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Tolkien e la voce di Luthien

Marito e moglie: J.R.R. Tolkien e Edith Bratt

Moglie e Marito: Edith Bratt e J.R.R. Tolkien

Quando a quindici anni andai a vedere La compagnia dell’anello, fui tra quegli amanti di Tolkien che minacciarono di lasciare la sala perché Peter Jackson aveva osato dare ad Arwen non solo diritto di parola, ma – orrore! – addirittura comando di una scena d’azione. Questo per dire che essere femminista e amare Tolkien non sono due cose che vanno a braccetto e che, nella mia adolescenza, rinunciai agevolmente alla prima in funzione dell’altra. Oggi, se la mia quindicenne interiore lo permette, vorrei provare a salvare capra e cavoli; e, per farlo, invoco Luthien Tinuviel.

De Il Silmarillion, ricordavo il capitolo su Beren & Luthien come una fiaba sull’amore tragico. Ne ricordavo le linee generali: Beren è un umano, Luthien è un’elfa e si amano, molte ere prima che ad Aragorn e Arwen venisse in mente di copiarli. Il padre di lei però non approva e impone a Beren, come tutti i re delle fiabe, di recuperare il tesoro custodito da un mostro imbattibile, cioè l’Oscuro Sire ai tempi in cui Sauron era ancora una mezza calzetta. Da bravo eroe, Beren invece di mandarlo a quel paese e scappare a Las Vegas con la sua bella acconsente e, tra mirabolanti avventure, riesce nell’impresa. L’amore trionfa e Luthien rinuncia alla sua immortalità per vivere con Beren e lasciare il mondo, infine, assieme al suo amato mortale. Questa, più o meno, era la storia che ricordavo. Poi però sono andata a rileggerla, poco tempo fa, e mi si è aperto un mondo.

Quando Beren vede Luthien per la prima volta e s’innamora di lei (sì, all’istante; abbiate pazienza, è Tolkien) l’elfa è l’oggetto passivo dello sguardo dell’uomo: sta danzando, ignora d’essere guardata ed è la più bella dei figli di Ilùvatar, cioè di Dio. Questa primissima fase dell’amore di Beren, tuttavia – in cui Luthien non ha parte attiva – è più simile a un sortilegio che ad altro. Una nebbia cala su di lui, assieme al silenzio e all’inverno, in una negazione di tutto ciò che è vita. Di fatto, la vita non torna finché, alla fine dell’inverno, Luthien non riappare e, questa volta, canta:

and the song of Lùthien released the bonds of winter, and the frozen waters spoke, and flowers sprang from the cold earth where her feet had passed. Then the spell of silence fell from Beren, and he called to her.

Luthien col suo canto ha restituito la primavera al mondo e la voce a Beren: lui può chiamarla, adesso, e lei può scegliere di non fuggire e innamorarsi a sua volta di lui. Questa dinamica potrebbe sembrare casuale, se non fosse che si ripete di lì a poco. Quando il re scopre che sua figlia se la sta spassando con un uomo nei boschi non gradisce, come potrete immaginare, e ordina che sia trascinato di fronte al suo trono. Luthien però fa in modo di condurre lei Beren di fronte al padre, come suo ospite e non come un prigioniero, e Beren viene interrogato dal re, solo che, non essendo mai stato di fronte a tanto potere, ammutolisce. È Luthien, allora, a parlare per lui; è lei a dire il suo nome, ed è solo quando lo guarda negli occhi che il suo amato ritrova la voce e, finalmente, parla.

1977_silmarillionDi lì in poi, Tolkien sembra giocare con tutto ciò che ci aspetteremmo per poi rigirarcelo davanti col sorriso. Perché sì, Beren parte da solo per portare a termine la sua grande impresa, ma finisce nelle segrete di una torre nel giro di un paio di pagine, senza grande speranza di uscirne vivo. E sì, Luthien viene imprigionata dal padre perché non le venga in mente di fare strani scherzi (invece della solita torre, le tocca una casa sull’albero più alto del bosco), ma è qui che arriva la prima sorpresa. Perché Luthien ordina ai suoi capelli di crescere a dismisura, ne ricava un mantello che addormenta le guardie e, col resto dei capelli, fa una corda per calarsi giù dall’albero, pronta ad andare a salvare il suo bello. Se vi ricorda Raperonzolo, avete ragione; solo che è tutto il contrario.

