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Guida rapida al pendolarismo

Ogni mattina, un* pendolare si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del treno per non perderlo. Non a caso Schopenhauer diceva che la vita è un pendolo che oscilla tra noia e disperazione. La vita di chi ogni giorno si sveglia e lotta contro l’inefficienza dei servizi, i ritardi, gli scioperi, le decisioni scellerate e senza preavviso di Trenitalia, l’arroganza di certi controllori/autisti/capitreno/passeggeri, i prezzi folli degli abbonamenti non è certo facile.

Certo è che si avranno sempre un sacco di storielle divertenti da raccontare agli amici, come quella volta che sul tabellone era segnato il binario sbagliato e tu ti sei trovata nel mezzo del nulla alle sei di mattina.

Personalmente, credo che nel pendolarismo ci sia qualcosa di eroico. Chi non l’ha mai provato, non si rende conto della forza d’animo necessaria a sopravvivere quotidianamente nella giungla dei mezzi pubblici. Se sfruttato bene, il tempo trascorso su autobus, treni, metro e tram può comunque trasformarsi in un’esperienza costruttiva e addirittura piacevole, per questo ho deciso di scrivere questo piccolo vademecum al pendolarismo di di diffondere il verbo della sua piacevolezza.

Pendolare 1

Illustrazione di Benedetta Vialli

Organizzazione

La prima qualità del pendolare felice è un’impeccabile organizzazione. Ciò include avere degli “strumenti di sopravvivenza” e una quantità significativa di piani B. Per quanto riguarda i primi, è fondamentale avere uno zaino o una borsa capienti e con molte tasche. Può essere una banalità, ma riporre sempre nella stessa tasca gli stessi oggetti significa non perdere tempo prezioso a cercarli.

Io ho una tasca per l’ombrello (compagno fedele e indefesso, che non esce mai dallo zaino per essere sempre a portata di mano in caso di pioggia), una tasca per i fazzoletti, una tasca per le cose elettroniche (tra cui le indispensabili cuffie e il caricabatterie portatile), una tasca per gli assorbenti.

Molto utile è anche avere un “kit di sopravvivenza” nello zaino in cui riporre tutte le cose che potrebbero servire in situazioni di banalissima emergenza, quali pettine, burrocacao, limetta per le unghie, correttore, salviette umide e la migliore amica del pendolare: l’Amuchina.

Avere dei piani B è altrettanto utile: trovare il bagno pubblico più pulito e meno affollato, sapere dove rifugiarsi quando il treno è in ritardo di venti minuti e la temperatura di fuori raggiunge i meno venti, conoscere modi alternativi per arrivare nei luoghi d’interesse in caso di sciopero o altre disgrazie. Certo, queste conoscenze si accumulano col tempo. È utile anche avere un’agenda o un quadernino dove annotare queste cose (mai affidarsi ciecamente alla tecnologia!).

Il kit di sopravvivenza dell'autrice, composto di: specchietto con gatto praghese, imbarazzante astuccio di Hello Kitty, Santa Amuchina, pennello e blush per darsi un po' di vita quando ti svegli a 5,30, campioncino di profumo, campioncino di crema Nivea per le mani, due Tachipirine, salviettine umide profumate, rossetto nude, burrocacao per sopravvivere all'inverno.

Il kit di sopravvivenza dell’autrice, composto di: specchietto con gatto praghese, imbarazzante astuccio di Hello Kitty, Santa Amuchina, pennello e blush per darsi un po’ di vita quando ti svegli alle 5:30, campioncino di profumo, campioncino di crema Nivea per le mani, due Tachipirine, salviettine umide profumate, rossetto nude, burrocacao per sopravvivere all’inverno.

Sopravvivenza

La cosa forse più difficile da fare per un pendolare è trovare qualcosa da fare mentre ci si trova sui mezzi. Per non passare due ore a guardare le tendine blu del regionale, bisogna sperimentare varie attività e trovare la più piacevole. Io, ad esempio, ho scoperto che leggere in autobus mi fa venire la nausea, mentre in treno sono capace di finire un libro tra andata e ritorno.

Per sicurezza, è anzi meglio avere a disposizione una gamma di cose da fare: ho sempre un libro nello zaino (solitamente, racconti o poesie, in modo che possa leggerli anche saltuariamente), le cuffie per ascoltare la musica, l’iPad per scrivere o ripassare le lezioni, un quadernino per disegnare o organizzare viaggi che non farò mai.

Se poi si pensa allo spostamento come ad una sorta di viaggio in solitaria, è molto stimolante pensare e riflettere su di sé, osservare i comportamenti delle persone, vedere come esse cambino da un giorno all’altro. Bisogna sì trovare una routine, ma allo stesso modo cercare in ogni viaggio qualcosa di nuovo, di inedito e di speciale.

 

Illustrazione di Benedetta Vialli

“le tendine blu del regionale” – Illustrazione di Benedetta Vialli

Emergenza

Il tasto dolente del pendolarismo, invece, sono le situazioni di emergenza. Sarebbe bello poter mettere sul curriculum, alla voce problem solving, la dicitura “ho fatto cinque anni il/la pendolare, saprei anche risolvere la crisi ucraina in cinque minuti”. Ci sono emergenze legate alla circolazione (come la cancellazione dei treni, trovarsi bloccat* in stazione a orari improponibili, problemi con gli abbonamenti, eccetera) ed emergenze, ben più gravi, che mettono in pericolo la propria incolumità.

Di quest’ultime, forse la più odiosa è quella delle molestie. Essere donna, essere sola ed essere su un mezzo pubblico significa, purtroppo, essere bersaglio di certi individui che pensano di sfruttare la situazione in modo ignobile. Purtroppo, la sicurezza sui treni è ancora un obbiettivo lontano, nonostante le nuove misure adottate da Trenord (dopo l’episodio dell’aggressione col machete al CT avvenuto su un treno qualche mese fa). Difficilmente, per di più, troverete qualcuno pronto a difendervi in caso di molestie, se non qualche altro passeggero di buona volontà. L’unica soluzione è essere estremamente coraggiose e trovare la forza di rispondere, urlare, chiamare qualcuno, se necessario ovviamente le forze dell’ordine.

Per questo, come dicevo prima, c’è qualcosa di eroico nell’affrontare la dura vita del pendolare. Ci si troverà in situazioni difficili, pericolose, assurde, divertenti. Si incontreranno persone, si stringeranno amicizie, si litigherà per un posto a sedere. Tutte queste esperienze, dalla più bella alla più disastrosa, si riveleranno però utili e indispensabili. E sono sicura che, quando raggiungeremo la stabilità, un po’ ci mancheranno quelle avventure a volte surreali legate al mondo a parte di chi ogni mattina si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del treno per non perderlo.


Mi piace il rochenroll

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  1. PEndolante

    17 novembre

    Sottoscrivo la tua guida e aggiungo che pendolare è uno stile di vita

  2. Silvia

    17 novembre

    Direi che dipenda anche da quanto tempo passi in treno-bus…alla sera fortunatamente in 40 minuti: esco dal lavoro e sono a casa. E tra treno-bus il tempo non lo sento proprio..

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