Attenzione: contiene spoiler delle serie tv The 100, The Walking Dead, Jane The Virgin, The Vampire Diaries, EmpireBuffy, e forse anche altre che ci siamo perse per strada.


Un mese fa, la serie tv The 100, di cui vi avevamo parlato molto molto bene, ha fatto una cosa che ha scosso l’internet nel profondo: [SPOILER] ha ucciso Lexa, Comandante dei Tredici Clan.

Esattamente un minuto e mezzo dopo una bellissima scena in cui lei e Clarke (la protagonista della serie) si lasciano finalmente andare ai loro sentimenti (ed era pure ora), Clarke entra in camera da letto e viene assalita dal consigliere di Lexa, Titus, che inizia a sparare all’impazzata. E chi altri entra proprio in quel momento e si prende una pallottola nello stomaco se non Lexa stessa?

Segue scena drammatica in cui la Comandante muore fra le braccia di Clarke, noi spettatori moriamo con lei, e poi c’è un’importante svolgimento di trama che… vabbè, bravi, però io tornerei un attimo a piangere.

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Se questa scena vi suona vagamente familiare, è perché è avvenuta in un modo quasi identico in Buffy, nella sesta stagione, quando Tara fu uccisa da una colpo di pistola accidentale, e morì fra le braccia di Willow pochi minuti dopo che le due si erano riappacificate.

Ma al di là della questione sulla modalità della morte di Lexa (e di come è stata gestita dagli sceneggiatori sui social network), quello che ha fatto infuriare le/i fan della serie (e in particolare di Lexa e della relazione Clarke/Lexa) è stata l’ennesima morte di un personaggio lesbico o bisessuale nel tentativo di creare momenti drammatici e sconvolgenti per gli spettatori. L’ennesima morte di un personaggio LGBT che viene usata come spunto di trama.

Il problema è questo: da anni esiste un topos, un cliché, che viene utilizzato ad nauseam da creatori e sceneggiatori di film e serie tv per creare tensione e risoluzione drammatica. Questo topos è stato chiamato Bury your Gays, e consiste in un meccanismo semplicissimo: il personaggio LGBT (che di solito è uno o pochi, in una serie mainstream che non sia Orange is The New Black) muore sempre. E di solito non muore di morte naturale (per usare un eufemismo).

Qui non si sta più parlando della morte di quest’unico personaggio. La morte di Lexa è la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. È una morte che riecheggia tante altre morti, tante morti che si accumulano e che ripetono alle persone LGBT che le guardano che le loro vite saranno sempre tristi e che non saranno mai e poi mai felici. Tante morti violente che riecheggiano all’infinito nell’immaginario della cultura LGBT e ci impediscono di trovare dei personaggi in cui rivederci, riconoscerci, ritrovarci.

Ecco un po’ di statistiche sulla rappresentazione LGBT nei telefilm per rallegrarvi la giornata. E qui la lista dei 150 personaggi lesbici e bisex uccisi in televisione, contro i 29 che hanno avuto finali felici.

Quando ancora il conto era a 138

Sì, è vero, in The 100, come Game of Thrones, le persone muoiono in continuazione. Sì, è vero, nessuno è al sicuro. Sì, è vero, essere lesbica non ti esime dal morire. Sì, è vero, di sicuro non hanno ucciso consciamente Lexa perché era una donna lesbica in posizione di immenso potere. Sì, sì, l’uguaglianza non significa trattamenti speciali, sì, la creatività prima di tutto, okay.

Ma, considerate questo: c’erano una volta due piatti vuoti. In un piatto misero 100 pan di stelle, e nell’altro ce ne misero due. Poi, qualcuno prese un biscotto da entrambi i piatti. Nel primo ne rimasero 99. Nel secondo, solo uno. Vi sembra uguaglianza, questa? Perché guardate che le proporzioni sono più o meno queste.

