Questa è la storia del primo giorno di primavera a Berlino. Ma questa è anche la storia della prima volta che indossai vestiti non miei. O della prima volta dopo anni che sono riuscita a legarmi i capelli con un elastico. Ed è poi anche la storia del mio primo selfie e del mio primo post con outfit su Soft Revolution.

A Berlino, come ho ripetuto mille mila volte, fa freddo. Poi, ad un certo punto, a Berlino arriva la primavera e con lei delle rare e splendenti giornate di sole. Durante queste giornate di sole succedono cose bellissime, tipo che anche se non fa proprio caldissimo, la gente è comunque contentissima di poter uscire di casa. E succede anche che, come nel mio caso, nonostante avessi due tesine da scrivere e dovessi quindi teoricamente passare la giornata a casa sui libri, il senso di colpa che avrei provato andando a scorrazzare su un prato sarebbe comunque stato inferiore al senso di colpa che avrei provato a stare chiusa in casa sprecando una meravigliosa giornata di sole. E così sono uscita, diretta ad un “open air”, ovvero gente che va a fare per prati quello che di solito fa nei club. E prima di uscire, come potete ben immaginare, mi sono vestita. E mi parevo abbastanza carina e i vestiti che stavo indossando avevano un significato particolare, quindi prima di uscire ho scattato una foto veloce, a cui dopo qualche ora è seguita la foto di due pere che è stata pubblicata su Instagram con un commento facilmente immaginabile (commentabile con: ahahah, matte risate, 26 anni per niente, ecc. ecc.).
Le due foto sono quelle qui sotto:
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Come potete notare non c’è assolutamente nulla di strano nel mio abbigliamento, eppure per me era speciale. Era speciale perché tutto quello che stavo indossando era nuovo per me, ma veniva da altri armadi e non era quindi nuovo per niente.

Non parlo molto di vestiti (a parte quando sono in ufficio, lì per forza devo parlare di vestiti, perché li vendiamo) e il mio approccio con essi è molto diverso da chi segue veramente la moda e li sceglie con tanta cura. La maggior parte dei miei vestiti, che in generale sono o neri o strambi, spesso bucati, spesso di seconda mano e viene indossata per l’energia che mi trasmette. A questo proposito vi invito a guardare questo video dell’adorabile Tavi Gevinson che racconta gli abiti del suo armadio. Una frase su tutte mi ha sciolto il cuore, perché avrei potuto pronunciarla io stessa: “A scuola i miei compagni dicevano che mi vestivo strana e non capivano che il giorno dopo cercavo di indossare qualcosa di ancora più strano per farli incazzare ancora di più”.

Anyway, torniamo al mio banalissimo e confortante outfit. Quel giorno, come dicevo, era il primo giorno di primavera, il primo giorno in cui valeva la pena abbandonare le sudate carte e andare a bere una birra fuori, senza sentirsi in colpa. Un giorno che significava anche la fine di quella stagione tremenda che ho imparato a temere e quindi, un nuovo meraviglioso inizio. Per celebrarlo avevo bisogno di nuova energia e quella viene anche dai vestiti. Avrei potuto andare a comprarmi qualcosa di nuovo, ma avevo di meglio.
Qualche giorno prima ero andata a trovare la mia amica Karin e avevo visto un paio di sacchi di plastica nella sua stanza: “Che è?” avevo chiesto. “Roba che voglio dare via, guarda pure e se vedi qualcosa che ti piace prendilo!”
E fu così che recuperai questa sciarpa:

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Un altro giorno, anch’esso antecedente al primo giorno di primavera, stavo passeggiando sul Tempelhofer Damm, quando avvistai una scatola di cartone piena di cianfrusaglie. A Berlino (e presumo nel resto della Germania) si usa molto abbandonare i propri averi per strada, quando non servono più. In questo modo io ho recuperato: libri vari, una borsetta, una poltrona, uno specchio, uno stendi biancheria, una bellissima teiera, contenitori di vario tipo e altre cose che non ricordo. Quel giorno, nella scatola misteriosa, trovai un cardigan grigio lungo. Io adoro i cardigan, avevo bisogno di qualcosa di grigio e ho finalmente capito che le cose lunghe che coprono i fianchi mi stanno molto meglio di quelle che non lo fanno. Quindi, mio!

outfitcardigan
Ok, tutto bellissimo e nuovo. Talmente bello e talmente nuovo che nessuno dei vestiti nel mio armadio pareva pronto ad andare a spasso con le altre cose. La soluzione era andare a curiosare nell’armadio della mia coinquilina che, essendo una persona adorabile, mi lascia spesso prendere cose in prestito. “Posso mettere il tuo vestito con i fiori?” “Certo, non c’è problema!”. Ed eccolo qui.

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Come già anticipato, quello fu anche il giorno in cui riuscii a legarmi finalmente i capelli dietro la nuca, dopo anni di capelli corti. Vabbè, non sono riuscita a legarli tutti ma per me era già un grosso traguardo e la gioia per i capelli lunghi ha vinto sull’effetto “codino posticcio” quindi anche se i capelli uscivano dall’elastico io sono uscita così lo stesso.

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A completare il tutto, il mio fedelissimo paio di anfibi.

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Ps: No, non mi sono messa a fare tutte queste foto prima di uscire. Tutto ciò è successo un mese fa e il sole ancora tramontava presto e io non volevo perdermi neanche un minuto di sole. Ho aspettato il primo giorno uggioso e ho ricreato tutto per voi. Eccomi qui!

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Sciarpa: dalla mia amica Karin, marca ignota
Cardigan: trovato dentro una scatola su Tempelhofer Damm, comunque è H&M
Vestito: dall’armadio della mia coinquilina, marca ignota
Leggings: H&M
Scarpe: Dr. Martens