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La Saga a fumetti: odi et amo nello spazio profond...

La Saga a fumetti: odi et amo nello spazio profondo

Scommetto che se vi venisse chiesto di descrivere la persona che amate vi trovereste in difficoltà. Non sapreste da dove cominciare, perché ogni pezzo che la compone, inclusi i difetti di cui siete pur consapevoli, si incastra alla perfezione nella sua totalità; forse ricordereste la cattiva impressione che vi ha fatto la prima volta che vi siete incrociati, in una situazione magari insolita, in un contesto imprevedibile, e pensereste divertiti a quanto fosse improbabile che proprio quella persona, così spigolosa e al contempo rotonda, cominciasse a popolare il vostro inconscio nei sogni notturni e nelle vostre quasi palpabili visioni diurne ad occhi aperti.

Leggere Saga, per me, è stato come innamorarmi. Ne avevo sentito parlare, avevo letto dei molteplici premi che, nel tempo, sono stati assegnati alla fortunatissima serie scritta da Brian K. Vaughan e disegnata dalla talentuosa Fiona Staples (tre Eisner Awards nel 2013, sei Harvey Awards nel 2013, ed altri tre Eisner nel 2014), eppure quando mi trovavo davanti il primo volume sullo scaffale di una libreria qualcosa mi lasciava perplessa. Ricordo di aver preso in mano e sfogliato e poi riposto quel numero uno più di una volta, indecisa se dargli una chance, non capendo di primo acchitto le ragioni del suo successo, quasi infastidita dallo stile grafico e sintetico di Staples che ritenevo mal si accordasse con il mio gusto in fatto di fumetti.

Ma alla fine è successo: ora nella mia libreria campeggiano tutti i volumi finora usciti in Italia (quattro, l’ultimo uscito a gennaio 2015) pubblicati da Bao Publishing (prezzo di copertina 14 €), e la nostra è una storia d’amore con i fiocchi. Inizialmente travagliata, ora scorre veloce come la penna di Vaughan: la storia di Saga unisce e mescola alla perfezione una guerra intergalattica, personaggi brillanti, che non cadono mai nello stereotipo anche quando danno l’impressione di essere confezionati ad hoc per sembrarlo (la suocera ipercritica, il mercenario dal cuore d’oro, il principe-soldato pieno di dubbi), e un amore fra due razze in lotta tra loro che trova il suo compimento e la sua ragion d’essere e continuare nella figlia dei protagonisti Marko e Alana: Hazel, narratrice onnisciente delle vicende dei suoi genitori da un ipotetico futuro che ci si svela davanti di volume in volume.

Saga 01

Marko è un soldato cresciuto su Wreath, una luna magica impegnata in un eterno conflitto con il pianeta intorno al quale orbita, Landfall, su cui è nata Alana. Lui ha un paio di corna da caprone e padroneggia la magia, lei ha due ali iridescenti e sa combattere, e sono stati educati all’odio verso la razza opposta. Lui è un prigioniero, lei è la sua guardia: sboccata, sarcastica, cade però preda del fascino del romanzo rosa che sta leggendo, Fumo di notte, storia d’amore di due nemici naturali che anziché uccidersi a vicenda si avvicinano contro ogni previsione: una vicenda troppo simile al suo incontro con Marko perché possa essere una coincidenza, e dal flashback presente nel secondo volume è proprio il caso di dire che galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

La coppia, con un terzo inquilino a bordo di Alana, fugge dalla prigione imperiale e inizia immediatamente ad essere ricercata da più fronti. Il mercenario Il Volere con il suo gatto parlante Bugia, il voluttuoso Principe Robot IV che ha uno schermo TV al posto della testa, Gwendolyn, combattiva ex di Marko, e tutto il restante bagaglio di personaggi ad un primo sguardo paiono assurdi, ma Vaughan li inserisce tanto bene nel loro universo da darci l’impressione che quel che stiamo leggendo sia assolutamente reale e credibile.

Saga 02

Il Volere e Bugia

L’immaginario visivo a supporto della tela tessuta da Vaughan è opera, come dicevo, di Fiona Staples: la disegnatrice canadese incontra lo sceneggiatore tramite un amico comune, e da allora nasce un sodalizio che ha portato fortuna ad entrambi.
Ciò che colpisce di più all’apertura di un volume di Saga è il contrasto quasi stridente tra le copertine dei volumi (vere e proprie opere d’arte digitale pittorica con un uso dei colori fenomenale) e lo stile quasi schizzato, a tratti apparentemente arronzato, eppure perfettamente lineare, scorrevole e coerente delle pagine interne. In particolare Staples lavora su una tecnologia che credo non abbia eguali: dalla volontà di non esagerare con i tecnicismi ma di rendere comunque un’ambientazione posta in uno spazio futuristico, le astronavi che progetta sono il trionfo dell’organico, come la navicella-albero dei suoceri di Alana che accoglie i propri ospiti al suo interno come in un tronco cavo – che pur fluttua a razzo nello spazio, o quella del Principe Robot IV che sembra interamente fatta d’osso.

Quasi una variante più cruda, sboccata e meno pudica di Star Wars, insomma. Un universo futuribile, reso in ultimo coerente dai sentimenti che lo animano: l’amore tra Alana e Marko, che pure incontra i suoi momenti di crisi, ma anche l’affetto di Il Volere per Schiavetta, una bambina di sei anni che salva da un destino di schiava sessuale sul pianeta Sextilio, o la malvagità della mercenaria arrivista Segugio che approfitta dei sentimenti che nutre per lei Il Volere alfine di raggiungere i suoi scopi.

Che dire: se il XXII secolo si rivelasse essere simile al secolo in cui si svolge Saga, nessuno dovrebbe stupirsene più di tanto.

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Vaughan e Staples al Comicon di San Diego


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