di Giulia Crispiani

A quanto pare l’eiaculazione femminile non è un’esperienza propriamente comune. Quando i miei partner si accorgono del magico spruzzo reagiscono sempre con stupore e meraviglia. Una ierofania, o miracolosa presenza; un evento (nel senso badiouiano del termine) come citato dalla femminista e pioniera dell’eiaculazione femminile canadese Shannon Bell.[1]

Da quando ho scoperto questa “sacra dote” tutti gli uomini con cui sono andata a letto hanno mostrato sentimenti più simili alla devozione che al mero piacere. Ma perché? Seguendo il classico canone cattolico dello scetticismo di San Tommaso, vedere per credere, con passare del tempo mi sono resa conto che queste reazioni esagerate erano causate dal fatto che non molti di loro avevano mai toccato con mano. Non solo con i maschi, ma anche tra le femmine, l’argomento risulta quasi tabù, un qualcosa di cui la gente non parla.

Illustrazione di Norma Nardi

Imparare a conoscere ed usare il mio corpo mi ha aiutato a conquistare una posizione di parità, se non di potere, nell’arena politica del letto. Affinché l’amplesso vada a buon fine è diventato essenziale venire insieme. Il classico “vieni-e-buonanotte” non poteva più essere una prerogativa esclusivamente maschile. Ho lentamente capito come raggiungere il climax, ma soprattutto in che modo pretendere uno sforzo condiviso durante la congiunzione. Nel frattempo, ho buttato un paio di materassi ammuffiti e rovinato qualche divano.

Nei picchi d’intensità, il flusso è torrenziale e può durare fino al minuto. Asciugamano o coprimaterassi impermeabili si sono sempre rivelati inutili. Non succede solo tramite penetrazione: se sfiorata come si deve si apre il rubinetto. Come con l’orgasmo multiplo, godo, impazzisco, ho le visioni, dentro e fuori dal corpo; arcobaleni, cascate incantate con tanto di fauna boschiva; risate isteriche, spasmi, ovazioni e cinque alti. Il tempo perde consistenza, lo spazio si espande e si contrae, altrettanto fanno muscoli.

Non posso sottrarmi al ritmo dei tuoi spruzzi d’amore.
Almeda Sperry

Da dove viene tutta quest’acqua? – Mi chiedevo all’inizio. Di sicuro non è urina, non puzza e non sempre lascia il segno sulle lenzuola, anche se apparenza e consistenza cambiano a seconda dell’ora e del giorno del ciclo mestruale.

Dopo i primi episodi di diversi anni fa, la reazione istintiva è stata quella di affidarmi a Google, che con i suoi pareri contrastanti mi ha lasciato perplessa. Su fonti generiche come le pagine Wikipedia, alla voce Eiaculazione Femminile, il modo verbale più usato è il condizionale, con un lauto impiego di “se”, “probabile”, “possibile” eccetera.

Quello che più stupisce e affascina è come un fenomeno così tangibile e piacevole possa essere censurato[2], o addirittura considerato sacrilego dal punto di vista mediatico. Perché l’eiaculazione femminile è tuttora mito e leggenda? Perché succede raramente o perché pochi ne sanno qualcosa? Perché solo in poche hanno avuto il piacere di provare quest’esperienza celestiale?

Io, dal canto mio, credo che sia necessario trattare la questione sia per combattere la stigmatizzazione generata dall’ignoranza, sia per incentivarci tutte a conoscersi. Dato che nessuno di mia conoscenza è stato in grado di fornire una spiegazione adeguata al fenomeno, ho deciso di andare più a fondo, inoltrarmi nei meandri del web e dell’apparato riproduttivo femminile, con l’idea che un mito non è altro che un mezzo di comprensione e scoperta del sé.

Tentativo di tracciare una genealogia

Pare che Aristotele fosse a conoscenza del fenomeno e sapesse anche che il liquido seminale non serviva la funzione riproduttiva. Durante il XVII secolo, l’anatomista olandese Regnier de Graaf scoprì che anche l’oscuro androne vaginale è dotato di prostata, e confermò che la secrezione era legata al piacere e non alla riproduzione. Nel suo Nuovo Trattato riguardante gli Organi Generativi Femminili (1672) identificò la fonte del fluido come “condotti e lacune… tra l’orifizio del collo della vagina e l’uscita del passaggio urinario [che] riceve il fluido dalla prostata femminile, o meglio una spessa membrana attorno al vaso urinario”.[3]

Nel 1860 il ginecologo britannico Alexander Skene ribattezzò questa membrana Ghiandola di Skene,[4] e vi attribuì la funzione di espellere liquido per favorire la lubrificazione e la libido. Con il tempo però, il flusso magico finì per essere associato alla malattia e a pratiche sessuali deviate, fino a Freud che con il caso della povera Dora, associò il fenomeno all’isteria.

