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Blue Movie di Andy Warhol: la politica del sesso

Blue Movie di Andy Warhol: la politica del sesso

di Mariangela Bruno

Il termine blue in inglese vuol dire molte cose, forse anche troppe. Uno dei numerosi significati fa parte della storia della pornografia. Tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, i blue movies facevano rallegrare e riempire i bordelli clandestini.

A causa della censura, i film ad alto contenuto pornografico venivano girati in India, dove le leggi erano meno repressive rispetto alla puritana Gran Bretagna, per poi essere consumati e distribuiti dai buoni lords colonialisti.

“Blue” infatti è un eufemismo per dire osceno, offensivo e di cattivo gusto, ma ha anche un rimando molto meno moralistico. I film sconci venivano infatti nascosti nelle tubature dei bagni che davano alle pellicole un colore bluastro a causa degli elementi chimici presenti nell’acqua. Praticamente un toccasana. Oppure una mozzarella alla diossina.

Però Blue Movie è anche qualcos’altro. È un film pioneristico diretto da Andy Warhol nel 1968, che non venne proiettato in un teatro prima del 1969. Non appena uscì il film venne confiscato dalla censura. Uno dei primi film sessualmente espliciti a rivolgersi ad un pubblico di massa.

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Il film riprende la coppia Viva e Louis Waldon mentre con esitazione si approcciano a fare sesso davanti la telecamera, visibilmente a disagio. Molto spesso Blue Movie non compare tra le controverse e sperimentali opere cinematografiche di Warhol come Sleep, Kiss, Blow Job e Empire, probabilmente a causa della forte censura subita. Eppure solo tre anni più tardi uscì in sala il primo vero cult della pornografia moderna, Deep Throat.

Wheeler Winston Dixon, professore di Storia del Film all’Università di Nebraska-Lincoln, scrive nel suo blog personale di un divertente aneddoto durante la prima proiezione del film all’interno della Factory. Dixon, al tempo, scriveva di cinema indipendente per Life Magazine ed era frequentatore abituale della Factory al 33 Union Square West di New York City. Racconta di quando durante la proiezione si rese conto di essere seduto al fianco di Michelangelo Antonioni e Monica Vitti, che come lui erano lì per vedere Fuck (il primo titolo di Blue Movie era proprio questo, minimalista e a scanso di equivoci).

Ad un certo punto la fotografia del film cambia e l’immagine è completamente blu. Dixon, nel tentativo di coinvolgere Antonioni in una conversazione, gli fa notare che il tipo di telecamera usata da Warhol per questo film può creare questo difetto di colore quando si gira in interni. Antonioni si limita ad acconsentire ed alla fine della proiezione Andy Warhol, in un modo splendidamente naïf, si alza e chiede ai presenti “Qualcuno sa dirmi perché è venuto fuori blu?”. Dixon alza la mano e da la sua spiegazione, allorché Warhol esclama “Suppongo che da ora in poi dovrò chiamarlo Blue Movie” causando il riso generale di tutti, compreso Antonioni.

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Altri ricordi di quella proiezione vengono fuori dalle recensioni della critica che, nell’ipocrita indifferenza generale per il genere, accantona il film come una inutile masturbazione intellettuale senza coito. In particolare, Vincent Canby sul New York Times lo definisce un film di pornografia eterosessuale di bassa qualità e di lunga durata. Secondo la sua opinione “Blue Movie pretends to dramatize sex as the ultimate act of political protest. Secondo la mia di opinione, invece, proprio per questo ultimo atto di protesta politica, Blue Movie va assolutamente visto.

Viva e Louis, sono in un appartamento (in prestito da un conoscente di Warhol, quando si dice low-budget) che gli è estraneo e con il quale interagiscono in maniera impacciata. L’evoluzione della loro confidenza con il set si esprime di pari passo con la loro complicità erotica. I due, pur essendo una coppia anche fuori dal set, faticano a lasciarsi andare, ma quando accade il film si trasforma, diventa reale.

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Il sesso è politica. Non una forma, un fine o un mezzo. Fare sesso è un atto politico di per sé, nel bene e nel male. Per questo quando i due amanti, tra momenti di igiene personale e di serotonina liberata nel post orgasmo, discutono della situazione politica americana di quegli anni sembra del tutto naturale. Per la prima volta al cinema, la politica entra pubblicamente nelle nostre camere da letto per non uscirne più. Decisamente un modo di eccitare ed eccitarsi inusuale, provocatorio, alla Andy.

Warhol ha positivamente coniugato il sesso con la politica, l’intimità della coppia con la guerra del Vietnam, e la vita privata dei due protagonisti con la vita pubblica del presidente Nixon. Benché non si possa riconoscere a Warhol il titolo di pornografo e tanto meno di femminista, si può almeno dire che ha aperto un piccolo varco porno-politico nella rappresentazione cinematografica di quegli anni storici di contestazione. Ha praticamente la più audace rivoluzione culturale del XXI secolo, meglio nota come post-porno.


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