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Ridurre all’osso: guida impietosa al risparm...

Ridurre all’osso: guida impietosa al risparmio

Gli articoli dedicati al risparmio e quelli dedicati al sesso hanno molto in comune: raccontano sempre, ovunque, le stesse cose. Questo lo so perché li ho letti tutti. Online, offline, anglofoni o meno: ovunque ci sia la promessa di imparare l’arte del risparmio, vivere con poco o niente, ovunque siano menzionate strabilianti idee per non veder evaporare lo stipendio in tempi record io son passata di lì. Ho diligentemente ingurgitato ogni cosa, nella promessa di imparare ad amministrare meglio il mio conto in banca e non sudare freddo quando arriva una bolletta, nella speranza di, rinuncia dopo rinuncia lenticchia dopo lenticchia, “creare dei risparmi”.

Qualsiasi cosa significhi.

Ha funzionato? No.

I risparmi sono l’unicorno infelice di chi vive boccheggiando il periodo fra uno stipendio e l’altro. Un’entità misteriosa ed inafferrabile, schiacciata sotto il peso di decisioni sbagliate ed imprevisti economici. Bloccati fra l’imperante bisogno di cavoletti di Bruxelles e grosse spese che non avevi visto arrivare (perché non le avevi viste arrivare? Cosa non hai ancora imparato?) evanescenti alla prima notifica “paga o ti stacchiamo il gas”. C’è qualcosa di estremamente confortante nell’ammettere con sé stessi: “sì, sono veramente, disperatamente a terra.” Una volta che accetti il pensiero di non avere soldi, una volta che smetti di fare finta che non è che non vuoi fare quella tal cosa, è che non te la puoi permettere, tutto assume una nuova prospettiva. Non te lo puoi permettere, ciao. Vai a mangiare le tue lenticchie. E c’è qualcosa di tremendamente triste nel considerare i cavoletti di Bruxelles un bene di lusso.
Come illustrato dal vizioso circolo dei cavoletti di Bruxelles, crucifera tentatrice:

CAVOLETTI

È questo il problema degli articoli sul risparmio: si nutrono di un universo parallelo in cui puoi decidere di tagliare parrucchiere e lavanderia, accorciare la quantità di ristoranti e scarpe, privilegiare i mezzi pubblici e le verdure di stagione, scegliere le biblioteche e dedicarti ad esotiche gite nei discount.

TUTTE COSE CHE FACCIO GIÀ, PER DIO.

Il che mi consente di non andare in rosso, di chiedere – moderate – somme di denaro alla mia fidanzata quando il mio nome ed il numero zero sono pericolosamente vicini sull’estratto conto, di pagare qualsiasi cosa ci sia da pagare, di mangiare in maniera regolare e reagire in maniera composta al suono della frase “le spese condominiali sono arrivate, la cifra è questa qui”.

Ma non mi consente di risparmiare.

Per risparmiare è necessario levare un altro strato di carne, portare tutto all’osso. Inserire ogni spesa in un quadro complesso di cui non vedi mai la fine, smettere di compiere ed acquistare qualsiasi bene accessorio (hi to you, oggetti che non sono cibo) nell’attesa di quando il poterli comprare non sarà più un’intensa lotta fra costi, benefici e rinunce: “Ma sì, concediamoci di comprare queste tre tracce tre alla fine son un gruppo che si merita i miei soldi, sono 0.99 a traccia e non trovo il torrent – non puoi, ieri hai preso una birra di troppo sciocchina. Quei tre euro li ha già impegnati*”.

Avete ammesso di essere poveri, più poveri di chi vi sta intorno, più poveri di quanto vi ricordavate, più poveri di come pensavate che fosse, di come sia legittimo e giusto che sia? Venite con me.

1. Make a budget and STICK TO IT

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Ogni mese guadagnate una certa quantità di soldi: allo stesso tempo ogni mese una certa quantità di soldi esce dalla vostre tasche e va in quelle del padrone di casa, della società del gas, della luce, nell’abbonamento dei mezzi, eccetera. Stipendio – accurato calcolo delle spese dalle quali non potete scappare = soldi che avete a disposizione. Ora: i soldi che avete a disposizione vanno presi, osservati, pianti e compartimentati. L’immagine tristanzuola che vedete lì sopra ha tanti parametri quante sono le categorie in cui  i miei soldi andranno a finire. Ed è il livello numero uno. Il numero due prevedere che mettiate in conto quanti soldi vi servono per ogni cosa e mettiate ulteriori puntini sulle i:

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Quanto potete spendere – quanto siete andati effettivamente a spendere = risparmio.

Se alimentato quotidianamente, alla fine del mese il file excel vi farà sapere quanti soldi avete speso e dove, il che vi consentirà di tagliare ulteriormente dove non serve e far crescere la cifra risparmi sottile rinuncia dopo sottile rinuncia. C’è qualcosa fra quelle formule che prende i vostri soldi e li fa diventare neve. Trovatela e fatela sparire. (Plus non indifferente di questo magico e malefico file excel è che se compilato nel dettaglio non solo vi farà sapere in cosa e ogni quanto spendete i vostri soldi, ma anche quanto durano le cose che andate a comprare. Attenzione: il responso potrebbe causare dolore).

