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Vocalizzi sotto le lenzuola: quanto ne sappiamo?

Vocalizzi sotto le lenzuola: quanto ne sappiamo?

Quanto ne sappiamo di quelle che in inglese vengono tecnicamente chiamate Female Copulatory Vocalizations?

Non ricordo di aver mai sentito parlare di questi particolari vocalizzi femminili né a scuola né a casa né attraverso qualsiasi altra fonte di informazione educativa – fatta eccezione per i documentari sugli animali, ma tornerò su questo punto più tardi. Anche su Google, le informazioni non abbondano. Perché?

La sessualità femminile è ancora e spesso trattata con scetticismo o superficialità (quando non arroganza), ma la mia impressione è che questo fenomeno dei vocalizzi venga ignorato perché ritenuto di scarso interesse. I vocalizzi femminili non sono però stati inventati da qualcuno ad un certo punto della Storia dell’umanità, ma sono piuttosto un fenomeno che è arrivato all’Homo Sapiens Sapiens attraverso un’evoluzione millenaria.

Numerose ricerche ed articoli pubblicati su riviste accademiche internazionali come Behavioral Ecology and Sociobiology, Archive of Sexual Behavior e altre documentano che le femmine di varie specie di animali, primati e non-primati, emettono questo tipo di frequenze, sebbene non sempre nello stesso momento. Molti primati emettono questi suoni verso la fine dell’atto o, chiaramente, ad atto concluso. I dati raccolti dalla Ricerca non sono ancora sufficienti a trarre conclusioni generali sulla funzione specifica di questi gemiti, ma gli esperti azzardano comunque la tesi per la quale questi suoni servano a proteggere la continuità della specie, ad assicurare la discendenza che deriva dall’atto riproduttivo appena concluso.

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Illustrazione di Norma Nardi

Ad esempio, la femmina del babbuino si comporta secondo uno schema che può essere riassunto in questo modo: “Bene, ora che io e te abbiamo concluso, emetterò alcuni suoni che attireranno l’attenzione di altri eventuali partner, che verranno subito a riprodursi con me. In questo modo nessuno di voi babbuini maschi saprà chi è il padre e quindi nessuno attenterà alla mia vita o a quella del nascituro, nel timore di offendere la propria discendenza”.

Possiamo dire lo stesso per gli umani? Le teorie e supposizioni a riguardo non si risparmiano.
Da una parte, c’è chi sostiene che in quanto eredità dell’evoluzione, questi vocalizzi durante l’atto sessuale servano ancora a provocare inconsciamente l’eccitazione di altri maschi – non coinvolti nell’atto, ma presenti nei dintorni – che potrebbero udire questo “richiamo”, e che quindi questi vocalizzi rappresentino un residuo dell’istinto protettore di promiscuità del partner.

Un’altra teoria sostiene che, sebbene le donne emettano i vocalizzi anche prima, questi si intensificano in prossimità dell’orgasmo per segnalare al partner il momento più propizio alla fecondazione, cioè quello in cui la cervice si rilassa superato il culmine dell’eccitazione. Un’altra teoria, dunque, che prende in considerazione la natura riproduttiva, più meccanica del fenomeno.

Ma facciamo un passo fuori dall’inconscio e prendiamo in considerazione le occasioni nelle quali una donna può decidere più deliberatamente di emettere dei vocalizzi. Esatto, sto parlando di fingere l’orgasmo o l’eccitazione, o semplicemente di aggiungere deliberatamente un pizzico di enfasi all’atto.

La simulazione dell’orgasmo femminile è spesso e tra le altre cose impiegata per rassicurare il proprio partner (sappiamo che l’orgasmo non è mai 100% responsabilità del partner, “ma facciamolo contento comunque, povero diavolo”), e le ragioni di emettere di proposito dei vocalizzi o di fingere un orgasmo possono essere declinate all’infinito, ma possiamo riassumerle secondo due uniche grandi funzioni: 1- aumentare l’eccitazione del partner e 2- abbreviare la durata del coito.

Uno studio ha dimostrato che la maggior parte dei vocalizzi femminili non accompagnano l’orgasmo della donna, ma quello del partner maschio. La spiegazione a questo fenomeno è che i vocalizzi femminili sono considerati eccitanti dall’uomo, e che la donna lo sa. Quindi, che sia per via della noia, della fatica, del dolore fisico, della riunione che inizia tra mezz’ora e alla quale non deve arrivare in ritardo, la donna può scegliere di stimolare l’orgasmo dell’uomo e abbreviare la durata del coito attraverso i suoi vocalizzi.