Non starò qui a raccontarvi tutto il resto della storia, in cui, per onestà intellettuale, vi dico che ci sono anche alcune scene noiose in cui Luthien viene rapita e imprigionata di qua e di là. Si libera sempre, però, e ci regala alcune scene indimenticabili, in cui libera Beren dalla torre, in cui si rifiuta di esser lasciata indietro, in cui accompagna il suo amato fino al castello dell’Oscuro Sire. Quando il più grande lupo mannaro del mondo si para loro davanti, Luthien – piccola di fronte al suo corpo grande –gli ordina d’addormentarsi, e lui s’addormenta. Quando l’Oscuro Sire la vede e la desidera, lei gli chiede se può danzare per lui, per poi intonare un canto così potente da avvolgerlo nell’oblio e farlo cadere a terra. Anche Beren è preda dell’incantesimo ed è solo quando lei lo tocca che può svegliarsi, e recuperare il tesoro impossibile.

luthien_tinuviel_on_the_way_by_goraakkaya-d4bw9bfQuesta sembrerebbe l’impresa più grande dell’esile e potente Luthien. La mia preferita, però, è un’altra. Perché poi Beren muore, in uno scontro in cui ha avuto la pessima idea di non portarsi dietro l’elfa. Luthien, come molte eroine tragiche, si lascia morire, ma non è questo il punto. Il punto è che lei, giunta di fronte al signore dei morti, canta di nuovo, del suo amore e della disperazione. E il signore dei morti, per la prima e ultima volta, è mosso a pietà. Beren viene liberato dalla morte, Luthien viene liberata dalla vita eterna e i due amanti possono tornare alla Terra di Mezzo, dove su un’isola avvolta di bruma vivono felici e felici moriranno, insieme.

Per dirla proprio tutta, Tolkien non ha inventato molto, in questa storia. Accanto alle fiabe in cui l’eroe fa tutto da solo, infatti, ce ne sono altre (tipologia numero 313 della classificazione Aarne-Thompson) in cui dall’alba dei tempi si racconta dell’eroe, delle prove che un orco gli impone per poter sposare la principessa e degli straordinari poteri della principessa, sopratutto, che da sola rende possibile l’impresa impossibile del baldo giovane. È Arianna che dà a Teseo il filo per uscire dal labirinto; è Medea che usa le sue arti magiche perché Giasone conquisti il vello d’oro. Il potere della fanciulla, in queste storie, sorpassa di molto quello dell’eroe, tanto che in Scandinavia la “maid”, fanciulla, è chiamata spesso “Mastermaid,” quella che dirige il gioco. Il fatto, però, è che quasi tutte queste storie finiscono male. Teseo abbandona Arianna, Giasone abbandona Medea (e glie’ dice male, ma questa è un’altra storia), i personaggi non formano mai una squadra. Tolkien, però, non era un narratore della tradizione orale e si è potuto prendere qualche libertà.

Forse vi piacerà, allora, sapere che Tolkien e la moglie Edith riuscirono a unirsi solo dopo anni di amore contrastato e che, stando alle lettere dell’autore, l’ispirazione per Luthien gli venne in una radura fiorita nello Yorkshire, quando “her (Edith’s, ndr) hair was raven, her skin clear, her eyes brighter than you have seen them, and she could sing – and dance.” Tolkien, insomma, attinse alla sua vita per la creazione di un personaggio femminile che, sì, è idealizzato ma brilla per autonomia, coraggio, intelligenza e forza. L’istinto di Beren, di proteggerla e agire per lei, si spezza contro la sua iniziativa e ci lascia così lo stupore di leggere, per una trentina di pagine, una storia d’amore tra due personaggi forti, rispettosi l’uno dell’altra e solidali.
Non so voi, ma io da bambina vorrei averne lette di più, di fiabe così.

TolkienHeadstone

La tomba di JRR Tolkien e sua moglie Edith. Sotto ai loro nomi normali, appaiono “Beren” e “Luthien”.


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  1. Paolo1984

    28 marzo

    bellissimo articolo.
    non considero necessariamente maschiliste neanche le storie in cui “lui salva lei” comunque è importante che ci siano anche storie come quelle di beren e luthien

  2. Maddalena

    30 marzo

    Bellissimo articolo, brava! È bello riscoprire queste piccole perle dell’amato Tolkien, la lapide alla fine poi fa venire davvero la pelle d’oca.

  3. Chiara

    31 marzo

    Proprio ieri ho cominciato a leggere il Silmarillion, che coincidenza!
    Mi hai dato un assaggio della poesia che troverò andando avanti con la lettura!

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