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Solidarity with Stoya: uno stupro è uno stupro

Solidarity with Stoya: uno stupro è uno stupro

Attenzione: questo articolo contiene riferimenti alla violenza sessuale


Qualche giorno fa, la pornostar e scrittrice Stoya ha rivelato in un tweet di essere stata stuprata dal collega ed ex-fidanzato James Deen. Ben presto altre donne sono uscite allo scoperto, testimoniando le brutalità dell’attore nei loro confronti, dal tentato stupro e percosse a quello riuscito a tutti gli effetti.

stoya

Le reazioni su Internet sono state (come al solito) contrastanti: se da un lato #solidaritywithstoya è diventato uno degli hashtag del momento, dall’altro molti hanno commentato che Twitter non è un tribunale e che Deen è innocente fino a prova contraria. Inoltre, se la violenza c’è stata, perché Stoya e le altre non l’hanno denunciata subito? Dove sono le prove?

Qui casca l’asino (e buona parte dei cinguettatori). Una violenza sessuale è difficile da provare: non lascia necessariamente molte tracce esterne e deve essere denunciata subito, affinché si possano raccogliere prove “tangibili”. La trafila medica è poi ulteriormente dura per una donna che è appena stata vittima di violenza perché significa rivivere un episodio molto violento e molto recente, senza contare le pressioni sociali che spingono già una qualsiasi donna a non denunciare lo stupro, figuriamoci una sex worker.

Stoya è fra le pornostar più in vista del momento, anche grazie al suo lavoro al di fuori del mondo del porno, ed è in parte anche questa sua posizione privilegiata che le ha permesso di denunciare un personaggio così in vista come Deen (che deve in parte la sua fama fuori dal mondo del porno proprio a lei). Per chi non lo conoscesse, James Deen, all’anagrafe Bryan Sevilla, è stato, finora, la faccia “pulita” del porno: antitesi del pornoattore macho, con una faccia da ragazzo della porta accanto, fermo oppositore del razzismo, tanto che alcuni lo considerano un attore “femminista” (ignorando i ripetuti e tristi rape joke).

Ora, può essere che il mondo del porno, già per la sua natura, non sia l’ambiente lavorativo da questo punto di vista più sicuro per una donna. Questo però non vuol dire che lo stupro denunciato da Stoya o l’assalto e il tentato omicidio di Christy Mack siano meno gravi, disgustosi e condannabili perché le vittime lavorano con il proprio corpo.

Dopo essere stata letteralmente massacrata (18 ossa rotte, naso rotto, fegato spappolato, denti fracassati e un taglio sulla coscia così profondo da non farla camminare per settimane, senza contare il tentato stupro e il taglio completo del capelli) dal suo ex fidanzato Jonathan Koppenhaver, aka War Machine, Christy Mack ha ricevuto una valanga di commenti che andavano dal “non è così grave” al “se l’è cercata”. Durante la deposizione della donna al processo, Koppenhaver si è messo a ridere.

War Machine e Christy Mack durante il processo (16.11.14)

Al di là del fatto che quest’uomo sia un pazzo furioso, la vicenda prova come certe categorie di donne siano percepite come qualcosa in meno di esseri umani, come bambole a cui è possibile fare di tutto perché la loro professione ha a che fare con il sesso. Le sex worker devono poter dare il proprio consenso come qualsiasi altra donna e gli stupri e le violenze che subiscono devono essere denunciabili (e prese sul serio) come quelle di qualsiasi altra donna. Il concetto di stupro è che la vittima subisce una violenza contro la sua volontà. Se una donna non dà il suo consenso, è stupro. Indipendentemente dal lavoro che fa.


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  1. Nicolas

    14 dicembre

    Bell’articolo, fa piacere leggere di queste notizie anche su qualche pagina italiana, specie se scritto con gusto e capacità come vostra abitudine. Ai tempi la storia di Christy – oltretutto mia coetanea e performer piuttosto giovane – mi lasciò molto turbato, perché la seguivo attivamente sui social sin da quando faceva coppia fissa con il sopracitato psicopatico. C’è stato chi ha mostrato la sua solidarietà e chi le ha dato contro in tutti i modi, millantando anche la veridicità dei danni fisici ricevuti, paparazzandola fuori dall’ospedale e quant’altro, roba vergognosa. Il suo racconto divulgato pubblicamente, poi, era da brividi.

    Confido in Stoya, da suo fan e non, che possa smuovere qualcosa contro Deen, visto che oltretutto è una scrittrice professionista e da qualche tempo anche columnist per The Verge, oltre che una mente sufficientemente affilata.

  2. Francesco

    14 dicembre

    Domanda sincera da un ragazzo che vorrebbe capire meglio l’intera questione: come è possibile salvare capra e cavoli, ovvero dare dignità alla denuncia della vittima di violenza ma tutelare anche chi è accusato della stessa finché non ci son prove a carico?

    E’ chiaro che quando si viene a conoscenza di una storia del genere fa cascare le braccia che ci sia un esercito di persone pronte ad insinuare che colei che ha denunciato stia cercando di incastrare il presunto stupratore, dall’altra… quanto peso è giusto dare ad una denuncia basata solo sul resoconto di una delle parti?

    Vi ringrazio se avete articoli sul tema da indicarmi 🙂

  3. pixelrust

    18 dicembre

    Francesco:
    l’opinione che mi sono fatto leggendo a lungo su questo argomento (cosa che continuo a fare, perché è un tema complicato e meno conosciuto di quanto si pensi, specie da parte di noi uomini) è che anche in questo frangente, come in tutte le situazioni socialmente “asimmetriche”, sia deleterio pretendere di adottare l’approccio “par condicio”.

