Uno dei miei hobby prediletti è l’osservazione di giardini altrui, siano essi balconi striminziti, davanzali o grandi appezzamenti. Amo raccogliere spunti, studiare i gusti delle persone che abitano nel mio quartiere o nei luoghi che mi è dato visitare, nonché perdermi per qualche istante nel profumo di un cespuglio fiorito.
I miei giardini preferiti sono quelli che riflettono la brama di foglie, inflorescenze e frutti fragranti di chi li se ne prende cura, soprattutto quando lo spazio scarseggia. Le pubblicazioni dedicate al giardinaggio sembrano invece privilegiare soprattutto il lettore che può permettersi di dedicare decine e decine di metri quadri a prati uniformi, gazebo in ferro battuto e mobili da esterno.

Nei miei sogni più arditi, immagino periodici concepiti per fornire supporto e articoli didattici a chi sfida la sorte coltivando in appartamenti bui, cortili piastrellati privi di accesso a una fonte d’acqua e balconi perennemente ombreggiati.
Sulle riviste patinate questi scenari paiono in netta antitesi con le brame di chi è stato colpito dalla febbre del giardinaggio, pur non potendosi premettere di infilare le mani nella nuda terra.

Quello che segue è il mio modestissimo invito ad ignorare le narrazioni che raccontano il giardino come spazio artificiale per benestanti.

Come preparare con largo anticipo il giardino primaverile

Le persone affette dalla febbre del giardinaggio sono quelle che festeggiano l’avvento della primavera come se fosse un regolare capodanno, quelle pronte a stappare una bottiglia in onore dei primi crochi comparsi su una distesa di terra ancora umida e fredda.
Se vi riconoscete almeno un poco in questa descrizione, vi sarà sicuramente capitato di trovarvi ad aprile, intent* a spendere delle cifre fuori dal vostro budget in piante, attrezzi e vasi. Farsi un regalo di tanto in tanto è cosa buona e giusta; se però desiderate ridurre l’impatto della febbre da giardinaggio sul vostro conto corrente, ci sono diversi accorgimenti che possono aiutarvi.

Foto dell’autrice

1) Raccogliere e scambiare semi

Molto spesso, acquistando buste di semi al supermercato o nei vivai, corriamo il rischio di avere troppa materia prima a disposizione. Prima che arrivi il freddo conviene allora mettere da parte i semi che finiscono nei nostri piatti, avendo cura di farli essiccare su un foglio di carta, etichettarli e archiviarli con cura. I semi di pomodori, peperoni, angurie, zucche e meloni sono molto semplici da conservare.

Anche le erbe aromatiche come basilico, prezzemolo ed erba cipollina, se lasciate fiorire, possono evitarci di dover spendere cifre considerevoli con l’avvento del caldo. Non dobbiamo far altro che aspettare che i semi compaiano sulla pianta, già pronti per essere imbustati e messi da parte.

Se invece decidessimo di acquistare alcune buste di sementi, una buona pratica è quella di mettersi d’accordo con altre persone appassionate di giardinaggio per instaurare una pratica di scambio.
Idealmente, eviteremo di raccogliere e diffondere semi provenienti da piante ibride (solitamente etichettate come F1) poiché la loro progenie tende, generazione dopo generazione, a perdere i caratteri per cui la pianta originale è stata selezionata (es. “alto spessore di polpa”).

Conviene dunque acquistare sementi tradizionali. Nei mercati o consorzi si sono possono trovare a cifre molto contenute. In alternativa, marchi come Sativa sono solitamente presenti nei negozi di alimentari biologici; i loro prodotti sono un po’ più costosi della media, ma offrono un ampio catalogo di sementi provenienti da varietà temprate dal tempo.

Foto dell’autrice

2) Acquistare vasi e attrezzi nei negozi dell’usato

Quando i nostri giardini sono in letargo, i mesi freddi possono sembrare interminabili. Possiamo consolarci dedicando delle cure extra alle piante da appartamento, ad esempio sfoderando un panno raccoglipolvere da usare sulle foglie delle nostre amate creature.
Se necessitiamo di contenitori per la futura semina o il rinvaso di piante, o magari di qualche attrezzo per facilitarci il lavoro, vale la pena di visitare regolarmente i negozi dell’usato che vengono questi tipo di prodotti. Difficilmente troveremo tutto il necessario in una volta, ma questa routine ci permetterà, nel corso di diversi mesi, di accumulare tutto il materiale necessario. I negozi particolarmente curati mettono in vendita i prodotti per il giardinaggio in corrispondenza dell’arrivo della bella stagione, quindi tenete duro fino all’ultimo.

