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Big Hero 6: ragazze per niente secondarie

Big Hero 6: ragazze per niente secondarie

Recentemente si è molto discusso del ruolo e della posizione delle donne nella scienza, una discussione avallata anche dalla questione della camicia indossata dallo scienziato Matt Taylor a capo del progetto Rosetta. Le testimonianze di scienziate di diverse specializzazioni e di diversa provenienza hanno comprovato, ancora una volta, quanto la parità di genere in ambito scientifico sollevi ancora dissapori e disapprovazione e, nonostante si stia registrando un aumento nel numero di donne interessate a corsi di studio di materia scientifica, ci sarebbe moltissimo da dire, su scala culturale, pedagogica e sociale riguardo piccoli ma significativi segnali di differenziazione nell’educazione sulla base del genere di appartenenza.
Insomma: non abbiamo ancora del tutto superato la convinzione che la matematica è una cosa da maschi, per dirla in parole semplici.

A questo punto vi starete chiedendo cosa diamine c’entra l’ultimo film Disney Big Hero 6, per la regia di Don Hall e Chris Williams (nelle sale italiane dal 18 dicembre 2014), con questa premessa. La risposta è molto semplice ed è composta da quattro nomi: Gogo Tomago, Honey Lemon, zia Cass e Abigail Callaghan. Questi sono i quattro personaggi femminili che popolano l’universo di Big Hero 6, che non solo permettono alla pellicola di passare il Bechdel test, ma forniscono anche una gamma quanto mai variegata, realista e lusinghiera di personaggi femminili.

Zia Cass

In quanto spettatrice donna non mi sono mai sentita a disagio nel sentire parlare o nel veder agire sullo schermo uno di questi personaggi. Zia Cass, che si occupa del protagonista e di suo fratello da quando sono rimasti orfani, è una donna single che gestisce un caffè; non celebra né denigra la sua situazione, non fa mai battute sul trovare un marito o sulla sua condizione di nubile, si mantiene da sola con il suo lavoro e al contempo riesce ad essere sempre presente per i nipoti, Hiro e Tadashi con affetto e determinazione.

Gli altri tre personaggi femminili sono tutti giovani donne che hanno deciso di dedicare la propria esistenza allo studio e alla scienza.

Abigail Callaghan

Abigail Callaghan

Abigail Callaghan è la nipote del professor Callaghan: viene presentata, per quanto brevemente e come personaggio secondario, come un’astronauta che si presta coraggiosamente ad un esperimento sul teletrasporto, mettendo a repentaglio la propria vita per il progresso e per la scienza.

Honey Lemon è una delle due ragazze che compongono il team dei Big Hero 6: sebbene risenta di una caratterizzazione un po’ troppo à la Rapunzel (risaputa pecca dei character designer Disney) e sebbene le sue origini latine non traspaiano in maniera lampante né dal suo design né dalla voce dell’attrice che la doppia (Genesis Rodriguez), è la dimostrazione che non c’è niente di male nel dedicarsi alla cura del proprio corpo e del proprio armadio, e del fatto che ciò non cozza in alcun modo con una predilezione entusiasta per la chimica.

Ognuno dei personaggi, grazie alle ricerche del protagonista Hiro, nel corso del film viene dotato di una tuta che si adatta alle preferenze e predisposizioni di ognuno di loro, ed è così che Honey Lemon viene dotata di una borsa fenomenale (che vorrei disperatamente anch’io): sulla parte frontale, infatti, presenta uno schermo con impressa la tavola periodica degli elementi, combinando i quali è possibile provocare la reazione chimica desiderata e condensarla in una sfera colorata da lanciare all’occorrenza per attaccare, difendersi o supportare i propri compagni.

Honey Lemon riceve una tuta molto femminile, molto rosa, e un paio di tacchi molto alti, ma tutti questi elementi non appaiono come un’imposizione dovuta al suo essere una ragazza: in tutto il film la vediamo camminare stabile e felice su zeppe vertiginose, e non vedo perché l’azione e la necessità di praticità debbano privarla del suo lato più modaiolo, che tanto le piace.

