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Contro gli insulti sessisti alla manager di Uber

Contro gli insulti sessisti alla manager di Uber

Ti svegli la mattina ed è una giornata di sole; il BigSnow è alle spalle, la primavera si affaccia sul mondo e tutto potrebbe andare nel migliori dei modi.

Poi però ti affacci su internet e fra le prime cose che ti capita di leggere c’è un pezzo che racconta una storia di lenzuola sventolanti e donne dileggiate (per dirla blanda) che neanche nei più arretrati e disagiati angoli del Paese. Il problema (uno dei) è che in questo caso siamo a Milano.

La storia l’ha ripresa e commentata Beppe Severgnini sul blog di Italians ed è quella di una donna, la general manager italiana della società Uber, che una mattina, uscendo di casa, ha trovato il proprio nome, cognome e indirizzo appesi in mezzo alla strada, bene in vista, sul suddetto lenzuolo. La scritta che la chiamava in causa era la seguente “[nome e cognome] è una puttana e riceve in [indirizzo privato]. Per l’assessore [cognome] è gratis”.

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La società in cui lavora la donna in questione si occupa di trasporto urbano offerto tramite app ed è stata di recente oggetto di proteste da parte dei tassisti i quali, proprio nel giorno del fatto, erano riunti in assemblea.

Se la pagina di Italians non ne avesse scritto, è probabile che di questa vicenda non avremmo saputo nulla. Il che sarebbe stato un peccato, perché è utile, benché avvilente, conoscere le raffinate strategie risolutive messe in atto da certi italiani. Che poi sia questa o quella categoria di lavoratori poco importa, dato che il punto qui è proprio quel “modo di intendere le donne” che fa da minimo comun denominatore fra molte (e molte) persone, inclusa quella gente cosiddetta onesta, che ha anche famiglia, per dire, mogli e figlie, per dire. È anche utile sapere che qualunque sia il problema, se c’è di mezzo una donna, ad un certo punto si rischierà di scivolare in scontati repertori sessisti. Si cercherà di farla vergognare, di criticarla senza concepire il limite fra pertinente e non, fra discussione e violazione (che qui non è fisica, ma violazione resta). Questo tipo di scivolone non solo non è risolutivo, ma non migliora in alcun modo la situazione in corso. Il suo unico scopo è di tenere in vita il vecchio vizietto italiano che salta fuori ad ogni buona occasione, a margine di dibattiti/barzellette/fatti di cronaca grandi o piccoli: banalizzare il genere femminile, sminuirlo, smontarlo e semplificarlo dentro ruoli appiattiti ed innocui, fra i quali il grande favorito di sempre anche qui citato: la sgualdrina.

Ed evviva la fantasia. E pure l’originalità e il buon gusto. Ma soprattutto, il buon senso.


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