Crea sito

Da Anne a Amal: le “mogli di”

Questo è il mio headcanon: William Shakespeare ha la faccia di Joseph Fiennes e gozzoviglia in giro per Londra, per poi innamorarsi di Viola De Lesseps. Nel film Shakespeare In Love, di cui vi ho appena raccontato la trama, la moglie del drammaturgo britannico viene nominata solo una volta, di sfuggita.

Di Anne Hathaway, che sposò Shakespeare nel 1582, si sa pochissimo. Una delle poche volte in cui viene nominata è nel testamento del marito, in cui lui le lascia il suo “second best bed with the furniture”.

Nell’infinita quantità di letteratura scritta sul Bardo, Anne Hathaway viene sempre descritta come vecchia, brutta e odiata da Shakespeare, che la abbandonò fuggendo a Londra. Al di là del fatto che nel 1600 non fosse legale o socialmente accettato che un uomo si allontanasse dalla famiglia (e viceversa) senza il consenso dei parenti, non ci sono prove che sostengano alcuna di queste cose.

È anzi possibile che il diciottenne William facesse la corte ad Anne Hathaway, e finisse per sposarla, perché la sua famiglia era indebitata fino al collo, mentre quella della ventiseienne Anne poteva fornirgli sicurezza economica. Era inoltre normale sposarsi nei late twenties, quindi era il buon Will ad essere strano (e un cacciatore di dote?).

Il secondo letto lasciato in eredità insieme agli altri mobili non era un gesto di sdegno, come viene talvolta interpretato, ma una consuetudine. I mobili migliori e la fetta più grossa del patrimonio venivano sempre lasciati al primogenito, o in questo caso la primogenita Susanna.

Gli storici della letteratura, ad ogni modo, sono intervenuti dove la vita vera non aveva agito. Anne Hathaway, che probabilmente sgobbava come una matta e “manteneva” il Bardo, diventa indesiderabile, odiata e trattata come un’ancora per il genio di Shakespeare.

flavia_rid

Illustrazione di Flavia Sorrentino

Le mogli viste come fardello sembrano essere una costante della letteratura e non solo; se non vengono offese dagli studiosi, vengono completamente ignorate. Forse sono io che ho delle lacune, ma ultimamente ho imparato che Dante Alighieri aveva moglie e quattro figli, cosa che mai era stata menzionata quando ero al liceo. La moglie di Martin Lutero, Katharina, era un’ex suora e, oltre a badare ai sei figli, si faceva un mazzo tra beneficienza e lavoro per mantenere il marito. Charles Darwin sposò una prima cugina, Emma, ed ebbero dieci – dieci! – figli.

Con uno sforzo, possiamo giustificare l’assenza di queste mogli dall’immaginario collettivo e dagli highlight che vengono forniti alle superiori perché “non hanno fatto niente”. Procedendo verso la letteratura contemporanea, la situazione sul fronte “mogli ignorate” migliora leggermente: sarà per Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, ma Drusilla Tanzi, moglie di Eugenio Montale, viene almeno nominata nelle lezioni di letteratura italiana.

Ci sono delle differenze tra Gemma Donati e Drusilla Tanzi: innanzitutto, negli anni ‘6o dello scorso secolo il matrimonio non era più esclusivamente un contratto economico tra due famiglie. In secondo luogo, Tanzi, così come le altre frequentazioni femminili di Montale, era una scrittrice, quindi una pari e non un oggetto produttore di eredi. Ma guardate, l’ho fatto perfino io: ve l’ho presentata come la “moglie di Montale”, non come una figura a sé.

Ci sono molte istanze in cui il luogo comune secondo il quale “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna” diventa quasi una presa per i fondelli per le suddette consorti. Ci sono le mogli che, si dice, hanno aiutato i mariti a scrivere le loro opere, come Véra Nabokov. Come abbiamo menzionato in passato, si sospetta che Mileva Marić sia stata fondamentale per le scoperte di Albert Einstein.

Non è l’unica ad aver subito questa sorte. In campo scientifico, il fenomeno per cui le scoperte fatte da donne vengono attribuite ai loro mariti o colleghi viene chiamato “Matilda Effect” ed è solo uno dei modi in cui essere la “moglie di” getta un cono d’ombra anche sui chi ha dei meriti per cui venire riconosciuta.

amal-alamuddin

Nel 2014, il matrimonio di Amal Alamuddin con George Clooney ha scatenato un’ondata di polemiche per via dei molti giornali che la descrivevano semplicemente come “un avvocato”, sminuendo la sua figura e riducendola, ancora una volta, ad essere “la moglie di”. Prendiamo questo articolo di The Daily Beast: il titolo è Meet Amal Alamuddin, George Clooney’s Wife e la categoria del post è, non scherzo, Mystery Woman. Questo è solo uno dei tanti titoli e pezzi simili usciti a ridosso del matrimonio più chiacchierato del 2014. Non c’è da stupirsi che l’headline di The Businesswoman abbia fatto il giro di Tumblr: è stata una delle poche testate a dire Internationally acclaimed barrister Amal Alamuddin marries an actor. Questo dipende, ovviamente, solo dal pubblico specifico a cui si rivolge.