Honey Lemon

Honey Lemon

Va inoltre sottolineata la trasformazione subita dal personaggio rispetto alla versione che compare nei primi fumetti a cui si ispira il film, databili al 1998: lì Honey Lemon è fortemente sessualizzata, inutilmente poco vestita, e addirittura in una scena compare, non si sa bene perché, in biancheria intima. È chiaro che una rivisitazione dei personaggi sia stata resa necessaria tenendo in considerazione il pubblico target di un film Disney eppure, qualunque sia il motivo, questa cosa ci piace.

Arriviamo al mio personaggio preferito, dunque! La prima volta che la vediamo, Gogo Tomago è al campus universitario, insoddisfatta dei risultati del suo progetto: una bicicletta che funziona senza catena, grazie ad un sistema che permette di mantenere in linea le ruote grazie all’elettromagnetismo. Fichissimo, no?

Aspettate: durante un inseguimento che vede i nostri sei protagonisti in fuga dal cattivo del film, Wasabi (uno dei migliori amici di Tadashi) sembra troppo ligio al codice della strada per poter portare tutti in salvo. Ecco che Gogo si impadronisce del posto del guidatore e, con prodezze da Gran Turismo, diventa la padrona di una piccola utilitaria e riesce a trasformarla in una Formula Uno riuscendo così a fuggire dal nemico.

Ancora, alle prese con la nuova tuta disegnata da Hiro sembra avere qualche difficoltà, e quando il ragazzino le offre una mano per rialzarsi, lei coraggiosamente la rifiuta riuscendo a rialzarsi da sola e a far funzionare la sua nuova attrezzatura. Il particolare che mi ha quasi fatta squittire dalla gioia è, però, un altro: quando Hiro sembra in ansia per la prova che dovrà superare per accedere al college, Gogo gli intima di piantarla con i piagnistei e di fare la donna.

Sì, esatto: “fare la donna” nel senso di rimboccarsi le maniche e mettercela tutta senza lagnarsi, un significato che fino ad oggi abbiamo sentito sempre e solo associato all’espressione fare l’uomo. Gogo Tomago è una tosta, decisa, che non ha voglia di dar retta agli stupidi e alle stupidaggini, e che nel bel mezzo dell’azione grida “WOMAN UP!” come grido di battaglia. Vi serve davvero altro?

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Gogo Tomago

Ho amato Big Hero 6 per tanti elementi: i colori, le ambientazioni, le emozioni che veicola, la diversità razziale e di genere dei personaggi. Soprattutto, guardando Big Hero 6 ho cercato di immedesimarmi nei bambini e nei ragazzini che lo avranno visto al cinema e non ho potuto che sorridere ed entusiasmarmi al pensiero che forse sarà anche grazie a film come questo che qualcosa cambierà nel rapporto tra scienza e donne, tra scienziati e scienziate.

Dopo Frozen, che avrà ulteriormente convinto migliaia di bambine a voler diventare principesse (e non c’è niente di male in questo), forse anche la scienza riuscirà a diventare l’ambizione di molte senza che queste sentano la minaccia di finire incagliate in una categoria a cui non sentono di appartenere, e a cui non c’è alcun bisogno che appartengano.


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  1. Paolo

    13 febbraio

    Big Hero 6 è un bel film a prescindere dal Bechdel Test (che non mi pare affidabile neanche per valutare l’eventuale maschilismo di un film). Nè credo che un film sia fondamentale per indirizzare bambine e bambini a determinate carriere, può incoraggiare al massimo una passione pre-esistente

  2. Luciana

    22 febbraio

    Disney ha fatto questo?
    Io ho sempre considerato i film Disney veleno per il cervello delle bambine e ho esposto mia figlia il meno possibile a quei film.

    Molto bene, guarderò il film e inizierò a credere nei miracoli. Grazie per la bella notizia

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