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Spezzando l’incanto del WAW (Women Are Wonde...

Spezzando l’incanto del WAW (Women Are Wonderful effect)

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un vecchio articolo di Time.com intitolato 5 Feminist Myths That Will Not Die (Cinque miti femministi che non moriranno mai) che, in estrema sintesi, ridicolizzava molte cose in cui credo e su cui baso la mia indignazione quotidiana. O quanto meno le percentuali con cui certi fenomeni problematici si verificano.

Non è vero che, negli USA, della percentuale di donne che entrano al pronto soccorso, il 22-35% sono donne che hanno subito violenza domestica. Non è vero che, a parità di impiego, un uomo guadagna 1 dollaro e una donna 77 centesimi. Non è vero che 1 ragazza su 5 rischia di essere aggredita sessualmente al college.

Perché non ho provato sollievo leggendo questo?
Sembrerebbe, leggendo quest’elenco, che gran parte degli obiettivi del femminismo sia stato raggiunta, che questi problemi non ci siano più o siano in gran numero diminuiti. No?

Ma le argomentazioni sono deboli. Mettiamo che le statistiche siano sbagliate, fallate, non aggiornate: è meno grave se al pronto soccorso ci vanno 40000 donne vittime di violenza domestica invece di 1 milione? Ecco, non è stato facile sentirsi dare dell’allocca da un’altra donna che si identifica come femminista. Era Christina Hoff Sommers a firmare questo, come altri articoli di Time taggati sotto Feminism e Opinion.

Chi è Christina Hoff Sommers? Ex insegnante di filosofia, autrice di Who stole feminism? e The war on boys, è una femminista, una femminista “dei fatti”, come si definisce sul suo vlog. Sponsorizzato dalla AEI, l’American Enterprise Institute fof Public Policy Research, di cui fa parte come ricercatrice, il suo video blog aggiornato ogni lunedì si chiama infatti Factual Feminist (abbreviato in Fact-Fem).

Mi ha colpita molto il suo video Are men inferior to woman? Let’s check the data. (Spoiler: no). In questo video Hoff Sommers discute la dannosità del cosiddetto “Women are wonderful effect”, abbreviato in WAW, che ci porta a considerare le donne come migliori degli uomini, “superiori” (ecco la domanda del titolo) a loro, per via della loro abilità nel multi-tasking e della loro sensibilità.

Are you, or anyone you know, under the spell of WAW?

Nel video vengono mostrati alcuni titoli di testate online, ad esempio Why women are better at everything (sempre dal sito del Time, in cui ad ogni modo si cita uno studio specifico sul fatto che le donne assumano meno rischi degli uomini negli affari e “per questo” risultino vincenti statisticamente), assieme al Ted Talk dello scrittore inglese Sir Ken Robinson (uno dei più visti) in cui anch’egli citava l’esistenza di teorie che dimostrano come il multitasking sia una peculiarità delle donne, più che degli uomini. Queste teorie non esistono: “Dove sono?” , chiede ironicamente. E afferma: Se metti in discussione il WAW, invochi automaticamente il caos.

L’infinita tristezza che mi ha avvolta mentre ascoltavo Christina Hoff Sommers parlare, mentre leggevo i suoi contributi sparsi per la rete, è emblematica del fatto che non esista una via univoca al femminismo, e che pur sentendosi parte della stessa causa, purtroppo a volte ci si scorna a vicenda, e si finisce per prendere le distanze le une dalle altre. O canzonarle.

Christina Hoff Sommers

Christina Hoff Sommers

Christina Hoff Sommers fa grandi distinzioni tra Equity Feminism e Gender Feminism, essendo il primo il vero femminismo in cui si riconosce, quello dell’uguaglianza per tutti, e il secondo quello mainstream, il femminismo blasonato di oggi, che ha trasceso il liberalismo dei bei tempi andati e focalizzato tutta la sua agenda sulla lotta al patriarcato.

Personalmente credo che per lei il discrimine tra uno e l’altro sia la volontà di usare o meno il termine “oppressione”. Se riconosci l’esistenza di una disuguaglianza, riconosci anche lo svantaggio di una parte rispetto all’altra; non c’è niente di male nel definirsi vittime, a volte. E lo spauracchio del gender, no please, non anche qui!

Nel video, la conclusione cui arriva è che alla supremazia maschile non si può rispondere con quella femminile (ma chi la vuole?). La risposta è uguaglianza, considerazione e rispetto reciproco.

FINALMENTE! Eureka (o Urethra, direbbe Kimmy Schmidt)!
Come anticipato nello spoiler, no gli uomini non sono inferiori alle donne. D’altra parte, aggiungiamo noi, le donne non sono inferiori agli uomini. Ta-da!

Su questo siamo d’accordo? Mi sembra il momento migliore per ribadire che qui a Soft Revolution non cerchiamo affatto di far passare il messaggio “I maschi fanno schifo”. Per chi si forse perso il nostro manifesto: “Crediamo fermamente nell’importanza della partecipazione maschile al dibattito femminista e riteniamo sia importantissimo che i ragazzi ci si affianchino come alleati.”

Questo mese il nostro tema guida sarà incanto. Parleremo di epifanie, nuove cause ambientali cui dovremmo votarci con maggiore attenzione, universi animati da fate e toste leader con corpi non convenzionali, pentimenti materni, credenze popolari e magnifici videogiochi. E, indirettamente, parleremo anche di quest’effetto WAW, ma nella variante più inclusiva possibile. Everyone’s wonderful, cara Christina.

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