Una mappa, tante macchie rosse e poche blu. Ieri mattina alle 7 questa è la prima immagine che mi si è fissata in testa, su uno schermo di un telefono non mio, consultato al mio fianco. Non volevo sapere niente delle elezioni americane fino alle 8.30 almeno, ma è andata così.

Ho seguito con orrore un po’ di aggiornamenti su Google, visto un post su Facebook dove le persone già litigavano nei commenti, sono uscita e mi sono sconnessa. Niente social, solo musica, cibo sano e una lunghissima camminata nel freddo gelido delle 8-9 di mattina di Milano.

Perché l’ho fatto? Su Facebook ho messo “Mi piace” a 1415 pagine e sono amica di 928 persone. Non volevo espormi a commenti, litigi, pezzi d’opinione sfornati più in fretta di una torta Cameo, negatività. Non volevo assistere alla caccia al clic, al like, al ghigno o all’urlo di rabbia.

Come ci prende cura di se stessi in momenti così? In momenti come questo, quando le aspettative sociali politiche culturali e umane di molti si sgretolano in una notte, è facile sentirsi persi, smarriti, sconfitti, affranti, arrabbiati. Alzino la mano tutt* quell* che hanno pianto o hanno sentito salire il magone o il panico quando hanno sentito l’esito delle elezioni USA.

Mentre il “mondo” pare andare a rotoli, è facile dimenticarsi della cura di sé. È facile etichettarla come un bisogno superficiale, egoista, poco utile se inquadrato dentro alla situazione generale. Eppure sono proprio questi i momenti in cui potremmo avere più bisogno di staccare la spina, non dimenticare il nostro corpo, la nostra salute, la necessità di dormire e mangiare bene. Se una vocina, reale o immaginaria, vi dice di pensare a cose più serie, potete risponderle che per pensare meglio avete bisogno di essere in forma.

Se come me avete una resistenza medio-bassa allo stress post-elezioni USA, spero possano tornarvi utili queste idee che ho raccolto per trattarsi bene nonostante il 2016 si sia dimostrato veramente un anno di merda. Per alcuni potrebbero funzionare tutte, per altri solo una, per altri ancora chi lo sa. Se vi va di farcelo sapere ci rivediamo nei commenti.
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  1. Limitare il tempo sui social

Sui social tendiamo a dialogare con e seguire persone che fanno parte di nicchie d’opinione simili alla nostra. Gli algoritmi hanno un forte peso. Su Twitter, Instagram, Pinterest e LinkedIn, ci vengono suggeriti contenuti di aziende e persone simili a quelle con cui abbiamo già interagito. La versione più estrema è l’EdgeRank di Facebook: qui le nostre bolle sociali si polarizzano ancora di più, perché il suddetto algoritmo ci fa vedere soltanto certe persone e pagine e contenuti sulla home, in base ai nostri like, le views, le reaction, i clic, i commenti, i messaggi privati e anche a quello che facciamo su Internet mentre teniamo aperto il social network.

Non solo. Io seguo la pagina del New York Magazine e vedo sulla mia home solo contenuti dal tono femminista o relativi a personaggi pop che seguo o altre tematiche che ho cercato più volte su Google e dintorni. Andando sulla pagina del New York Magazine vedo molti altri contenuti che sulla mia home non arriveranno mai e non è un caso.

Stare in queste bolle dorate non fa altro che rendere più amara la notizia che il mondo, l’America e forse anche il compagno delle superiori che non sentiamo da cinque anni non la pensano necessariamente come noi. Lo stupore per questo scollamento può provocare accuse, litigi, crocifissioni, ricerche fanatiche di capri espiatori contro cui prendersela, commenti bloccati e via dicendo.

Non solo vi consiglio di misurare la quantità di contenuti letti, ma anche di ricordare che se scriverete qualcosa sui social “a caldo”, le reazioni potrebbero essere antipatiche, scontrose, se non violente. Ricordate che nessun cucciolo di gatto sarà maltrattato se vi prendete un po’ di tempo prima di pubblicare opinioni, insulti o commenti istintivi.

Se non potete fare a meno di aprire Facebook o Twitter, potreste porvi un tempo limite (se non ce la fate da sol* ci sono AppDetox e Offtime per il telefono e StayFocused per Chrome che possono darvi una mano).

Se avete l’occasione, preferite riflessioni approfondite, libri, documentari, film, alla lettura spasmodica di articoli online. I quotidiani online non vivono se i loro contributor si fermano troppo a pensare ma voi, a meno che il vostro lavoro non lo richieda, potete concedervi il lusso di non saperla lunga per stavolta. Se lavorate in un posto dove siete costretti per tutto il giorno a sentire la radio o a tenere la tv accesa o a seguire le news in tempo reale, quando tornate a casa provate a tenere tutto spento.