Forse un po’ meno consapevolmente, la donna può emettere vocalizzi per aumentare il legame e l’affiatamento della coppia e limitare in questo modo l’infedeltà e la paura dell’abbandono. Ciò che sappiamo dei vocalizzi copulatori femminili sono dunque poche certezze eteronormative. Purtroppo il mondo accademico è ancora in balia di dinamiche tradizionaliste e gli studi di sessuologia sono in gran parte condotti soprattutto intorno alla questione riproduttiva e alle relazioni eterosessuali.

Sappiamo troppo poco sulle vocalizzazioni copulatorie femminili, un pugno di teorie e supposizioni, che sicuramente mi balzeranno alla mente la prossima volta che la mia rumorosa vicina di casa dalle finestre aperte deciderà di infliggere a tutto il condominio l’eco roboante delle sue performance.

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  1. pixelrust

    12 ottobre

    Tema complementare: i vocalizzi maschili (non tutti siamo silenziosi e non tutti scopiamo negli stessi modi). Spero di trovare un giorno qualcosa di simile a Soft Revolution Zine dove ci approfondimenti come questo, ma dalla parte dei maschietti (femministi/queer/anti-patriarcato etc.)

  2. Skywalker

    21 ottobre

    Insomma un articolo sul nulla. E di nuovo si fa riferimento alla sessualità di stampo anglo/americano, perché la fisica del fingere l’orgasmo è una paturnie nordeuropea/nordamericana, mai sentito parlarne fuori questo contesto culturale.
    Poi i vocalizzi femminili (??) ma scusa durante il sesso non si gode in 2? I gay stanno muti? 2 lesbiche invece, secondo l’articolo, dovrebbero fare un casino della Madonna, no?

    Perché non si parla di vocalizzi? Ma mi chiedo perché se ne dovrebbe parlare, non è una semplice risposta fisiologica, come ad esempio le urla del parto o le smorfie che fai quando sei sotto sforzo fisico? Cioè perché se ne dovrebbe parlare? Boh.

  3. Chiara

    21 ottobre

    l’autrice dell’articolo sottolinea che le ricerche attualmente esistenti si focalizzano sulle relazioni eterosessuali, e da qui forse il taglio del suo intervento, fermo restando che in così poco spazio non poteva esaurire l’argomento da ogni punto di vista, né penso fosse questo il suo scopo. il fatto che possa essere una risposta fisiologica non implica che non se ne debba parlare, intanto perché l’autrice stessa, se ho capito bene, spiega che il motivo è ancora poco chiaro, e poi perché con questo sistema allora altro che l’afasia degli scettici! non parliamo di nulla e via. E a proposito degli esempi, le urla nel parto sono spesso più un espediente da film che una realtà, visto che in quel momento di fiato ce n’è davvero poco, figuriamoci per urlare, stando a quello che so. comunque, anche se hai delle perplessità sul taglio e sul tema, definirlo “un articolo sul nulla” mi pare offensivo e indegno del tuo nickname, e mi sembra un esordio poco adatto per una eventuale discussione produttiva.

  4. Skywalker

    24 ottobre

    Guarda Chiara che la sinossi che hai fatto dell’articolo non dice più di ciò che è stato scritto. Per quanto riguarda il parto naturale senza epidurale: tu credi davvero che le urla siano fittizie? Parli per esperienza? Cioè tu mi stai dicendo che tutto sommato è di vitale importanza discutere dei vocalizzi durante il sesso e derubrichi il parto come una robetta da film? Mi sa che sei te ad avere dei bias.

    Io sostenevo solo che le urla durante il sesso non è altro che una reazione fisiologica tale a quale ai mugugni emessi durante uno sforzo fisico o le sessioni di urla a seguito delle contrazioni uterine. Chi sta ponendo una gerarchia tra le diverse “emissioni” sei te che non hai chiarito niente di ciò che pensavi fosse palese.

  5. Chiara

    24 ottobre

    parlo perché me l’hanno detto donne che hanno partorito; non volevo stabilire una gerarchia o derubricare il parto, mi riferivo solo al fatto delle urla durante il parto; cos’era che pensavo fosse palese ma non ho capito (sinceramente, non va letto con tono acido), il tuo esempio del parto?

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