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The Help e l’importanza delle parole

The Help e l’importanza delle parole

di Cristina Padovan

 

Attenzione: Quanto segue contiene spoiler di alcune scene del film The Help. Niente di cruciale, ma ci sono.

 

Da piccola sentivo spesso mio papà parlare in inglese al telefono, e di conseguenza col mio telefono giocattolo facevo finta anch’io di biascicare qualcosa, sapevo solo “yes”, “no” e “frog” (finte conversazioni di alto spessore eh?).

Poi ho fatto il liceo linguistico dove una meravigliosa insegnante di italiano e latino ci ha insegnato la differenza fra “trasporto”, ovvero prendere parola per parola dal dizionario e metterla giù così com’è, e “traduzione”, che non è solo la comprensione delle parole e del senso della frase, ma di tutta una serie di sfumature dentro le parole stesse, che vengono dalla cultura e dal contesto, anche storico, in cui quelle parole sono nate e poi usate (anche modificandosi nel tempo).

Per me, traduzione diventa sinonimo di capire gli altri, di avere parole e pensieri ben ordinati a seconda di ciò che voglio esprimere, a prescindere dalla lingua che sto usando.

L’altra sera ho finalmente visto The Help, l’ho trovato un gran bel film. Il giorno dopo averlo visto, presa dalla curiosità causata dal mio vizio di tentare di leggere il labiale inglese di un film doppiato, sono andata a cercare su YouTube una scena in lingua originale.

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Aibileen, la donna di servizio interpretata da Viola Davis, racconta di essersi resa conto, a un certo punto, che nel suo lavoro era brava a far sì che i bambini cui badava crescessero sicuri di sé. Poco dopo questa affermazione si vede Aibileen con in braccio una bimba bionda a cui ripete, nella versione italiana, “Sei carina, sei brava, sei importante”.

Questa è stata la scena che mi ha incuriosita (anche grazie al fatto che è un po’ cantilenata, un po’ lenta e con primi piani: il labiale si vede discretamente bene… ma è su una bambina di pochi anni). Ero convinta che l’originale dicesse “You are nice, you are good, you are important”, e stavo già pensando che la traduzione fosse abbastanza accurata, peccato per quelle piccole sfumature andate perse.

Quali? Innanzitutto, “nice” è sì “carino” ma, in un contesto di rendere i bambini sicuri di sé, si riferisce più alle qualità morali di una persona, alla sua personalità, mentre in italiano “carino” viene recepito prima come complimento per l’aspetto fisico e poi per qualità personali.

Anche per “good” ci si perde qualcosina, ma di poco conto forse, sarebbe più “buona” che “brava” ma in italiano poteva suonare strano “sei buona”. Niente da dichiarare per “important”, l’origine latina della parola ci tiene tutti al sicuro al momento della traduzione.

Però, guardando la scena originale, scopro di essermi terribilmente sbagliata. Non dicono “You are nice, you are good, you are important”. Dicono (con un calco del “dialetto” del sud) “You is kind, you is smart, you is important”.

Cioè “Sei gentile, sei intelligente, sei importante”.

C’è una differenza abissale. Certo, stiamo parlando della traduzione di una scena secondaria di un film, dove bisogna rispettare la “metrica” e magari anche un po’ il labiale. Ma siccome, appunto, le parole sono strascicate e cantilenate (“Sei cariiiiiina, sei braaaaava, sei importante”) potevano starci benissimo anche le altre (“Sei gentiiiile, sei sveglia, sei importante”).

Forse la mia è solo una tempesta in un bicchiere d’acqua, una cosa da fissata delle lingue e basta. Ma parliamo un attimo della differenza fra questi aggettivi, soprattutto se rapportati alle “affermazioni quotidiane” per far sì che una bambina cresca sicura di sé.

Come abbiamo visto, “carina” mette più l’accento sull’aspetto fisico che sulla personalità, mentre “gentile” non ha nulla a che fare con l’aspetto fisico.

“Brava” è un concetto totalmente diverso da “intelligente”, soprattutto se si pensa che le “brave bambine” sono quelle che non rompono le scatole ai genitori, che a scuola stanno sedute composte in silenzio. Le stesse bambine che poi crescendo non si sentiranno intelligenti abbastanza… perché era più importante dir loro di fare le brave e dare una mano in casa, che non ricordare loro di essere già intelligenti.

Fortunatamente almeno importante è rimasto uguale, ma è uno su tre e sono rimasta piuttosto arrabbiata per questa traduzione pigra. Certo, continuo a capire le questioni dei limiti fisici del doppiaggio, continuo a capire che la scena non era fondamentale per lo sviluppo della trama (anche se verrà ripresa in un episodio).

Il punto è che il contesto, per quella scena, c’era, ben dichiarato. Eppure ancora s’è scelto di tradurre con “brava e carina”, che più s’addice a una bambina, che “gentile e intelligente”.


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  1. Bianca Bonollo

    13 Novembre

    Argh che fastidio le traduzioni fatte coi piedi!!! Complimenti per averla scovata 🙂
    Strano che nessuno abbia già commentato “eeeeh vabbèèè ma interpretate tutto come volete vooooi bla bla bla eeeh per queste cooose” ahaha!
    In questo caso invece è proprio evidente che i traduttori hanno meccanicamente inserito nella versione italiana ‘cose che si dicono a una bambina’, snaturando completamente il senso della nenia. Il punto è che era efficace proprio perché fuori dai canoni tradizionali!
    In questi casi mi viene sempre in mente l’immagine di Umberto Eco arrabbiato.

  2. Cristina padovan

    13 Novembre

    Vero, si potrebbe dire che stiamo spaccando il capello in quattro, per “queste cose”, ma (sarà anche che ho una cugina preadolescente e una nipote di un anno) vedo la differenza ENORME che cose così piccole e quotidiane possono fare.
    Spero che le cose stiano cambiando, ma, per fare un esempio banale: a un “maschietto” è concesso prendere una vecchia radio e smontarne tutti i bulloni perché “sono curiosi”, a una bambina vien detto di far la brava e non mettere in disordine, menomandone così la curiosità…

  3. ValerIa

    16 Novembre

    Da appassionata delle lingue concordo appieno con le tue considerazioni, brava!

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