebrità e viene contesa dalla NASA, da Hertz Foundation e da Blue Origin (azienda di Jeff Bezos, magnate di Amazon). Tutte società con le quali ha collaborato in giovanissima età. In Italia, invece, è poco conosciuta, nonostante sia stata inserita da GQ Italia nella lista dei cinque giovani che cambieranno il mondo.

Uno degli aneddoti che viene spesso riportato quando si parla di Sabrina, riguarda il giorno in cui si è presentata agli uffici del MIT. Ad accoglierla fu la segretaria esecutiva Peggy Udden, la quale ha in seguito dichiarato:

Non potevo crederci, non solo perché lei era così giovane, ma perché era una ragazza.

Soft Revolution ha più volte parlato dello stereotipo delle donne poco portate alle materie scientifiche e delle difficoltà che spesso esse trovano nell’affermarsi e nell’essere credibili (vedi qui, qui e qui).

Proprio per questo, l’ONU ha proclamato l’11 febbraio Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza (International Day of Women and Girls in Science), un evento creato per promuovere l’uguaglianza di genere anche in ambito scientifico e stimolare la partecipazione femminile nella scienza. I pregiudizi, infatti, spesso scoraggiano le ragazze a iscriversi nelle facoltà dell’area STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), causando una minoranza femminile in alcuni ambienti universitari e lavorativi.

Immatricolat* aa. 2015/2016 per area disciplinare e genere (dati Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca)

Percentuale di donne nel corpo docente (dati Miur aa. 2015/2016)

Quest’estate, inoltre, è partito il progetto europeo Hypatia, con lo scopo di attrarre le ragazze e i ragazzi al mondo della matematica e della fisica. Il tutto nel segno dell’uguaglianza di genere. Il nome deriva da Ipazia, astronoma e matematica greca del IV d.C.. Il piano, finanziato da Horizon 2020, mira a creare un hub nazionale nei 13 paesi aderenti su “Genere e STEM”, composto da musei, scuole, aziende, fondazioni e associazioni. L’obiettivo è rivoluzionare il modo in cui vengono insegnate le materie scientifiche a scuola, con la realizzazione di un kit di strumenti innovativi.

In Italia, il progetto viene coordinato dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, sempre molto sensibile a queste tematiche. Nel 2012, infatti, ha ospitato la tappa italiana della campagna della Commissione Europea “Science: it’s a girl thing!”.

A sovvertire gli “schemi” per la prima volta, fu Marie Curie, scienziata che vinse il premio Nobel due volte, per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911. Fu anche prima professoressa universitaria della storia. Poi arrivarono Rosalind Franklin, Ida Tacke-Noddack, Rosalyn Sussman-Yalow, Françoise Barré-Sinoussi con le loro importanti scoperte. Infine, Maryam Mirzakhani, prima donna insignita con la medaglia Fields.

Anche l’Italia ha avuto le sue eccellenze: Rita Levi Montalcini, scopritrice del fattore di crescita del sistema nervoso; Margherita Hack, prima direttrice dell’Osservatorio astronomico di Trieste; Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana ad andare nello spazio.

Credo, quindi, che Sabrina Pasterski non sia solo l’erede di Einstein, ma anche di queste scienziate. Tutte donne che hanno cambiato il mondo, costringendolo a confrontarsi con un ruolo femminile nella società – e nella scienza –  che si è evoluto negli anni.


Per approfondire:

17 Surprising Facts About Millenial Physics Phenom Sabrina Pasterski

Raggiungere la parità di genere nella ricerca scientifica, a cura di Angela Genova, Barbara De Micheli, Flavia Zucco, Claudia Grasso, Benedetta Magri

Le carriere femminili nel settore universitario, di Maria Teresa Morana e Simonetta Sagramora