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Child beauty pageants: le contraddizioni dei concorsi di bellezza per bambine

Qualche anno fa, l’ex ministra francese Chantal Jouanno presentò in Senato una normativa che vietava la partecipazione a sfilate e concorsi di bellezza a chiunque non abbia avesse raggiunto i sedici anni d’età. Non era la prima volta che i francesi dimostravano sensibilità e adottavano il pugno di ferro verso attività, spesso socialmente accettate e considerate innocue, che mettevano in pericolo la salvaguardia dei minori. Più recentemente, hanno approvato una legge per cui si rischia fino a un anno di carcere e a una multa di quarantacinquemila euro nel caso in cui si decida di postare foto dei propri figli, minorenni, su qualunque piattaforma social.

A far accorgere i francesi dell’esistenza di un problema, quando si parla di bambini ed esposizione mediatica, è stato probabilmente il servizio fotografico apparso su Vogue France nel 2010, in cui la baby modella Thylane Blondeau era catturata in scatti considerati inappropriati per una bambina. Tacchi alti, trucco pesante, pose sexy: la modella che all’epoca aveva solo nove anni, nelle foto appare più adulta.

Thylane

Thylane Blondeau in Vogue France, dicembre 2010

Se in Europa si comincia, dunque, a riservare più attenzione alla tutela delle bambine, tutto l’opposto accade negli Stati Uniti: resi celeberrimi dal film del 2006 Little Miss Sunshine, i child beauty pageant sono infatti un’istituzione, tanto da ispirare reality show seguitissimi e da smuovere montagne di denaro.

Si tratta di competizioni riservate a bambine e ragazzine dall’età neonatale ai sedici anni, con ogni generazione associata ad una categoria di concorso diversa: little miss, junior miss, pre teen, junior teen miss, teen miss e così via. Pur esistendo una categoria chiamata natural, in cui pare ci si concentri sulla personalità della bambina e le si permetta di apparire come tale in varie esibizioni e sfilate, è la categoria glitz a sollevare le maggiori preoccupazioni.

In questo tipo di competizione le bambine vengono vestite con costumi sfarzosi (da un costo che può oscillare tra i cinquanta e gli ottomila dollari), trucco pesante (che spesso prevede denti finti e spray tan, ossia abbronzatura temporanea ottenuta spruzzando vernice colorata sul corpo), acconciature mastodontiche e prove e sfilate finalizzate a giudicare la bellezza, il portamento, e le condizioni del corpo di ragazzine minorenni.

Le vicende che ruotano intorno al pulmino giallo Volkswagen T2 di Little Miss Sunshine erano solo la punta dell’iceberg.

June Shannon, Alana Thompson The current Mothers and Daughters from 'Toddlers and Tiaras' appear on 'Anderson' to talk about the various controversies surrounding the show, as well as for the Mothers to wear adult versions of their daughters' costumes USA - 17.02.12 Supplied by WENN.com WENN does not claim any ownership including but not limited to Copyright or License in the attached material. Any downloading fees charged by WENN are for WENN's services only, and do not, nor are they intended to, convey to the user any ownership of Copyright or License in the material. By publishing this material you expressly agree to indemnify and to hold WENN and its directors, shareholders and employees harmless from any loss, claims, damages, demands, expenses (including legal fees), or any causes of action or allegation against WENN arising out of or connected in any way with publication of the material.

Honey Boo Boo, star dell’omonimo reality, con la madre

Le premesse, le conseguenze e i risvolti negativi di questo tipo di competizione sono talmente numerosi e verificati da avere una sezione apposita sulla pagina Wikipedia riservata ai concorsi di bellezza per bambine. Quelli più evidenti sono quelli di cui si è sempre discusso nell’ambito più generico della moda e delle passerelle: questi concorsi sono l’ennesimo baluardo di una società che cerca costantemente di convincere le donne di avere un valore esclusivamente per come appaiono e per quanto sudore consumano alfine di sembrare perfette.

Vernon R. Wiehe, docente di Child Welfare all’università del Kentucky e autore di numerosi scritti sulla violenza familiare, afferma che in questi concorsi “l’ipersessualizzazione avviene per mezzo di ragazzine che indossano abiti da adulti in taglie più piccole, l’uso di trucco spesso applicato da professionisti, abbronzatura temporanea, parrucche ed extensions, e l’assunzione di pose provocanti di certo più appropriate a modelle adulte”. E si domanda, provocatoriamente, “Cos’è questa fretta di diventare adulti?”

