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Quali femministe di oggi rimarranno nella storia?

Quali femministe di oggi rimarranno nella storia?

Qui su SR parliamo spesso e volentieri di icone femministe del passato – donne che ci hanno fornito ispirazione, idee, e anche un tot delle nostre libertà civili e sociali. Visto che questo mese guardiamo al futuro, ci siamo chieste quali delle persone che adesso vengono considerate “stelle” del femminismo saranno ancora rilevanti nel prossimo secolo, e quali finiranno nel dimenticatoio.

La femminista che secondo la sottoscritta sarà ancora rilevante per la prossima generazione è sicuramente Roxane Gay, che mi ha aperto gli occhi al femminismo intersezionale ed è diventata una delle mie figure di riferimento.

Roxane+Gay

Miriam Goi ha suggerito Anita Sarkeesian (di cui avevamo parlato in precedenza), dicendo: “In tanti non la considerano una stella, ma ha un seguito gigante e secondo me (spero) in tante prenderanno esempio da lei di qui a qualche anno.” Spera che, nella scia di Sarkeesian, aumenteranno le analisi femministe di prodotti pop in formato video, più spigliato e fruibile di un articolo che tanti non leggerebbero mai.

Niente dimenticatoio per Tavi Gevinson; Valeria Righele vuole sperare “che cresca continuando a parlare di femminismo col modo brillante e “a prova di scemo” che usa oggi.” L’altro nome che fa è Laurie Penny: “Parimenti, penso che possa essere ricordata per essere una che procede come un caterpillar, senza paura di denunciare il marcio quando lo vede.”

"Enough Said" Portraits - 2013 Toronto International Film Festival

Vengono fuori i nomi italiani di Chiara Saraceno e Simonetta Piccone Stella. Carlotta Majorana spiega che sono “le curatrici di un testo italiano molto importante intitolato Genere, la costruzione sociale del femminile e del maschile. Questo testo contiene una serie di saggi e si fa riferimento anche a studi psicoanalitici sul genere di Jacques Lacan, che a mio avviso tra una cinquantina d’anni sarà tra gli autori più influenti sul tema.”

Carlotta aggiunge anche Amina Tyler, che “non ha bisogno di presentazioni, è l’esponente attualmente più in vista del cosiddetto femminismo islamico, per quanto lei si dichiari laica.”

Chiara Puntil tira fuori un nome controverso, ma che senza dubbio rimarrà impresso nell’immaginario collettivo. “Caitlin Moran (perché non sempre trovo le sue opinioni condivisibili, ma so How To Be A Woman ha raggiunto donne che mai avrebbero sospettato di essere femministe) e – ma forse qui sto calcando troppo la mano.”

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Il nome che ha fatto alzare più sopracciglia è però quello di Beyoncé. Quando ho detto che a mio parere verrà ricordata come popstar, piuttosto che per il suo apporto alla “causa femminista”. Alcune di noi si sono imbizzarrite al concetto di femminismo pop, ma secondo Jennifer Guerra quest’epoca verrà ricordata solo come l’epoca del femminismo pop. “A dare questa immagine hanno contribuito proprio personaggi come Lena Dunham e Beyoncé e fenomeni tipo la sfilata di Chanel della scorsa primavera.”

È una moda che andrà a sparire? Jennifer dice: “Secondo me sì. Cioè, nel caso in cui la convinzione femminista si limita ad un post su tumblr temo che il fenomeno si estinguerà, passerà di moda. Ovviamente, non mi sento di generalizzare: il ‘femminismo pop’ può essere il primo passo per avvicinarsi ad una maggiore consapevolezza femminista.”

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Miriam però non è d’accordo: “Penso che non sia un fenomeno che si può esaurire così in fretta, anche considerando la quantità di prodotti televisivi che stanno producendo in tema (una nuova serie diretta dalla regista di Transparent ad esempio). Credo inoltre che in America i democratici vogliano cavalcare sempre di più l’onda anche per far eleggere Hillary Clinton quindi almeno oltreoceano dubito fortemente che la cosa si smorzerà a breve.”

Queste opinioni sono venute fuori da uno scambio di venti minuti su Facebook e ci interessa soprattutto lanciare l’idea e passare la palla a voi. Chi pensate saranno le femministe dei libri di storia nel 2100? Perché?

Prossimamente raccoglieremo i nomi più citati in un altro post.


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  1. ambRA

    29 Aprile

    Il lato pop del femminismo ci sta: da Beyoncé a Lena Dunham, da prodotti tv come Orange is the new black e Orphan Black e film come Whip It già qualche anno fa.
    Beyoncé tra l’altro campionò in in suo brano una parte del discorso “We should all be feminists” della scrittrice nigeriana Chimamanda Adichie (di quest’ultima tra l’altro segnalo sempre sul sito delle Ted conferences, “Il pericolo di un’unica storia” del 2009), e se una canzone pop riesce a portare il messaggio che il femminismo è per tutti, beh, sdoganiamo il pop feminism.
    I miei punti di riferimento sono bell hooks e Judit Butler, imprescindibili per me, estremamente chiare e sempre inserite nei discorsi politici attuali.

  2. efsfef

    19 Ottobre

    ma vai a cagare va! ahahahahaaha

  3. LETTORE PERPLESSO

    6 Novembre

    “ma vai a cagare va! ahahahahaaha”

    CHE RIDERE

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