    Perché definisco lo stupro un tema “asimmetrico”?
    Perché tutti i dati ufficiali e le esperienze personali indicano che a commettere violenze sono, nella stragrande maggioranza dei casi, uomini ai danni delle donne.

    Qui non stiamo scrivendo leggi o costituzioni, dove è doveroso trattare tutte/i in modo uguale anche sul piano puramente teorico; e non stiamo nemmeno processando davvero James Deen. A tutelare i suoi diritti in tribunale ci penseranno i suoi avvocati.
    Non ci serve qui spendere tempo e parole sui casi in cui le accuse di stupro sono fasulle, perché questi sono pochissimi rispetto ai casi reali di stupro – specie se pensiamo anche a tutti gli altri stupri che vengono commessi davvero senza che entrino mai a fare parte delle statistiche.

    Qui stiamo cercando di mettere mano alla nostra cultura -di cui la ‘rape culture’ fa parte-, perché riconosciamo che sia marcia e contribuisca a perpetuare il problema. Questa cultura è in gran parte asservita alle esigenze di noi maschietti, e contribuisce a portare avanti e rafforzare il nostro “dominio” su chi non fa parte del nostro gruppo.

    Suggerimenti di lettura in italiano, incluse statistiche recenti (ho privilegiato articoli scritti da altri uomini perché ho l’impressione che possano essere particolarmente utili agli altri uomini. Inoltre sono relativamente pochi e quindi “preziosi”):

    http://www.istat.it/it/archivio/161716
    http://www.internazionale.it/notizie/2015/06/05/violenza-sulle-donne-istat-rapporto-2015
    http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/494838/Violenza-contro-le-donne-per-1-ragazzo-su-4-dovuta-a-troppo-amore
    http://www.maschileplurale.it/da-uomo-a-uomo/
    http://narrazionidifferenti.altervista.org/lo-stupro-e-colpa-delle-vittime-dai-media-italiani-al-video-della-polizia-ungherese/
    http://www.noino.org/pagina.php?id=7757 (e il resto del sito)
    http://www.ilcorpodelledonne.net/2012/05/un-post-per-soli-uomini-ecco-i-risultati/
    http://www.softrevolutionzine.org/2013/violenza-sessuale-giornalismo-cyberattivismo/ (e link inclusi)
    http://narrazionidifferenti.altervista.org/lo-stupro-e-colpa-delle-vittime-dai-media-italiani-al-video-della-polizia-ungherese/
    http://www.softrevolutionzine.org/2014/stress-post-traumatico/
    http://www.softrevolutionzine.org/2013/aggressioni-violenza/
    http://www.abbiamoleprove.com/tag/abusi/
    http://www.centrouominimaltrattanti.org/sost_prog_b1.html

  4. SoftRevolutionZine

    18 dicembre

    Silvia, autrice del pezzo, scrive:

    Ciao Francesco, quello che sollevi tu è un punto di difficile soluzione. Allora, nel caso di Stoya e James Deen, è chiaro che una dichiarazione simile su Twitter non costituisce in alcun modo prova giuridica di reato. In linea teorica, quello che ha scritto Stoya non dovrebbe danneggiare in alcun modo Deen, perché appunto non avendo fondamento giudiziario, non potendo essere indagata (almeno non dai fruitori della piattaforma) non prova che il fatto in sé sia esistito. Questo per quanto riguarda teoricamente il fatto in sé.

    Il problema però è la pratica. Non è giusto condannare moralmente l’accusato…salvo che Deen ora è accusato di stupro e maltrattamenti da altre cinque donne. Teniamo sempre conto che questo giuridicamente non prova nulla. Però il problema è che lo stupro è difficile da raccontare, appunto anche per un sistema sociale che tende a reprimerlo, e se Stoya non aveva interesse (almeno economicamente) a denunciare falsamente Deen (qua il perché: http://unkrossed.com/old-shit/258-istandwithstoya), tantomeno l’aveva l’ondata di donne che ha poi sollevato i vari fatti concernenti Deen. Inoltre, che è statisticamente molto probabile che lo stupro sia avvenuto: tanto per sfatare un altro mito, la percentuale di stupri risultati poi falsi dalle indagini si attestano fra il 2 e il 10%. Gli stupri classificati come “falsi” comprendono anche stupri su cui non si potessero raccogliere prove certe o in cui la vittima non collaborava o che vengono denunciati tardi, quindi non solo stupri che non sono proprio mai avvenuti (vedi http://www.icdv.idaho.gov/…/handouts/False-Allegations.pdf ma anche http://www.bloombergview.com/…/what-we-don-t-know-about… e http://jezebel.com/he-said-she-said-the-mythical-history…) : a questo punto, quante probabilità ci sono che uno stupro denunciato sia inventato?

    Quindi non esiste una risposta certa per salvare capra e cavoli però è possibile analizzare gli elementi che si hanno. Da questi elementi emerge che nella maggioranza dei casi (non in tutti ma nella maggioranza si) gli stupri denunciati sono in realtà avvenuti. James Deen è effettivamente colpevole dei fatti a lui attribuiti? Se guardiamo le possibilità statistiche, le eventuali motivazioni che avrebbero le vittime per mentire, la situazione generale (cioè che Deen in questo caso era una figura che nell’ambiente aveva molto più potere di, per esempio, Tori Lux), quasi sicuramente sì (per non dire si). Giuridicamente e legalmente assolutamente no.

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