Laura Pappano, in un articolo del New York Times sui concorsi di bellezza per bambine, afferma che questi “offuscano il confine tra ciò che è carino e ciò che è sensuale. Non si tratta di concorsi per bambine, ma concorsi per adulti che coinvolgono bambini che fingono di essere adulti”.

Secondo Carleton Kendrick, una terapeuta familiare di Boston,

I concorsi di bellezza per bambine insegnano alle partecipanti che ciò che di meglio possano fare nella loro vita, nonché il modo in cui possono ottenere il maggior tasso di attenzione, è vedendosi e presentandosi come un’accozzaglia di parti del corpo. E incoraggiandole ad attrarre attenzione su quelle parti del corpo le si danneggia immancabilmente, creando problemi di varia natura: di autostima, di disordini alimentari, di approccio alle relazioni interpersonali.

Tra i vari effetti derivanti dalla diffusione di queste competizioni, c’è quello relativo al fatto che non sono solo le giovani partecipanti a dare eccessiva importanza alla propria bellezza fisica, ma anche le giovani telespettatrici. Il Girl Scout Research Institute ha compiuto uno studio nel 2011 in cui è emerso che la televisione dei reality influenza in questo aspetto le ragazzine più di qualunque altra categoria demografica. Di 1141 intervistate, più di un terzo riteneva che il valore di una ragazza dipendesse dal suo aspetto esteriore.

Olive (Abigail Breslin) in una scena di Little Miss Sunshine, 2006

Olive (Abigail Breslin) in una scena di Little Miss Sunshine, 2006

L’ultimo fattore che va considerato quando si parla di concorsi di bellezza per bambine è il coinvolgimento dei genitori, e il loro comportamento spesso lesivo nei confronti delle proprie figlie.
In un’intervista di Chiara Brambilla a Steven Roddy, creatore del sito thepageantplanet.com, quest’ultimo ricorda un episodio di Toddlers and Tiaras, il reality show che maggiormente ha contribuito alla fama dei pageants, in cui Christi, madre di Jordyn, afferma di essersi sentita triste quando la figlia appena nata ha dato segni di sindrome di Down, perché allora “non sarebbe stata più la più carina del mondo” – salvo poi decidere di iscriverla ad un concorso di bellezza all’età di un mese, quando la malattia era stata ormai esclusa.

Durante le esibizioni non è raro vedere madri che dalla platea lanciano animati suggerimenti e segnali alle figlie sul palco alfine di rendere la loro performance impeccabile. Molti genitori inoltre somministrano alle bambine bevande zuccherate, con caffeina in dosi eccessive, per mantenerle sveglie, pronte a lunghe giornate che spesso le vedono vessate e sottoposte a trattamenti di bellezza, allenamenti, e ripassi che sfociano nell’abuso.

Se dalle risposte delle bambine si ha il sentore che non partecipino a questi concorsi per un loro specifico desiderio, da quelle dei genitori la cosa appare chiara: la maggior parte degli adulti che iscrive la prole a queste competizioni aspira a realizzare le proprie ambizioni fallite per mezzo delle figlie, mettendo pressione perché vincano (denaro, una corona, e a volte premi speciali come giganteschi peluche).

Così facendo alimenta un sistema comportamentale disordinato che insegna alle ragazzine a non accettare la sconfitta, a non accettare di avere le imperfezioni che tutti noi esseri umani abbiamo, a non accettare il proprio corpo e a fare di tutto per adeguarlo agli standard della società (il più delle volte irrealistici e dannosi), contaminandone a lungo termine la crescita e presumibilmente condizionando la loro intera esistenza a venire.
Nel “Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry” Martina M. Cartwright ha riportato che il 40% delle partecipanti a questi concorsi matura dei disordini psicologici e il restante 60% ammette di non essere felice durante la competizione.

Sulla piattaforma Avaaz è nata una petizione per vietare i concorsi di bellezza per bambine in Italia. Ve la segnalo, con la speranza che, se non le parole di un’esimia sconosciuta come me, siano le decisioni dei piani alti insieme ad una coscienza collettiva ad evitare che anche nel nostro paese si permettano abusi simili.


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