Da lì in poi, molte povere ragazze con la “rara dote” furono considerate pazze, e l’eiaculazione connessa a vanità o delirante immaginazione. La vita sessuale femminile iniziò a scampare alla sempiterna frustrazione quando, nel 1950, fu scoperto il punto G dall’ostetrico ginecologo tedesco Ernst Grafenberg, che ignorò tuttavia nelle sue investigazioni la questione eiaculatoria.

Finalmente negli anni ’80 la Federazione dei Centri Femministi per la Salute delle Donne pubblicò il libro Una nuova visione del corpo di una donna (1981) provvisto di accurate rappresentazioni delle analogie tra l’apparato riproduttivo femminile e quello maschile. Nello stesso anno gli americani Alice Ladas, Beverly Whipple e John Perry fecero di questa ricerca un best-seller intitolato Il Punto-G, con lo scopo di trattare a fondo le questioni del piacere femminile e dell’orgasmo.

Entrambe le pubblicazioni furono influenzate dall’articolo di Josephine Sevely e J.W. Bennett A proposito dell’eiaculazione e della prostata femminile (1978) che confermò la natura prostatica delle ghiandole sulla parete anteriore della vagina attorno alla parte inferiore dell’uretra (ghiandole periuretrali o di Skene), fornendo una genealogia dell’eiaculazione femminile.

Ecco da dove (probabilmente) viene l’elisir! Il liquido emesso è una sostanza alcalina, contenente liquidi prostatici, tracce di glucosio e fruttosio, con livelli più bassi di urea e creatinina rispetto all’urina, simile in composizione chimica a quello prodotto dalla prostata maschile (nel quale viene diluito lo sperma).

Più tardi nel 1978, Sevely pubblicò I Segreti di Eva, dove l’organo femminile è finalmente descritto come un “tutt’uno”, non separato tra attività clitoridea e passività vaginale, e la simmetria anatomica tra organi femminile e maschile viene confermata. Dalla fine degli anni ’80 da Toronto, Shannon Bell è stata al centro di una campagna di promozione, teorizzazione e contributo al non-più-mistico reame eiaculatorio.

Nel documentario di Gilles Boyon and Segolene Hanotaux G-Spotting (2011) potrete vederla in azione durante un workshop, a dare lezioni a gambe aperte, in grado di spruzzare il liquido con grande impeto, dopo aver invitato i suoi studenti ad alzarsi per vedere meglio com’è facile spruzzare quando si padroneggia la tecnica.
Fidatevi, è solo meccanica.

Nel suo saggio Female Ejaculation contributo alla pubblicazione The Hysterical Male (2010), Bell conclude le sue argomentazioni con delle istruzioni pratiche, una guida passo-passo alla masturbazione torrenziale: “Spingi fuori”, enfatizza.[5]

Uno studio condotto nel 2002 all’università dell’Aquila ha riscontrato però che la grandezza delle aperture delle ghiandole periuretrali varia fino a scomparire in alcune donne. Quindi se le ghiandole di Skene sono la fonte del liquido, questo potrebbe spiegare perché così non fan tutte.[6]

Illustrazione di Norma Nardi

Un orgasmo più soddisfacente?

Donne-del-mondo-unite, lungi da me affermare che non si possa avere un orgasmo soddisfacente senza spruzzare. Resta il fatto che parliamo di un’ulteriore tecnologia del sé che ha il potenziale di ribaltare le gerarchie, che include diversi livelli di conoscenza, dal corpo alla mente, dal sensuale al politico. Poi eiaculando o meno, l’orgasmo condiviso è comunque una soddisfazione. Quando si gioca è importante conoscere le proprie carte, e questa è letteralmente una scala reale senza bluff.

