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Razzismo tra i banchi di scuola: il caso di Pisa

Razzismo tra i banchi di scuola: il caso di Pisa

Non passa giorno senza che le nostre utopie concrete siano scalfite da una o più notizie dal peso quasi insostenibile. Il senso di ingiustizia ci ricopre e per qualche istante ci abbandoniamo, ci lasciamo schiacciare, restiamo senza parole.

Oggi abbiamo letto la storia dei suprusi che stanno colpendo, nella città di Pisa, una quattordicenne di famiglia senegalese.

Il Tirreno di lunedì riporta che la ragazza è stata più volte vittima di atti di razzismo da parte dei suoi compagni di classe, tanto che il padre è arrivato a esporre denuncia, nel tentativo di porre fine alle violenze. La sua “colpa” sarebbe stata quella di ottenere risultati eccellenti a scuola, in particolar modo nella sua materia preferita.

Messaggi lasciati anonimamente nel diario della ragazza includevano infatti frasi del calibro di

Non si è mai vista una negra che prende 10 a Diritto.

La quattordicenne è stata messa nella condizione di dover giustificare i suoi voti, spiegando che ama la materia e che si trova bene con la professoressa. Quest’ultima, dopo essere stata accusata di operare dei favoritismi, avrebbe più volte dichiarato in classe di “apprezza[re] chi fa bene a prescindere dal colore della pelle”.

I libri della studentessa, strappati dai compagni di classe

I libri e i quaderni della studentessa, strappati dai compagni di classe

La studentessa ha infine dichiarato:

È una situazione che mi fa stare male perché sapere che in classe c’è gente che pensa queste cose di me è davvero doloroso. Hanno anche scritto che non esiste che una negra possa diventare avvocato.

Vicende come questa, una volta raggiunti i giornali, causano ondate di indignazione e inviti a dare “punizioni esemplari” ai colpevoli. Anche noi ci troviamo a pensare alla crudeltà dei loro gesti, all’età delle persone coinvolte, e al fatto che storie come questa dovrebbero essere inconcepibili nel 2015.

Molte analisi che incontriamo negli articoli di giornale e nei commenti degli utenti che li hanno consultati si fermano alla punizione, come se la causa delle violenze fosse la crudeltà, la stupidità o l’ignoranza di un gruppo isolato di persone.

Sappiamo, invece, che si tratta di una questione che ha radici molto più profonde. Il razzismo è un problema strutturale, che non potrà mai essere affrontato davvero se non ci sarà la volontà di mettere in discussione il sistema di potere noto come supremazia bianca.

Ciò, ad esempio, significa che i libri scolastici sono dominati dalle conquiste, le imprese e i successi di uomini bianchi. Questo è vero sia che si guardi ai testi di letteratura e di storia, sia a quelli scientifici. Il contributo dato da chiunque non avesse il privilegio di appartenere alla categoria dominante, stando ai nostri desueti programmi scolastici e ai libri adottati nelle scuole, sembra essere stato cancellato.

Perché stupirsi allora se passa l’idea che una donna di colore non possa perseguire l’avvocatura?

Jenny Holzer

Jenny Holzer

Fino a che il nostro sistema scolastico continuerà a fare il gioco dei vincitori, è difficile che il razzismo strutturale venga meno. Si passano anni ed anni sui banchi di scuola senza mai incontrare un’inventrice afroamericana, una romanziera nigeriana, un’attivista indiana o una rivoluzionaria messicana. La giustizia sociale passa anche attraverso la condivisione di esempi positivi nei quali ci possa identificare, nessun* esclus*.

Fino a che il nostro sistema scolastico continuerà ad ignorare l’esigenza di contenuti intersezionali, necessari per comprendere la complessità delle nostre realtà sociali, il razzismo tra i banchi di scuola sarà implicitamente legittimato.

Ruby Bridges, attivista per i diritti civili e prima persona afroamericana a frequentare una scuola per soli bianchi

Ruby Bridges, attivista per i diritti civili e prima persona afroamericana a frequentare una scuola per soli bianchi

Nel nostro piccolo, vogliamo dire alla ragazza di Pisa che siamo dalla sua parte, e che la nostra redazione già la immagina a svolgere la professione dei suoi sogni.


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