3) Progettazione del giardino primaverile

Indipendentemente dalle dimensioni dello spazio che avete a disposizione, conviene sempre decidere per tempo quante e quali piante andremo a inserirvi tra marzo e maggio.
Anziché agire esclusivamente d’impulso, rischiando di trovarci a dover sacrificare le nostre piante preferite per una meno necessaria, ma molto ingombrante, perché non dedicare del tempo ad una accurata selezione?

Le domande che vale la pena di farsi sono:
a) preferisco circondarmi di piante ornamentali o orticole?
b) tra di esse, quali sono quelle di cui non posso proprio fare a meno?
c) quali odori e quali colori voglio trovare, tra qualche mese, nel mio giardino?
d) quali piante posso veramente coltivare, data la condizione dello spazio che ho a disposizione?
Due ottime risorse per fare mente locale sulle opzioni che abbiamo a disposizione, soprattutto quando contiamo di coltivare buona parte delle nostre piante in vaso, sono Grow Great Grub di Gayla Trail e Orto e giardino biologico di Marie-Luise Kreuter.

Rispondendo a questi quattro quesiti avremo modo di stilare una lista. A partire da essa, potremo iniziare a disegnare il nostro giardino, ipotizzando la collocazione delle piante che abbiamo scelto.

Con ogni probabilità il risultato finale sarà diverso dal progetto, ma il fatto di averlo steso su carta sarà stato un passaggio importante, non solo in vista dei frutti che raccoglieremo, ma anche del senso di conforto dato dall’aver immaginato un futuro fiorito dopo il grigiore dei mesi invernali.

Foto dell’autrice

4) Semine e fogli di calcolo

Per poter iniziare a concretizzare il giardino che abbiamo immaginato, possono tornarci utili dei fogli di calcolo come quelli di Excel o delle semplici tabelle disegnate su un quaderno.

Dopo aver accumulato un bel gruzzolo di sementi, è bene non farsi prendere dal panico e definire con che ordine utilizzarle. Per questo motivo, può essere comodo creare una lista di tutte le varietà in nostro possesso, con relativa indicazione dei mesi adatti alla semina “in pieno campo” e “in vaso/in vista del trapianto”, nonché della messa a dimora all’esterno. Questo strumento permetterà una agile consultazione e ci eviterà di dimenticare in fondo a una scatola le bustine di semi troppo piccole per essere notate.

Tutte le informazioni necessarie alla compilazione della lista sono reperibili sulle buste delle sementi acquistate in negozio o, in alternativa, online.

Una volta giunto il momento per iniziare le prime semine, ci troveremo con ogni probabilità a colonizzare i davanzali di casa, perché le serre riscaldate sono una rarità. In questi casi, conviene utilizzare un sacchetto di terriccio adatto a questo scopo e coprire poi i semenzai con della pellicola o un coperchio di plastica trasparente, di modo da garantire un clima caldo sufficientemente umido per la germinazione.

Commetteremo degli errori, impareremo da essi, e alla fine ci troveremo con un numero imprecisato di piantine da trapiantare, giusto in tempo per l’arrivo delle prime giornate calde.

5) Giardinaggio come self-care

Il giardinaggio viene talvolta propagandato come pratica ecologica radicale, grazie al quale nutriremo il pianeta e salveremo gli orsi polari. Per quanto questo scenario possa sembrarci accattivante, la verità è che solo le persone che hanno molto spazio a disposizione possono permettersi di coltivare una varietà tale di piante da essere pressoché autosufficienti dal punto di vista alimentare.

Se il nostro desiderio di lavorare la terra è fortemente ispirato dalla voglia di garantire a tutt* un adeguato accesso a frutta e verdura fresca coltivata localmente, un’ipotesi potrebbe essere quella di provare a creare un community garden con un gruppo di amic*, facendo richiesta di uno spazio all’amministrazione locale, occupando un lotto abbandonato o offrendoci di badare all’orto di persone anziane non più autosufficienti.

In alternativa, possiamo goderci il potere salvifico del giardinaggio, indipendentemente dalle dimensioni dello spazio in cui lo pratichiamo.

La cura del giardino può essere nient’altro che un’occasione per uscire dai tempi serrati della nostra routine. Può essere uno spazio-tempo che non ha nulla a che fare con gli imperativi capitalistici della società in cui viviamo, in cui ci è dato fermarci a osservare il ciclo vitale di una pianta, mettere a dimora dei fiori solo perché sono belli e perché piaceranno alle api, e assaporare la dolcezza di un tiepido pomodoro appena colto.