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Swap party: cos’è e come funziona

di Valeria F. o Gynepraio

Tutte, prima o poi, devono fare i conti con l’annoso principio dell’entropia e svuotare i propri armadi di indumenti e accessori obsoleti. Questa annosa ricorrenza, che coincide spesso con il cambio di stagione, genera solitamente 3 o 4 shopper IKEA (ti piace la borsa gialla? Acquistane una blu), strabordanti ecomostri rigonfi che stazionano nell’ingresso un numero imprecisato di giorni fino a che, sempre per il principio dell’entropia, un’anima buona non le porta alla Caritas oppure – orrore orrore – al bidone sotto casa.
Se siete attente, parsimoniose e lungimiranti, in quelle shopper ci saranno solo indumenti lisi, vecchi pigiami e tute da sci fluorescenti. Ma se siete persone normali, ci saranno anche indumenti in buono stato, poco sfruttati ma non necessariamente immettibili, frutto di errori di valutazione come eccessi di ottimismo, repentini aumenti ponderali post-delusioni amorose, eccessivo ascolto di dischi dei Cure.

classificazione

In questi casi, è bene organizzare uno swap party, ovvero una sessione di scambio tra 8-10 persone, dello stesso sesso e fascia di età, disposte a condividere dei beni altrimenti destinati a morte certa.
Badate bene, ho detto persone dello stesso sesso e non amiche: secondo la mia modesta esperienza, infatti, il gruppo più fertile è un mix tra amiche + conoscenti. Questo perché si genera una base abiti più eterogenea, nascono inaspettati consigli e si gestiscono in modo fair gli eventuali contrasti.

Il mio consiglio è fissare il party in un giorno altrimenti noioso come la domenica pomeriggio, con un preavviso minimo di 2 settimane, invitando le partecipanti a coinvolgere qualche persona di loro conoscenza e portare indumenti puliti, in buono stato di cui siano disposte a disfarsi senza remore. Io suggerisco di lasciare fuori intimo e costumi, nonché i gioielli che richiederebbero un party a sé, ma di includere tutti gli altri accessori.
Ogni swapper, oltre agli indumenti, porterà qualche cosa da mangiare e bere (trattasi di un’attività complessa e financo logorante), grucce in abbondanza per appendere gli abiti e delle shopper con cui portare a casa i pezzi aggiudicati.
Come location, è perfetto un soggiorno purché abbia uno specchio, sufficienti posti a sedere, ganci o meglio ancora stand cui appendere le grucce. Come camerino prova, una camera da letto va benone.

occorrente

L’occorrente

Funzionale alla buona riuscita del party è la banditrice: una ragazza appassionata di moda e in grado di presentare i capi, valorizzarli o evidenziarne i difetti qualora siano sfuggiti alla proprietaria. La banditrice, possibilmente, sovrintenderà all’allestimento affinché la merce sia disposta ragionevolmente: una classificazione base include capispalla, sportswear, maglieria, tops, bottoms, abiti, borse, cappelleria.

Ci sono due principali modalità per condurre il party, che per semplicità ribattezziamo “del volere” o “del valore”.
Nel primo caso, poiché tutte le partecipanti vogliono disfarsi degli abiti, la distribuzione è semplice: la banditrice presenta rapidamente ogni indumento (per questo disporli bene è importante!) e, se una sola partecipante lo desidera, se lo aggiudica. Se più di una partecipante lo vuole, l’indumento è accantonato tra i contesi, che, concluso il giro, saranno provati dalle contendenti. Salvo accordo amichevole tra le parti (“Tienilo tu, non ci entro”), sono le altre partecipanti a valutare chi delle due dovrebbe tenerselo, solitamente sulla base di “Oggettivamente le sta meglio, dai”.
Nel secondo caso, la banditrice attribuisce ad ogni pezzo, a suo insindacabile giudizio, un valore simbolico da 1 a 4 che verrà indicato con una etichetta; la partecipante riceve dei gettoni di pari valore da spendere per procurarsi altri pezzi. Questa modalità si presta a parties con molti partecipanti, che portano un numero limitato di articoli, ma di valore unitario maggiore, griffati o di design. Se vi sentite swappers “del valore”, potete salvare da qui sotto le tag e i bottoni stampabili su normale cartoncino. Basta ritagliare lungo la linea tratteggiata, bucare le tag in corrispondenza del foro e appenderle all’articolo con un pezzetto di spago. Affari d’oro garantiti.

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Ma io sono fan del primo tipo, perché più caciarone, democratico e soprattutto incalzante: ho visto swap parties in cui sono stati presentati anche 200 pezzi e che si sono conclusi in sonore abbuffate di nachos al formaggio, quiche di avanzi e insalate d’orzo.
Inoltre, si genera più voglia di sperimentare e condividere: “Provalo, guarda che secondo me ci entri”, “Te l’avevo detto che ti stava a pennello, mettici sopra questo pull”, “Alla Sara cade sempre tutto bene, non è giusto”, “Sono contenta di non buttarlo, l’avevo comprato in Erasmus”, “Che vuoi farci, appartiene al mio periodo skater”. In questo senso, la presenza di persone non perfettamente note è sicuramente positiva e fa nascere interessanti collaborazioni.
Gli indumenti non aggiudicati possono essere restituiti alle legittime proprietarie o donati ad enti benefici. Oppure, meglio ancora, riciclati ad altri swap parties.


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  1. anna Baldo

    25 febbraio

    Noi di Due di Donne facciamo così: https://www.facebook.com/duedidonne?fref=ts

  2. Fabio

    2 aprile

    Se anche voi, come noi, credete che il baratto possa essere una delle soluzioni per uscire da un momento di crisi, sia etica che economica, visitate http://www.shbang.it !
    Il primo portale in Italia, incentrato unicamente allo swapping di borse e scarpe da donna.
    Ridiamo valore a tutti i nostri accessori inutilizzati! (ma praticamente nuovi). Iscrizione gratuita.

  3. Anna

    13 ottobre

    ciao, da poco c’è anche http://www.swapparty.com

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