Se in Game of Thrones muore un Jon Snow, quanti altri personaggi maschi bianchi eterosessuali semieroici come Jon Snow sono pronti a prendere il suo posto in tutte le centinaia di serie tv che esistono? Troppi per poterli contare. Quante ragazze lesbiche in posizione di potere conoscete che sono anche in una relazione onesta e ben sviluppata con un’altra donna, anch’essa centrale alla serie tv? Lexa era una sola, e non la riavremo mai indietro. E Clarke è virtualmente condannata all’infelicità.

Clarke/Lexa

Fanart di Clarke/Lexa di blazedoodles

Sì, è vero, l’attrice apparentemente aveva dei problemi di tempo perché è una regolare anche su Fear the Walking Dead, ma questa è solo una scusa trita e ritrita usata dal creatore, Jason Rothenberg, per tirarsi fuori da una situazione di PR assai spinosa.

Non ci sono scuse alla pigrizia creativa. Se hai a disposizione un attore per poche puntate puoi gestirtela in mille maniere diverse e se andate in rete potete trovare tantissime alternative che i/le fan hanno trovato anche solo qualche giorno dopo il fattaccio.

No, basta scuse. Bisogna prendersi le proprie responsabilità. Bury your Gays è un topos nocivo e datato e ricaderci è una grave mancanza a livello creativo, specialmente per un piccolo telefilm post-apocalittico come The 100, diventato famoso proprio grazie alla sua “progressività” e “inclusività” di personaggi LGBT e personaggi femminili super interessanti e complessi.

Dal giorno della morte di Lexa, il potere del fandom (così si chiamano le community di fan su internet) ha iniziato a farsi sentire. Trending topic su twitter per 10 giorni consecutivi, ascolti bassissimi per le puntate seguenti,  decine di articoli usciti sui principali giornali online che si occupano di cultura pop, come Variety, Hollywood Reporter, Entertainment Weekly e perfino l’Huffington PostBBC News, e il Washington Post riportano e denunciano il topos Bury your Gays, condannano la morte di Lexa e spiegano come il problema esista e vada risolto.

Nasce il movimento LGBT Fans Deserve Better. In seguito, per sfatare il mito dei fan infuriati bambinescamente solo per la morte del loro personaggio preferito, hanno anche raccolto più di 110 mila dollari in onore/protesta della morta di Lexa e li hanno donati in beneficenza a The Trevor Project. In breve, The CW e The 100 si trovano veramente in un brutto momento, e nonostante gli sceneggiatori si siano scusati (a malincuore), le loro scuse sono arrivate davvero troppo tardi.

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Il punto è che siamo stanche. Stanche di venir stereotipate, utilizzate per i più bassi scopi di trama, rese le supercattive della situazione, abbandonate alle storylines più abbiette e inutili. Ma più di tutto siamo stanche di vedere i nostri personaggi finire sempre, inevitabilmente male. Le loro storie d’amore distrutte, la loro stessa esistenza cancellata. Non potete invocare “il realismo” solo quando e dove vi conviene. L’eroe non sempre conquista la principessa nella realtà (se anche esistessero eroi e principesse), ma pare che nella maggior parte delle storie sia così.

Le storie, i racconti, le narrazioni, servono anche a darci speranza, a dirci che è possibile che le cose migliorino, che è possibile essere felici. Che speranza ci può essere per le nostre stesse vite, per le nostre stesse storie d’amore, se perfino nelle storie più classiche finiamo sempre male?

Manco a farlo apposta, nelle sei settimane seguite alla morte di Lexa, sono state uccise altre cinque donne lesbiche in tre serie tv diverse: Denise in The Walking Dead, Nora e Mary Louise in The Vampire Diaries, e Mimi e Camilla in Empire. Se a queste ci aggiungiamo l’omicidio di Rose/Sin Rostro nell’episodio del 22 febbraio di Jane The Virgin, arriviamo a ben sette lesbiche morte di morti violente nel giro di poco meno di due mesi. E poi non venitemi a dire che esagero.

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