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Stranger Things: può ancora migliorare?

Stranger Things: può ancora migliorare?

Attenzione: questo articolo contiene spoiler per tutta la prima stagione di Stranger Things. Se non l’avete ancora vista e volete essere sorpres*, salvate questo link nei preferiti e ne riparliamo più avanti.


 

Penso di poter dichiarare senza far torto a nessuna che la redazione di Soft Revolution ama Stranger Things; ne abbiamo discusso con entusiasmo, abbiamo espresso il nostro amore fervente per Eleven, e abbiamo obbligato consigliato vivamente a chi non l’aveva ancora guardato di recuperarlo immediatamente.

Nonostante Stranger Things si basi su una nostalgia che appartiene ai maschi bianchi cresciuti negli anni ’80, ha ben tre personaggi principali femminili, di cui una protagonista.

Un articolo su The Mary Sue sottolinea bene come ciascuna di loro risponda ad alcuni stereotipi e ne sovverta altri, e come genericamente le donne di Stranger Things si discostino dai trope dei “personaggi femminili forti” e dalla visione delle donne non proprio progressiva di certo materiale degli anni ’80.

Dopo esserci squagliate nella gioia e nell’amore, ci siamo anche confrontate su cosa pensavamo fosse meno fantastico. Nonostante ci sia molto di positivo da dire su Joyce, Nancy e Eleven, c’è una notevole dissonanza tra il loro ruolo prominente e essenziale nella storia e alcuni aspetti del modo in cui vengono trattate dagli autori.

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Joyce

Un esempio su tutti è proprio Joyce Byers (Winona Ryder), che riversa tutta la sua energia sul ritrovare suo figlio Will. Il suo personaggio fornisce un’antitesi interessante allo stereotipo della donna percepita come isterica e emozionale, visto che è in realtà l’unica che sta effettivamente facendo qualcosa.

D’altra parte, non c’è molto altro che sappiamo di Joyce a parte che è una donna combattiva che vuole ritrovare suo figlio; non è chiaro nemmeno che lavoro faccia esattamente. Per contrasto, sappiamo molto di più dell’altro “adulto principale” Chief Hopper: gli vengono addirittura dedicati dei flashback dove scopriamo la sua storia familiare e il problema con l’alcolismo.

L’essere madre è totalizzante per il personaggio di Joyce, e non solo all’interno della storia. Non c’è neanche un frammento in tutto Stranger Things che la inquadri come qualcosa che non sia legato alla sua maternità e al suo ruolo  materno.

Joyce è un personaggio chiave, eppure non sappiamo di lei molto più di quanto sappiamo di Karen (Cara Buono), la mamma di Mike e Nancy, che appare per forse un quarto d’ora sommando tutte le puntate.

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Nancy

Similmente, c’è molto da apprezzare in Nancy Wheeler (Natalia Dyer), un’iterazione moderna della final girl (di cui avevamo già parlato), che non a caso si chiama come la protagonista di Nightmare.

Ad ogni modo, è strano riflettere in maniera cumulativa su come viene definita la personalità di Nancy – e cioè attraverso il modo in cui gli altri la vedono. Al di là dell’ammazzare mostri, Nancy passa il suo tempo a rispondere alle pretese altrui: essere più gentile con suo fratello, più presente con Barb, darla a Steve, corrispondere all’immagine mentale di lei che ha Jonathan.

Ho particolarmente gradito che, quando quest’ultimo la accusa di stare cercando di essere qualcuno che non è, lei lo manda a cagare (verso il minuto 35:30 dell’episodio 5). Molto poco dell’identità di Nancy appartiene davvero a lei e non a “lei in relazione agli altri”: è brava a scuola… e basta? Se non altro, nel suo arco narrativo scopre quanto sia determinata, coraggiosa, furba.

Barb

Barb

Quando si parla di Nancy non si può non si può non menzionare Barb (Shannon Purser), che da alcuni è stata definita come “il miglior personaggio di Stranger Things. Su Vulture, Brian Moylan fa un’interessante riflessione su come Barb rappresenti la persona che la maggior parte di noi era alle superiori – impacciata, preoccupata dalla propria posizione sociale, che va a feste a cui non vuole andare per non perdere i pochi amici che ha – e invece Nancy si avvicina ad un archetipo inesistente di chi avremmo voluto essere – carina, popolare, intelligente, che sta con il figo della scuola.