Da Anne ad Amal, ci sono due traiettorie che sono chiare. La prima è quella della registrazione di eventi: di Anne non si sa praticamente niente, di Amal si sa anche quello che non si vorrebbe sapere. La seconda è quella delle conquiste sociali e civili delle donne. Tra le varie ragioni per cui non si sa nulla di Anne Hathaway c’è quella che, siccome era sposata, era una “feme covert“, quindi tutte le sue proprietà erano registrate al marito. Amal Alamuddin ha studiato, può votare, può praticare una professione che era impensabile per una donna fino a non molto tempo fa. Eppure anche lei è diventata un’eterna “moglie di”, e questo sembra davvero difficile da cambiare.

 

Bibliografia

Ahern, J. (1986). Between the love of Clizia and Mosca. [online] Nytimes.com. Available at: http://www.nytimes.com/1986/02/23/books/between-the-love-of-clizia-and-mosca.html [Accessed 15 Jan. 2015].

Crocker, L. and Allbritton, C. (2014). Meet Amal Alamuddin, George Clooney’s Wife. [online] The Daily Beast. Available at: http://www.thedailybeast.com/articles/2014/09/28/meet-amal-alamuddin-george-clooney-s-wife.html [Accessed 15 Jan. 2015].

Freeman, H. (2006). Behind every great male writer… [online] The Guardian. Available at: http://www.theguardian.com/world/2006/mar/15/gender.books [Accessed 15 Jan. 2015].

Greer, G. (2007). Shakespeare’s wife. New York: Harper.

Lee, J. (2013). 6 Women Scientists Who Were Snubbed Due to Sexism. [online] National Geographic. Available at: http://news.nationalgeographic.com/news/2013/13/130519-women-scientists-overlooked-dna-history-science/ [Accessed 15 Jan. 2015].

Moore, C. (2006). That’s History: First women lawyers around the world. [online] Lawtimesnews.com. Available at: http://www.lawtimesnews.com/200611271338/headline-news/thats-history-first-women-lawyers-around-the-world [Accessed 15 Jan. 2015].

Murdoch, J. (2010). The Truth About Lies: Better halves. [online] Jim-murdoch.blogspot.co.uk. Available at: http://jim-murdoch.blogspot.co.uk/2010/12/better-halves.html [Accessed 15 Jan. 2015].

Rose, A. (2014). Internationally acclaimed barrister Amal Alamuddin marries an actor – The Business Woman Media. [online] The Business Woman Media. Available at: http://www.thebusinesswomanmedia.com/amal-alamuddin-marries-actor [Accessed 15 Jan. 2015].

Rossiter, M. (1993). The Matthew Matilda Effect in Science. Social Studies of Science, 23(2), pp.325-341.

The Guardian, (2014). Amal Alamuddin or Mrs Amal Clooney? By George, who knows?. [online] Available at: http://www.theguardian.com/world/shortcuts/2014/oct/14/amal-alamuddin-or-mrs-george-clooney [Accessed 15 Jan. 2015].


RELATED POST

  1. Paolo

    11 febbraio

    bè immagino che per il grande pubblico americano (e non solo) il giornalista francese sposato con Scarlett Johansson sia solo il (fortunato) “marito di”.
    In passato il coniuge “più famoso” era quasi sempre l’uomo, oggi è meno scontato.
    Comunque è vero che senza le loro compagne di vita molti scrittori oggi forse non sarebbero famosi: fu Tabitha a salvare il manoscritto di Carrie che il marito Stephen King aveva gettato nel cestino, e fu lei a spingerlo a continuare a scrivere e terminare quel romanzo che fu il primo successo di Stephen. Il marito ricorda sempre questo episodio e non finisce mai di ringraziare la sua amata moglie (anche lei scrittrice)

  2. Caterina bonetti

    11 febbraio

    Nemmeno a farlo apposta discutevo due giorni fa con alcune amiche su una questione assai simile: le donne che si presentano, nelle occasioni formali e informali, come “Compagna di…” o “Figlia di…” qualcuno. Mi è capitato di recente a un convegno. Ben due giovani donne, con una professione e interessi culturali, si sono presentate in questo modo. Penso che sia una sorta di “deformazione atavica” da cui anche le donne stesse faticano a liberarsi.

  3. Marta Corato

    11 febbraio

    Guarda Caterina, è una cosa che mi ha fatto sempre impazzire e ancora di più quando è “internalizzata”. Erano lì in veste di “figlie di”? Non penso proprio – e allora perché questa necessità di essere sempre riconosciute attraverso l’uomo di autorità più vicino? Che nervi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.