Chi è Monica Romano? Chi frequenta i Pride italiani, o anche ambienti associazionisti, politici e LGBT-friendly specialmente a Milano la conoscerà bene. Monica Romano è una donna transgender e un’attivista per i diritti delle persone LGBT che vive a Milano, e qui ha ambientato il suo memoir Trans. Storie di ragazze XY (Mursia, 2015).

“Parlare di transgender e transessuali (il cosiddetto mondo T) dall’interno, dato che in Italia non lo si fa mai abbastanza” è così che Romano ci spiega l’esigenza che ha portato alla nascita del libro: “Di libri di psicologi, assistenti sociali e altri esperti ce ne sono molti. Quello di cui si sentiva il bisogno era soprattutto un libro scritto da chi vive sulla propria pelle questa esperienza”.

Proprio per questo si tratta di un testo importante, perché è la testimonianza personale di una delle figure transgender più importanti dell’attivismo italiano, ma soprattutto perché da racconto autobiografico si trasforma poi in una narrazione corale, raccogliendo le storie di tanti altri personaggi (“ragazze XY”, appunto) sullo sfondo dell’Italia, molto chiusa e provinciale, degli anni Novanta.  “Questo libro l’ho scritto pensando a tutte le mie sorelle, quelle che mi accompagnato in queste esperienze, e anche a quelle che non si sono salvate”.

Monica Romano

Chi meglio di una persona trans può raccontare il percorso di formazione della propria identità, in questo caso di una ragazza nata in corpo maschile? La transizione non è né più né meno che un percorso di formazione personale e Monica Romano ne parla ampliando lo spettro ad ogni aspetto possibile della vita individuale: amici, amori, studi, lavori, aggregazione e solitudine.

Trans non parla di una vita spezzata, perduta, che spesso è ciò che ci si aspetta da racconti del genere; è anzi una testimonianza luminosa con un esito positivo. Per quanto possa suonare incredibile per alcune persone, la quotidianità di una donna trans può essere infatti anche banale e ordinaria.

Romano specifica che il libro non può definirsi un’autobiografia, dal momento che i nomi sono stati cambiati per proteggere le persone che le stanno attorno. Al posto di Monica, all’inizio del libro troviamo così Ilenia, bambina timida e poi adolescente inquieta, resa fragile dal confronto con compagni e insegnanti spesso molto insensibili di fronte a quello che ai loro occhi è un maschio con atteggiamenti decisamente troppo femminili.

Sono gli anni Novanta, Ilenia frequenta un liceo classico della Milano bene, e proprio in quel contesto iniziano i contrasti con un mondo circostante che non capisce e si oppone alla sua necessità di mostrarsi in panni femminili. Fortunatamente al suo fianco c’è la madre, un “faro” e un punto di riferimento senza paragoni per la giovane protagonista, a ricordare quanto il supporto della famiglia sia importante per chi vive la transizione (specialmente durante l’adolescenza, periodo in cui i caratteri somatici e sessuali cominciano a definirsi e diventa sempre più doloroso guardarsi allo specchio e vedersi come si vorrebbe).

La madre di Ilenia è una madre comprensiva, progressista e aperta, e fornisce un supporto non solo economico, ma anche morale. Non avviene la stessa cosa con il padre, che invece è una figura inesistente e di sfondo, a tratti ostile. Non comprende quello che sta accadendo alla figlia e la rifiuta, come spesso accade a molti giovani transgender.

Il ruolo di Milano

Milano, nella narrazione, non è solo contesto, ma elemento importante della storia. Milano è una città che inizialmente si mostra avversa a Ilenia, ma poi le offre un’importante opportunità di inclusione: la prima vera comunità gay che incontra sarà quella del locale La Nuova Idea, una sorta di passaggio obbligato per le transgender e transessuali milanesi per il loro coming out nella società.

Probabilmente non sarebbe stato lo stesso in un’altra città. Di certo il fatto di trovarsi in una città così grande ha contribuito all’esito positivo della mia storia. Anche oggi Milano è forse una di quelle che riconosce più servizi alla comunità T e non solo dal punto di vista medico-ospedaliero. Il tessuto sociale è quello che influisce di più sulla qualità della vita della sua comunità LGBT in Italia.

Monica Romano poi aggiunge qualcosa in merito alla sua più recente candidatura nelle liste dell’amministrazione cittadina nelle liste di Sinistra x Milano: “Un’esperienza stupenda, che ha superato ogni mia speranza. Mi sono sentita accettata e ho avuto un’ottima risposta da tutta la cittadinanza”.

A Milano, Ilenia-Monica ha frequentato anche l’Università e ciò riveste grande importanza per la crescita del “personaggio”. C’è un intero capitolo dedicato alle vicissitudini che accompagnano una persona transgender in un ambiente tanto formalizzato come l’università italiana. Non è difficile immaginare quale difficoltà possa passare chi, nel mezzo della propria transizione, venga chiamato a giustificare la propria immagine di fronte a un nome (quello sul libretto) che non gli corrisponde.

Romano ribadisce quanto sia stata importante la sua carriera accademica, per quanto travagliata: ottenere il titolo di studio non solo le ha dato accesso a un lavoro qualificato, ma ha permesso anche di diventare un modello per tant* giovani transgender: “Continuerò sempre a insistere su questo punto: ragazz* fatevi un’istruzione, non mollate gli studi, perché non solo avrete migliori possibilità di lavoro, ma vi farete una cultura che vi permetterà di difendervi al meglio nel mondo”.

Ad oggi sono tante le università italiane che adottano il doppio libretto, uno strumento che tutela gli studenti trans dalle discriminazioni, e Romano conferma quanto ciò sia un bene per l’inclusione.

L’importanza dell’attivismo

Altro grande tema del libro è il percorso di attivismo che conduce alla salvezza di Ilenia. Dopo un inizio quasi forzato, le riunioni diventano una sorta di valvola di sfogo, nonché il primo gruppo di accoglienza per le trans che vi partecipano. Ilenia diventa in pochi anni rappresentante di quel gruppo perché una sua cara amica, Dalila, nel libro quasi glielo “impone” in vista del suo trasferimento.

Monica Romano racconta di come in realtà cominciare a rappresentare il proprio circolo sia diventato anche una naturale evoluzione di quello che è stato il suo percorso. I tempi maturano, le cose cambiano e le battaglie evolvono: se un tempo visibilità, accettazione e inclusione erano i temi portanti, ora rimangono sempre primari, ma vengono inseriti in una narrativa più ampia. Vanno rivendicati non solo il diritto all’uguaglianza, ma anche il diritto di ciascun individuo di autodefinirsi, all’interno di uno spettro più ampio che non preveda solo binarietà ed eteronormatività.

Proprio per questo Monica afferma non solo di essere trans, ma anche lesbica: sono fattori che spesso creano confusione nelle persone, ma che possono convivere benissimo (orientamento e identità di genere infatti si definiscono senza soluzione di continuità).

Il desiderio di Monica è che il suo libro venga letto da un pubblico più ampio possibile: “Vero, è stato scritto soprattutto per le donne trans, come me, per condividere il mio percorso con loro e soprattutto con quante stanno intraprendendo la transizione al giorno d’oggi. Ma vorrei soprattutto che venisse letto da chi di questo argomento sa poco o nulla, e vorrebbe provare a mettersi nei panni di qualcun altro”.