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I nostri preferiti del 2017: film e tv

I nostri preferiti del 2017: film e tv

Quest’anno la TV ci ha messe in difficoltà: abbiamo parlato del sessismo della TV italiana e del nostro problema con i personaggi di finzione imperfetti. Abbiamo guardato una montagna di TV: InsecureAnne with an E, Twin Peaks, I Love Dick, il classico Streghe, il norvegese Skam. Ci siamo beate nell’opera di Anna Magnani e Viola Davis.

Illustrazione di Marta Cubeddu

 

The Handmaid’s Tale (TV)

Di Laura Vivacqua

Viviamo un fermento di intrattenimento distopico che va a braccetto con l’epoca storica che attraversiamo, ma The Handmaid’s Tale, tratta dal romanzo omonimo di Margaret Atwood, sublima il genere rendendolo realistico e mostrando come i quotidiani atti di repressione della libertà femminile possano verosimilmente escalare in un controllo ideologico ed emotivo che non può che risultare nella dittatura. Ogni episodio dei dieci di questa mini serie è un pugno allo stomaco, e ammiro come abbia avuto la capacità di torcere le budella anche alla fetta di pubblico maschile, che è inorridita davanti alle vicende della trama ed è rimasta affascinata dalla pazzesca fotografia di questo piccolo capolavoro.

 

120 battiti al minuto (film di Robin Campillo)

 Di Silvia Lanotte

Quest’anno Cannes ha portato in palmo di mano il film 120 battements par minute (120 battiti al minuto), che racconta un pezzo della storia di Act Up-Paris, l’associazione simbolo della lotta per la difesa dei malati d’AIDS negli anni ’90, momento in cui la malattia era considerata appannaggio di drogati e persone LGBT. Molti hanno trovato il film commovente nella sua descrizione delle relazioni, amorose e non, fra i vari personaggi; altri (fra cui anche io) sono usciti una volta di più indignatissimi contro chiunque abbia permesso una tale pandemia. Qualunque sia la vostra reazione al film, 120 battements par minute racconta una parte importante delle lotte per il rispetto e i diritti delle persone LGBT.

The Good Place (TV)

Di Marta Magni

Anche se non avete mai visto una puntata di The Good Place è facile che abbiate visto in giro delle gif di The Good Place perché beh, sono ovunque, e sono ovunque per un’ottima ragione: The Good Place è il telefilm più interessante che non state guardando. Senza scendere troppi nei dettagli che la strada è costellata di spoiler, è divertente ma passa buona parte del suo tempo a parlare di etica e fra i protagonisti c’è Kristen Bell e ogni puntata vi farà desiderare che duri un po’ di più perchè che duri solo 22 minuti è un crimine.

 

American Gods (TV)

Di Roberta Ragona

La prima volta che qualcuno ha annunciato di stare lavorando all’adattamento televisivo di uno dei romanzi più riusciti e coinvolgenti di Neil Gaiman era ancora il 2011. Sei anni e svariate traversie dopo Bryan Fuller e Michael Green ci hanno dato la prima stagione di American Gods e un sacco di gioia non tirandosi mai indietro di fronte ad alcuni dei momenti iconici che rendono enorme il romanzo: uomini risucchiati per intero all’interno di vagine cosmiche, sesso coi jinn del deserto, e il modo in cui le persone governano e finiscono per essere governate dalle cose in cui credono.

 

Lady Bird (film di Greta Gerwig)

Di Marta Corato

Mi capita raramente di vedere un film e di pensare che sia assolutamente perfetto. Il modo in cui Greta Gerwig (che è sempre stata una delle preferite di Soft Revolution) dipinge l’adolescenza di Lady Bird e il suo rapporto con sua madre è diverso da tutto quello che ho mai visto, concreto e poetico al tempo stesso, e così vicino al mio cuore che ho passato quasi tutto il film a singhiozzare come un’ossessa. In Italia esce a aprile. Io ve l’ho detto.

 

Black Sails (TV)

Di Chiara Bonsignore

Black Sails è forse la serie dall’inizio più lento della storia. L’intera prima stagione è dedita a costruire davanti ai nostri occhi le dinamiche che animano New Providence, l’isola caraibica che per una decina d’anni ospitò una libera repubblica dei pirati sottraendosi al dominio coloniale inglese. Se sette puntate di dialoghi lunghi, intricati e solo a volte comici sono troppo per voi, smettete pure di leggere adesso. Se, invece, siete in grado di superarle, vi ritroverete di colpo in un mondo in cui gli infiniti colpi di scena riescono a non sembrare mai altro che una funzione organica della storia, perché i personaggi sono stati articolati con tanta profondità da essere sempre il motore portante dell’azione.

Vi renderete conto di essere davanti a una serie tv apertamente socialista e anticolonialista, nella quale le relazioni eterosessuali sono in assoluta minoranza e i molti personaggi femminili sono tutti – giuro, tutti – costruiti come esseri umani imperfetti, mutevoli e affascinanti. E, se siete cresciuti con l’Isola del tesoro, scoprirete come un ragazzino dal sorriso sornione possa diventare Long John Silver, l’unico uomo del quale Flint abbia mai avuto paura.

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