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I soldi, le lesbiche e la dura vita del calcio fem...

I soldi, le lesbiche e la dura vita del calcio femminile

Anno domini 2015, mese di maggio. Felice Belloli, presidente della Lega Dilettanti, dichiara a proposito dei fondi per il calcio femminile:

Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche.

L’abbiamo capito che del calcio femminile non importa molto quasi a nessuno. Abbiamo accettato di giocare questi mondiali sui campi in erba artificiale perché a nessuno interessava investire, anche se questo aumenta il rischio di infortuni e influisce pesantemente sulla qualità del nostro gioco.

Tolleriamo dal 1998 (sì, sono quasi vent’anni) un presidente della FIFA che come strategia per guadagnare pubblico ci propone di mettere gli hot pants per giocare. In Italia, accettiamo il fatto che, per quanto brave potremo diventare, resteremo dilettanti per tutta la vita. Sopportiamo un milione di piccole e grandi cose di questo genere. Per il momento. Perché è solo uno sport, e ci sono problemi molto più importanti, e quindi ci godiamo il gioco e, se ogni tanto alziamo un po’ la voce, di solito ci limitiamo a sperare che le cose migliorino col tempo.

Altrove, sta lentamente e faticosamente passando il messaggio banale che è soprattutto la differenza di fondi e investimenti a causare la differenza nel livello tra il calcio maschile e quello femminile, e non la differenza di livello a legittimare un diverso investimento. Una piccola conquista alla volta, qualcosa sta cambiando. Proprio ieri, in Francia la finale di Champions League femminile è stata per la prima volta trasmessa su una rete nazionale, France 2.

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In Italia, Felice Belloli porta invece gloriosamente avanti la linea del suo predecessore Carlo Tavecchio, che oggi prende le distanze da quanto accaduto, ma che a suo tempo si era distinto per il razzismo1 e per essere riuscito a insultare nella stessa frase le donne e i disabili.

Ora, il commento di Belloli non è soltanto disgustoso: è profondamente contrario ai valori dell’istituzione per la quale lavora. Mi piacerebbe ricordare a Felice Belloli due principi fondamentali della FIGC, presi direttamente dallo Statuto:

3. La FIGC, nell’ambito delle proprie competenze, promuove la massima diffusione della pratica del giuoco del calcio in ogni fascia di età e di popolazione […].

5. La FIGC promuove l’esclusione dal giuoco del calcio di ogni forma di discriminazione sociale, di razzismo, di xenofobia e di violenza.

Se ha pronunciato quello che è stato messo a verbale, se è quello che davvero pensa, Felice Belloli è profondamente inadeguato per il ruolo che ricopre. Per questo dovrebbe dimettersi.

Considerata la differenza, al giorno d’oggi, tra quanto è investito per il calcio femminile e quanto è investito per il calcio maschile, la sua affermazione usa, in ambito sportivo, la stessa vile operazione retorica di chi, dimenticando i diritti di cui godono le famiglie eterosessuali e i diritti che sono negati alle altre famiglie, e non contente di opprimere altre persone, si dipinge anche come perseguitato.

Il fatto che Belloli utilizzi la parola “lesbiche” come termine dispregiativo (davvero? nel 2015?) è la quadratura del cerchio. Fa ancor più ridere e/o piangere alla luce del fatto che un anno fa la stessa FIGC aveva aderito ad una campagna contro l’omofobia.

Allora, ragazze, che dire. Prendiamone atto: il calcio vero è per i maschi, il nostro compito è soltanto mettere in fresco la birra per quando il nostro uomo torna dalla partitella (perché essere lesbiche, mai!), e aspettarlo a letto con un grazioso babydoll. Che sudare e correre dietro a un pallone non si addice a una ragazza.

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1 – “Le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Optì Pobà (nome di fantasia) è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree…” Video qui.


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  1. Paolo

    16 maggio

    le parole di Belloli sono disgustose. Anch’io peno che non sia adeguato al suo incarico, per usare un eufemismo

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