Esiste una persona nata attorno agli anni Novanta che non ha mai sentito parlare di Streghe? Personalmente, considero Streghe (che nell’originale inglese si chiama Charmed, incantate, probabilmente più fedele allo spirito della serie) uno di quei telefilm che mi hanno accompagnata nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza e che attraverso il fantasy mi ha introdotta a problematiche relazionali molto concrete: principalmente, i legami complicati che si sviluppano all’interno di una famiglia.

Prodotta dalla Warner Bros, Streghe è andata in onda negli Stati Uniti tra il 1998 e il 2006 (in Italia partirà poco più tardi, nel 1999). Aveva come interpreti principali Shannen Doherty (nei panni di Prue), Holly Marie Combs (Piper) e Alyssa Milano (Phoebe). Vincitrice di svariati riconoscimenti, con il premio Academy of Motion Picture Arts nel 2006 è diventata ufficialmente la “serie tv più longeva della storia con tutte protagoniste femminili” (Longest-Running Hour-Long Series Featuring All Female Leads).

Prue, Piper e Phoebe Halliwell sono tre sorelle, orfane di madre e abbandonate dal padre, che si ritrovano a San Francisco, nella casa vittoriana ereditata dalla nonna materna. Lì, oltre a ricevere i poteri magici di famiglia e adattarsi alla loro nuova realtà di streghe che combattono le forze del male, devono imparare a costruirsi un nuovo equilibrio da coinquiline: in particolare, Prue, la sorella maggiore, si sente responsabile da sempre nei confronti delle altre due sorelle e disapprova pesantemente la vita bohémien di Phoebe, la minore, che si vede costretta a tornare dai suoi sei mesi a New York perché rimasta disoccupata. In mezzo a loro troviamo Piper, la sorella di mezzo, che cerca di mediare il complicato rapporto fra le altre due e contemporaneamente di ritagliarsi il suo spazio.

Halliwell mansion

Dopo tre stagioni, all’abbandono della serie da parte di Shannen Doherty (motivato pare da incompatibilità con le colleghe sul set), gli sceneggiatori decidono di uccidere il personaggio di Prue e rimpiazzarlo con una quarta sorella perduta, Paige (Rose McGowan). Se apparentemente la scelta poteva non essere la loro idea migliore, l’apparizione di Paige (sorella “a metà”, perché nata dalla relazione proibita tra la madre delle sorelle e il suo Angelo Bianco, adottata da una coppia di mortali e reduce da una adolescenza piuttosto travagliata) diventa lo spunto per riflettere su tematiche quali la perdita, l’elaborazione e l’accettazione.

E per interrogarsi su cosa sia una famiglia: i legami di sangue sono veramente tutto ciò che contano? Nonostante il potere delle Halliwell si trasmetta per linea femminile, Paige che è figlia di un altro padre, porta un altro cognome e le ha conosciute ormai adulta è meno sorella per Piper e Phoebe? La sorellanza è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno? Il personaggio di Paige, come se non bastasse, non ha granché a che vedere con quello di Prue: indipendente e testarda, il suo arrivo cambia di nuovo gli equilibri faticosamente consolidati nel gruppo delle sorelle.

Da sinistra: Prue, Piper e Phoebe

Sulla destra, la nuova sorella, Paige

Generalmente visto come esempio di post-femminismo, Streghe è di fatto un telefilm che ha per protagoniste delle supereroine: le sorelle Halliwell non sono streghe e basta, ma sono le streghe più potenti del mondo, hanno un ruolo fondamentale nel mantenere il pianeta in equilibrio (grazie al “potere del trio”) e garantire la salvezza degli esseri umani, sfruttando ciascuna il suo personale potere: Prue è telecinetica, Piper può “congelare” le persone e gli oggetti e Phoebe ha le premozioni; Paige è telecinetica come Prue, ma con la variante angelica dell'”orbitazione”.

Nel contempo però sono anche le persone più normali del mondo, sorelle che spesso litigano, sono divise, non riescono ad essere completamente sincere l’una con l’altra. Con un lavoro (Prue lavora per una casa d’aste, Piper è cuoca, Phoebe dopo alcuni momenti di incertezza troverà lavoro nella redazione di un giornale), cercano di bilanciare la loro vita segreta con quella amorosa, trovandosi anche ad infrangere alcune delle regole che dovrebbero rispettare: Piper sceglie di avere una relazione con Leo (Brian Krause), il loro Angelo Bianco – assimilabile a una sorta di angelo custode; Phoebe per molto tempo continua ad essere innamorata e a proteggere Cole (Julian McMahon), un demone che vorrebbe ucciderle, diventando malvagia a sua volta per un breve periodo.

Scrive Katie Brown su The Artifice che questo potrebbe essere un tentativo di ridimensionare le sorelle Halliwell come eroine, ponendo l’accento sul loro essere intrinsecamente fragili in quanto donne. Facendo un parallelo con Buffy l’Ammazzavampiri, più o meno contemporaneo di Streghe e trasmesso dallo stesso network WB, l’autrice nota che in entrambi i telefilm c’è un tentativo di eroticizzare le protagoniste: se Buffy combatte le forze del male in completi succinti e scarpe col tacco, non esattamente l’outfit più comodo per combattere i vampiri, per le sorelle Halliwell i completi sexy e i travestimenti diventerebbero quasi un tema ricorrente dello show. Nel corso della serie troviamo Phoebe trasformata prima in sirena, poi in Lady Godiva, mentre in un altro episodio le vediamo tutte tre in calzamaglia (Witches in Tight), come parodia dei supereroi, ma anche ulteriore occasione per sfoggiare completi sexy di varia natura.

Nel libro Investigating CharmedStan e Karin Beeler sostengono invece che Streghe si concentri “sull’empowerment di giovani donne in un contesto che è insieme sexy e femminista (della terza ondata), pronto a mettere alla prova i presupposti del femminismo del passato in merito a cosa significhi essere una donna dotata di potere. Per il femminismo della terza ondata infatti le donne sessualmente attraenti, consapevoli del look che vogliono avere e delle mode e gli ideali tradizionali di equità […] e legittimazione del lavoro non sono in contraddizione tra loro”.

Parafrasando la critica Zoe Jane Playden, che rivaluta Buffy sostenendo che la forza dell’Ammazzavampiri stia nella “particolare combinazione di conoscenza e potere” che caratterizza la protagonista, il fatto che Streghe sia uno show basato sulla presa di coscienza di tre giovani che scoperto di avere uno speciale potere lo usano per il bene collettivo, lo rende di per sé valido e pregevole.

Forse è questo renderle infinitamente umane la forza di Streghe: sono personaggi che sbagliano, cercando di fare del loro meglio, sono personaggi rimasti intrappolati in una storia più grande di loro che non hanno chiesto e che cercano di risolvere la situazione come meglio possono – a discapito del patriarcato, sempre presente nelle figure degli Anziani e dell’Angelo Bianco Leo, in una gerarchia che sovrasta le tre sorelle per far loro da guida, e nel contempo controllare le loro scelte.