Nancy, dice l’articolo, è nata attraverso “una cospirazione lanciata da Wes Craven, John Hughes e Molly Ringwald […] e tutt* cercano ancora di essere Nancy e odiano chi sono veramente: Barb”. La parte peggiore di questa sfaccettatura dell’ispirazione agli anni ’80 è che il destino di Barb riflette accuratamente il valore che veniva assegnato alla ragazza “sfigata” allora come adesso: è completamente sacrificabile.

I ragazzini nerd sono protagonisti e si prendono la loro rivincita (anche quelli un po’ più grandicelli come Jonathan, che almeno sopravvive), ma le ragazze non-Nancy possono continuare a venire rapite e dimenticate dopo tre giorni. La scusa degli autori è che “stiamo seguendo la scomparsa di Will”; per quanto mi riguarda è una difesa un po’ scarsa, visto che Barb dovrebbe essere la migliore amica di Nancy.

 

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Eleven

Tra le tre protagoniste femminili, quella che se la cava meglio è Eleven (Millie Bobby Brown), forse proprio perché il suo personaggio non risponde alle dinamiche sociali in cui sono cresciute Joyce e Nancy. Il suo essere “femmina” rimane in secondo piano per quasi tutta la stagione, se si escludono i vari momenti in cui i tre giovani protagonisti urlano “MA È UNA FEMMINA!!!”.

Ad ogni modo, quasi alla fine della serie, Mike bacia Eleven. Questa necessità di calare la protagonista femminile in una situazione romantica (come se non ci fosse già Nancy!) è veramente fastidiosa e dimostra che forse i nerd alle spalle di Stranger Things non hanno superato poi tanto la visione delle donne come “altro” e, in qualche modo, continuano a considerarle comprimarie romantiche.

Questo trattamento è particolarmente bizzarro quando si considera che sia Mike che Eleven hanno dodici anni. Non che a dodici anni io non pensassi a limonare, ma mi sembra ben lontano da elemento necessario ad una storia di ragazzini (peraltro già in pericolo mortale).

Un altro momento dubbio nell’arco di Eleven è quello in cui riceve il classico makeover, completo di parrucca coi capelli lunghi e vestito rosa. Da un lato questo ha una chiara funzione nella trama (camuffarla a scuola), ma dall’altro ha uno strano retrogusto di male gaze.

Su BuzzFeed, Shannon Keating sottolinea come anche il makeover “femminilizzante” sia diventato un tormentone proprio attraverso degli altri classici degli anni ’80 – in particolare la trasformazione da non attraente a principessa rosa di Allison in The Breakfast Club, del già nominato John Hughes.

Eleven “è stata privata di tutta la sua infanzia, ma che le sia stato negato di essere carina sembra essere una delle più grandi tristezze della sua breve vita”, scrive Keating, suggerendo poi che Eleven trova il suo posto “in una lunga storia di giovani personaggi femminili il cui valore finale è dettato dalla loro attrattiva romantica per i ragazzi – qualcuno che prima deve diventare attraente e femminile prima di poter anche solo iniziare a rivendicare il proprio valore”.

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Tutto questo mina la pregevolezza di Stranger Things? Nello schema più ampio delle cose, no. Dubito che ci sia anche solo una di noi che non lo ama per via di questi motivi. Ad ogni modo, ripete un interessante fenomeno dei nostri tempi: ad un livello superficiale la serie fa un ottimo lavoro nell’eliminare varie forme di sessismo (a livello basilare, se si fosse davvero rifatto alla cultura degli anni ’80, le protagoniste non ci sarebbero neanche state), ma fa ancora fatica ad evitare il sessismo interiorizzato dalla maggior parte delle persone.

È importante accettare che uno show che ci piace possa anche avere dei difetti, ma anche la possibilità (e il dovere) di migliorare. Questo è vero in particolare nel trattamento dei personaggi femminili. Ultimamente fare qualche passo nella direzione giusta garantisce a un prodotto culturale titoli come Il telefilm femminista che stavamo aspettando! o I migliori momenti femministi di Stranger Things, e spesso questo tipo di articolo mi sembra nel migliore dei casi prematuro, e nel peggiore del tutto fuorviante. Non tutto quello che non umilia le donne è automaticamente femminista, e fare alcuni passi nella direzione giusta non vuol dire che ci si può accontentare, anzi: dovrebbe essere il trampolino per continuare a crescere, imparare, migliorare.

Qui a Soft Revolution aspettiamo frementi la prossima stagione di Stranger Things e speriamo che Eleven torni da noi, insieme a dei momenti effettivamente meritevoli di essere chiamati “femministi”.


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