2. La soglia della miseria percepita

Quanto tagliare, dove tagliare, come tagliare? Io non ho nessun problema con i calzini bucati, i mezzi pubblici ad oltranza e le zuppe di lenticchie più volte alla settimana, fare ripetutamente amicizia con il concetto di pastina e brodino ma non posso gestire il freddo vero in casa (12° gradi) e la verdura che non sa di nulla. Delineate la soglia sotto il quale – per ora – non potete scendere, non volete scendere, e guardatela mentre pacifici assaggiate un pomodoro che sa di pomodoro.

3. Dire di no no no

Le rate no, sono un macigno che non puoi gestire. No, nemmeno per 50 euro al mese. No, non la volete quella pizza. Oppure sì, ma quella pizza piccola versione marinara. No, non importa che ora quei biglietti aerei costino poco. Non avrai i soldi per soggiornare. No la carta di credito NO, assolutamente no. Fa saltare l’excel, incasina tutto con i suoi addebiti un mese dopo la cosa comprata. Meglio una carta prepagata. La sola idea di uscire a ricaricare basta a cancellare l’impulso dell’acquisto impulsivo. No, un’altra consumazione no. No. No non te lo puoi permettere. Se fosse sì, non saresti qui.

4. Utilitarismo

Dubbi amletici dinnanzi agli oggetti, dubbi da dissipare per non nuocere al file excel: ok, lo vuoi. Lo vuoi fortissimamente, e sai che te le mo meriti, e sai che ne varrà la pena, e sai che ne sarai felice. Davvero? Felice da qui mettiamo a un paio di mesi. Felice che ricorderai felice in giorno in cui hai detto “Ma sì, prendiamo questi hamburger di soia surgelati”? Felice che a questa cena fuori penserai quando stai pagando le tasse? Felice “Questo sarà il maglione della vita” felice? Felice “questo libro ti salverà la vita” felice? Se la rinuncia va ad accorciare sensibilmente ed irrimediabilmente la distanza fra te e la miseria percepita, go for it.

Lo stesso discorso si applica a beni e servizi che costano più di quanto vorresti o quanto pensi di poter spendere: andare all’accademia per parrucchieri è invero gratis, ma se il risultato al 98% sarà una delusione potresti comunque trovarti a spendere dei soldi per sistemare quella cosa che è ora la tua testa.
Spendere leggermente di più può essere una buona idea quando: sai (ma con certezza matematica, come sai di respirare o di non essere un pesce o che il sole stamane è sorto) che quella referenza lì è quella che soddisferà ogni requisito che hai in mente, tutto l’elenco completo dalla a alla z; che ti serve e che ti serve quello; che sì lo shampoo x costa più di y, ma se compri y i tuoi capelli saranno dei rovi e che allora prenderai k per risolvere il danno creato da y, ed allora tanto valeva prendere x e basta diamine, e che andrà ad allontanare la soglia della miseria percepita ed incrementando il tasso di felicità in modo che sì, stai risparmiando, ma ti senti ancora un essere umano.

Se è solo un capriccio, rivedere il punto tre.

5. Possibili entrate aggiuntive

Se per quell’entrata aggiuntiva devi andare ad investire più soldi, energie, tempo, ansie e tabelle excel di quanto è legittimo fare… lascia perdere. A meno che non sia un’entrata aggiuntiva così grossa da farti dimenticare che stai contando i 5 centesimi per arrivare a 27 centesimi e prendere del caffè granuloso alle macchinette. Fosse anche solo mettere in vendita le cose che non metti su Ebay o Depop ragiona sul processo che ci sta dietro (commissioni del sito, foto da fare, spese di spedizione, tempo impiegato in posta, tempo impiegato a convincere sconosciuti a comprare dalla roba usata da te, sconosciuto) e vedi se ne vale davvero-davvero la pena.

6. Puoi prestarmi dei soldi?

Sei senza soldi, le persone accanto a te e ti vogliono bene ne hanno. Pensi che potrebbero anche essere disposti a dartene, per qualcosa di davvero importante, per qualcosa che ti può salvare dall’oblio incipiente. Chiedi. Se è una buona ragione chiedi, fatti un’idea di come e quando ridarai loro la somma, pensa che sì sei senza soldi ma non affronti questa cosa da solo, segna in excel, paga i tuoi debiti.

È facile? No.
È possibile? Sì.
Sarà divertente? Nemmeno un po’.

A giorni felici con cavoletti saporiti e caffè non ragionati.

* L’opzione “a pagamento” è sempre fa preferirsi, anche in momenti di profonda depressione economica, per: 1. Band che se la passano bene quanto voi 2. Porno 3. Libri di autori che se la passano bene quanto voi 4. Siti meritevoli


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  1. Risparmio.eu

    10 gennaio

    Fantastico

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