Le aggressioni con l’acido sono anche dette vitriolage, possono cancellare i tratti di una persona, renderla deforme in maniera mostruosa e cambiarne per sempre la vita – e quasi mai in meglio. Ci sono molti motivi per cui l’acido è uno dei peggiori crimini contro l’umanità esistenti al mondo. Se non bastassero le foto del prima e del dopo delle sopravvissute agli attacci atroci, io sento il dovere di aggiungere qualcosa.

acido

L’acido è un’arma invisibile, silenziosa, economica e che si può trasportare in una bottiglia d’acqua e lanciare addosso ad una persona quasi con noncuranza per poi fuggire. È un atto devastante nella sua semplicità e anonimità.

La vittima impiegherà qualche secondo a realizzare che quella non è acqua, ma letteralmente fuoco liquido. A primo impatto l’acido somiglia ad acqua, ma in pochi secondi genera una sensazione di bruciore che diventa velocemente intollerabile. L’acido corrode e fa sciogliere pelle, le terminazioni nervose e anche le ossa.

Se la parte colpita smette di fare male è perché i nervi sono stati annientati. Quello che resta di un volto colpito dall’acido è indescrivibile. Si può morire di soffocamento per l’inalazione dei gas, si può morire di infezioni, l’acido può raggiungere gli organi e distruggerli. Nei paesi dove si registrano il maggior numero di casi, solo poche donne possono accedere a cure mediche adeguate per salvarsi.

Paesi in cui gli attacchi sono più frequenti

La violenza a base di acido avviene in molti paesi africani, sudamericani ma anche negli Stati Uniti e in Europa. I paesi con la maggiore incidenza di attacchi a base di acido corrossivo sono però Bangladesh, India e Cambogia. Nel 2011 è stato pubblicato uno studio dall’Avon Global Center for Women and Justice che analizza le cause e i fattori che determinano tale incidenza.

Le ragioni sono quasi banali a dirsi: un mix di discriminazione nei confronti delle donne e del loro insubordinarsi ad una società patriarcale, unito alla relativa semplicità di procurarsi acidi corrosivi grazie alla massiccia presenza dell’industria tessile che ne fa largo uso, crea il terreno perfetto per la tragedia. Ma non solo: l’acido idrocloridrico, solforico e nitrico vengono usati in casa per la pulizia delle abitazioni (quello idrocloridico anche per pulire i gioielli). La disponibilità è quasi imbarazzante, e solo il Bangladesh ha deciso di limitare la vendita di tali prodotti per ridurre il numero degli attacchi.

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Questo tipo di violenza costituisce una violenza di genere, una forma di discriminazione secondo la CEDAW, che la descrive come:

A violence that is directed against a woman because she is a woman or that affects women disproportionately.

Una violenza che è diretta contro una donna proprio perché donna o che affligge oltre misura le donne.

Spesso ad essere attaccate sono donne che rifiutano le norme vigenti per il loro sesso, che relegano la donna ad una posizione subordinata e oggettificata. Una porzione significativa degli attacchi che avvengono in India e Bangladesh si verifica quando una donna esercita il proprio diritto di decidere della propria vita, rifiutando un corteggiatore o una proposta di matrimonio ad esempio.

Gli aggressori agiscono per offendere quello che secondo la società è il tratto più importante per una donna – ossia la sua bellezza, il suo aspetto fisico, e la sua capacità di contrarre un buon matrimonio grazie ad esso. “Se verrà deturpata, non sarà di nessun altro”, potrebbe pensare un potenziale aggressore; “Se finirà sfregiata, cieca e sorda sarà permanentemente un peso per la sua famiglia perché non troverà mai un lavoro”. Come a dire: voglio cancellarti dalla società, donna orgogliosa che non si assoggetta ad essere una merce, ecco la tua punizione perenne.

Un caso particolare è quello della Cambogia, dove donne attaccano altre donne. Qui ad essere vittime sono le amanti o le mogli di un uomo, e si tratta ancora di una violenza di genere: in una società dove il sostentamento economico dipende ancora da un uomo, una donna ne attacca un’altra per assicurarsi quella sicurezza economica tramite tale uomo.

La società non ha uno sguardo benevolo nei confronti delle sopravvissute: considerate veri e propri omen di sventura, subiscono il genere di atteggiamento di passiva/aggressiva accusa da parte di chi pensa: “Se è capitato loro devo esserselo per forza meritato, non sarà successo per caso”.

Andare avanti

Ci sono anche margini di speranza però. Introducendo una legge che limita l’accesso a sostanze nocive a compratori industriali e commerciali provvisiti di licenza, il Bagladesh ha ridotto dal 15% al 20% all’anno questo tipo di violenza. In un video alla charity Make Love Not Scars, Reshma, una donna sopravvissuta ad un attacco con l’acido si mostra in un make-up tutorial, sottolineando che i prodotti che l’hanno sfigurata sono reperibili negli stessi negozi dove si comprano prodotti cosmetici.

Non sono mai stata vittima di un’aggressione con l’acido, ma ora ho una nuova consapevolezza del mio girare a visto scoperto. Vivo in un paese dove l’incidenza di questo fenomeno è bassa, ma dove è già successo, e le conseguenze per chi lo ha sperimentato sono irreversibili. Ho iniziato ad affondare la faccia dentro il cappuccio della giacca mentre cammino, e la domanda e se capitasse anche a me è forse uno dei tarli più tenaci da scacciare. Perché la follia di un attacco potrebbe verificarsi in un lampo vigliacco e alterare anche la mia vita per sempre.