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  1. Non alimentare l’odio

Negli Usa hanno vinto l’odio, l’aggressività, l’estremismo, le parole poco calibrate, il rifiuto dell’Altro. Lamentarsi in continuazione di white trash, redneck o Susan Sarandon non cambierà le cose, non vi regalerà una laurea honoris causa in scienze politiche e nei casi più estremi potrebbe isolarvi e farvi sentire ancora peggio perché potreste sentirvi gli unici ad aver capito da che parte gira il mondo.  

 

  1. Ascoltare il proprio corpo

Sono sicura che la vostra mente sia un bel posto ma, se ci passate troppo tempo, potrebbe risentire di aria stagnante, muffe e dell’eco della vostra stessa voce. Cercate di trattarvi bene. Mangiare junk food potrebbe portare sollievo momentaneo ma poi lo stomaco e l’intestino potrebbero risentirne.

Se fate sport, cercate di andare in palestra, ad un allenamento, contorcetevi più che potete, sudate, stancatevi, fate yoga, danzate. Cercate di stare almeno un po’ all’aria aperta durante il giorno e di camminare quando possibile. 

Fate andare le mani. Potrebbe essere il momento giusto per fare dolci autunnali, per sferruzzare, mettere lo smalto, sistemare una tubatura o pulire gli specchi. Se avete l’occasione e la possibilità, valutate di visitare una spa, farvi fare un massaggio o andare a inzupparvi di sudore in una sauna.

Questi sono solo alcuni stimoli, ispirati dall’esperienza personale e da quella di altre persone che conosco o di cui ho letto consigli in passato. Se niente di tutto questo fa per voi, va benissimo così.

Un’altra ricchissima risorsa (gratuita!) è quella della meditazione. Se non l’avete mai fatta potete provare a cercare libri o corsi per principianti oppure fare una ricerca su YouTube o Google per iniziare ad avvicinarvi a questa pratica utile alla riduzione dello stress e a ritrovare consapevolezza di sé.

 

  1. Dormire

Una buona notte di sonno ci prepara ad affrontare la giornata in modo del tutto diverso. Dormire un numero equilibrato di ore a notte fa bene a tutti ed evitare di guardare schermi e il telefono poco prima di addormentarsi o appena svegli è ancora meglio. Io tengo una bottiglia d’acqua piena sul comodino, torna sempre utile per ricordarmi di idratare il mio corpo.

La mattina dopo esservi alzati ricordate di spalancare almeno per un po’ la finestra e di far entrare aria nuova e fresca nella stanza. Secondo alcuni studi, fare il letto ogni giorno è un’abitudine molto salutare e utile, anche per chi soffre di depressione. La me adolescente rifiuterebbe con orrore questi studi, la me di oggi saltella e schiamazza di gioia.

 

  1. Restare uniti

Periodi come questo possono mettere a dura prova i rapporti umani. Una parola sbagliata e si può finire a litigare, perché magari abbiamo sottili differenze di opinione che vengono amplificate dalla contingenza degli eventi. Mai come in questi momenti è secondo me essenziale individuare quali sono le persone di cui apprezziamo davvero la compagnia e quali sono quelle che ci fanno stare più male che bene (cercando di valutare le emozioni e gli stati d’animo più che le differenze di punti di vista).

Se non volete concentrarvi sulle elezioni e state per proporre un caffè ad un amico che sta per laurearsi in storia contemporanea americana, potrebbe essere un buon momento per rimandare a dicembre (scusate laureandi). Oppure per chiamarlo lo stesso e proporgli di andare al cinema o a giocare a calcio o fare qualsiasi altra attività dove si possa stare insieme ma prevalentemente in silenzio.

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  1. Circondarsi di vitalità

In momenti in cui tutto diventa cupo, triste e spento, mi piace pensare che ci sia bisogno di pensare e circondarsi di cose vive. Che si tratti di coccolare un animale, abbracciare un’amica, fare una passeggiata al parco, guardare qualcosa al microscopio, prendersi cura di una pianta, penso che niente aiuti di più del concentrarsi su ciò che trasmette energia vitale in una fase in cui sembra impossibile nutrire speranze.

Consultando un po’ di articoli americani per trarre ispirazione per questo post, ho trovato liste di programmi televisivi da guardare, cibo spazzatura da ordinare a domicilio (da mangiare poi davanti alla tv o al pc), cani brutti da guardare su Internet. Anche se come già detto ritengo che ogni tecnica di “self care” sia soggettiva e passibile di aggiornamenti e ripensamenti, mi permetto di consigliare di favorire il divertimento all’intrattenimento, il coinvolgimento diretto in una o più attività rispetto al guardare cose e situazioni filtrate da uno schermo.

C’è un’abbondanza di ottimi film, social, videogiochi, serie tv, video su YouTube. Non ha senso privarsi della fruizione di tanti capolavori. Una via di mezzo potrebbe essere quella di riservare a questi prodotti un tempo minore rispetto a quello dedicato all’occuparsi attivamente di qualcosa.

 

Per tutto il resto, resistiamo.

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