Nuovamente nel 2016, leggo sul The Guardian Il mistero dell’orgasmo femminile potrebbe essere risolto[7] : il succo della questione è che siccome il nostro seme non è necessario alla riproduzione, gli scienziati non sanno che farsene. Ecco perché ho tirato in ballo il mito. La mitologia comparativa considera il mito come la “controparte primitiva fallita della scienza”, una “malattia del linguaggio,” o cattiva interpretazione del rituale magico. Nonostante la scienza abbia contribuito abbastanza al discorso dell’eiaculazione, il fenomeno rimane un tabù mediatico.

Forse perché guardiamo al presente da uno specchietto retrovisore? Come afferma il sociologo canadese Marshall McLuhan “molte persone hanno difficoltà a capire i concetti verbali, sospettano l’orecchio, non gli danno fiducia. Generalmente ci sentiamo più a nostro agio quando possiamo vedere le cose con i “nostri occhi (…) e non a caso chiamiamo i nostri uomini più saggi visionari o veggenti.”[8]

Tuttavia, se consideriamo il recente proibizionismo del mercato pornografico nei confronti dell’eiaculazione femminile, vedere non è tutto. Dopo essermi accorta che potevo eiaculare, non sapendo bene cosa stesse succedendo ho fatto delle ricerche online. Devo ammettere che non essendo mai stata una gran consumatrice di pornografia, non conoscevo affatto il fenomeno. Dopo una prima investigazione superficiale, credevo di avere dei superpoteri.

Media che possono risultare d’aiuto

Un approccio contemporaneo positivo all’anatomia intima e al piacere femminile è il sito web OMGYes.com. Nonostante sia a pagamento e vietato ai minori di diciotto anni (scelte altamente opinabili), il tentativo di trattare queste questioni con l’aiuto di tutorial, video esplicativi e tecnologia touch-screen implica buone intenzioni.[9] Personalmente raccomando sempre il classico approccio hands-on, manuale, pratica, diretta e concreta.

Da vedere, invece, è il bellissimo documentario di Olivier Jourdain dal titolo Sacred Water (2016 – per ora solo in francese o sottotitolato in inglese), sulla ricerca del piacere femminile in Rwanda. Filmato e narrato impeccabilmente, questo documentario confronta lo spettatore occidentale con le proprie limitazioni culturali.[10]

L’urgenza reale è quella di liberare l’immagine della donna dall’asimmetria che ha causato e causa idiosincrasia per la sessualità e il desiderio femminile. “La sessualità delle donne non esiste solo per far piacere a qualcun altro, che è socialmente maschio” (MacKinnon, 1989);[12] piuttosto, riconoscendo il corpo come terreno condiviso, sul quale il sé può liberamente esercitarsi ed esprimersi; si potrebbero esorcizzare i classici paradigmi che per secoli ci hanno richiesto di dimostrare decoro e sottomissione, facenti riferimento ai classici stereotipi di madre o di moglie, o alternativamente a quelli di vergine o puttana, Madre Vergine Maria o Maria Maddalena. Per concludere la predica, in contrasto alla violenza di cui il soggetto ego-centrico è portatore, l’asta si spezza in favore dell’evidenza dell’altro e di un futuro che lo includa.[13]


[1] Bell, Shannon. 2014. Fluid Truth . Published on Interalia.org.pl

[2] Burnett, Dean. 2014. “The UK Pornography Law: A Scientific Perspective.” The Guardian , December 5, sec. Science.

[3] Bell. Fluid Truth . Cita De Graaf. P. 58. Traduzione mia.

[4] Evito volontariamente di dilungarmi sul discorso del colonialismo maschile che rinomina il corpo femminile a sua immagine.

[5] Non ho trovato traduzioni in italiano.

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Eiaculazione_femminile

[7] Davis, Nicola. 2016. “Mystery of the Female Orgasm May Be Solved.” The Guardian , August 1, sec. Society.

[8] McLuhan, Fiore. The Medium Is the Massage: An Inventory of Effects. P. 142. Traduzione mia.

[9]OMGYES.com – an Entirely New Way to Explore Women’s Pleasure.” 2016.

[10] http://sacredwater-movie.com

[12] Bell. Fluid Truth. P. 51

[13] Lettura consigliata Cavarero, Adriana. 2014. Inclinazioni. Critica della rettitudine. Milano: Cortina Raffaello. P. 24