In uno spazio urbano tagliato a misura di persone normodotate e aderenti al binario uomo-donna è difficile immaginare spazio per altro. L’occhio ha le sue abitudini e queste danno forma alle nostre azioni, facendole diventare acritici gesti meccanici. Come sarebbe il mondo se quella parte privilegiata di società iniziasse a mettersi nei panni di chi non ha accesso sicuro ed indistinto ai servizi base?

Purtroppo il fronte dell’empatia è ancora lontano e mentre il mondo probabilmente si appresta a fare il passo decisivo verso la ristrettezza mentale, è meglio organizzare la sopravvivenza, partendo dalla vita di ogni giorno. Chi di noi ha mai messo in discussione nella propria vita la possibilità di avere accesso libero e sicuro ai bagni pubblici?

Il posto destinato alle funzioni fisiologiche per eccellenza può essere privo di pericoli per molt*, mentre invece luogo di potenziale disagio per altr*. Non a caso una delle battaglie politiche che più sta scaldando gli animi ultimamente è quella delle toilette unisex, portata avanti da un folto gruppo di persone trans, intersex e non binary, che più volte nel corso della propria vita ha subito molestie verbali e fisiche in questi luoghi pubblici.

Per chi non ha mai prestato attenzione alla cosa, ricordiamo il caso italiano della parlamentare Vladimir Luxuria, che nel 2006 ha subito un’aggressione verbale da parte di Elisabetta Gardini, che l’ha accusata di aver utilizzato il bagno sbagliato: quello delle donne. Questo episodio, per quanto deplorevole, ha il “merito” di aver aperto le discussioni su questo argomento, dando un minimo di visibilità alla causa delle persone trans nel nostro Paese.

Nel resto del mondo fatti del genere continuano a verificarsi, tanto che le comunità LGBTQI* denunciano non solo aggressioni verbali, ma anche fisiche a danno di persone della loro comunità.

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Illustrazione di Elena Mistrello

Mentre USA e Canada stanno aggiornando la loro legislazione sul tema, la vita di tutti i giorni cerca di proseguire con l’aiuto della tecnologia. Per iniziativa di Teagan Widmer, attivista e coder trans, è stata creata l’app Refuge Restrooms, un utile strumento disponibile per Android e iPhone che fornisce indicazioni e coordinate per trovare le toilette unisex nel mondo.

Ad essere mappate finora sono state 4000, in molte parti del mondo e solo su GooglePlay si contano circa 50000 download dell’app. Refuge Restrooms si basa non solo sulla città indicata dall’utente, ma riesce a fornire risultati più corretti grazie al GPS.

L’idea della Widmer esiste sotto forma di semplice sito internet, ma è l’app il vero strumento con il quale l’ideatrice conta di entrare nella vita delle persone intersex, trans e non binary per migliorarla.
Come è facile immaginare, Refuge Restrooms si basa su recensioni scritte da utenti, anche se le informazioni iniziali sono state prese dal database di Safe2Pee, un servizio simile che ha cessato di esistere a inizio 2014.

Su Refuge Restrooms non ci si limita a segnalare i bagni unisex presenti in una determinata zona, ma chi scrive dà una serie di informazioni sull’accessibilità al luogo per persone diversamente abili, sulla presenza o meno di prodotti per l’igiene intima (esempio classico: assorbenti), sulla pulizia. Vista la materia delicata, non è raro trovare commenti che valutano l’esperienza anche dal punto di vista “umano” (l’accoglienza o meno da parte del personale, la disponibilità, l’aiuto). E per chi è in grado di fare coding, c’è anche una sezione per segnalare eventuali bug o per migliorare le funzioni dell’app.

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