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Stare a galla (o: Ogni tanto penso alla mia quatto...

Stare a galla (o: Ogni tanto penso alla mia quattordicesima)

Illustrazione di Ilaria Grimaldi

Illustrazione di Ilaria Grimaldi

Ogni tanto penso alla mia quattordicesima. Quando ci penso, la mia quattordicesima ha la forma di un panino. Una bella michetta tonda, soda, farcita da tante fette di salame artiginale, di quello a grana grossa. È una cosa nuova, la quattordicesima. Una cosa poco reale.
La mia quattordicesima (la prima, a fronte di diversi anni lavorativi) ha la stessa forma, sapore e consistenza del panino che mia zia mi portava quando avevo finito il corso di nuoto. Vent’anni fa, si nuotava per un’oretta nell’ acqua gelida, io e mia cugina. Poi doccia. Poi panino. Il panino, me lo ricordo distintamente, lo mangiavo direttamente nello spogliatoio. Nuotare non mi piaceva per niente, ma il panino non era male.

Panini: al Lidl le michette buone non si trovano. Quando l’idea di questo post ha preso forma era quel periodo in cui intorno all’idea che si possa, o meno, fare la spesa con 80 euro si son dette un sacco di cose. Cose tipo: “Per dyo, faccio la spesa con 80 euro per due settimane abbondanti /per dyo, che baggianata, con ottanta euro nemmeno ci compri le scatolette di tonno”. E per me, quello era anche il temuto periodo del mese in cui si paga l’affitto. Grazie alla limpida onestà del mio attuale padrone di casa pagare l’affitto è, in teoria, un’operazione semplice: trovi i dati della banca, fai login nel sito della banca, invii il bonifico. Fine. Nel frattempo puoi: coccolare il porcellino d’india, finire di mangiare, vedere un telefilm a caso. È un’operazione facile, pagare l’affitto. Peccato che  prima di approdare nelle placide acque dell’autocompiacimento Wow, anche questo mese abbiamo pagato in tempo tutto l’affitto, ottimo lavoro! ci sia l’impervio, orrendo scoglio: il saldo. Il saldo del conto in banca, se non sei una di quelle persone che – diligentemente, e saggiamente – tengono traccia delle loro spese, è un numero che non sai mai in che forma si presenterà, un numero indefinito che oscilla fra “il fiuu, va tutto bene, va tutto bene” e “cazzo, da qui al prossimo stipendio solo gemüsesuppe“.

Il mio conto in banca sta a galla. Sta lì, galleggia. Io galleggio con lui, senza espormi troppo.

Pago diligentemente le mie bollette, l’affitto, la spesa, l’abbonamento dei mezzi. Le tasse, le multe quando arrivano, i regali quando ci sono regali da fare, il saldo della carta di credito nei tempi prestabiliti. Faccio quelle cose che fa la mia generazione, compro biglietti arei (low cost), mangio fuori solo nelle “grandi occasioni”, uso i mezzi pubblici per risparmiare, compro nei mercati la frutta e la verdura, nei discount lo scatolame, vestiti e mobili in quelle famose catene svedesi che tutti conosciamo.  Faccio effettivamente la spesa con 80 euro, ma siamo in due, non mangiamo carne e comunque mangiamo poco. Poi, insomma: l’avete mai visto un Lidl? Ecco.
Funziona tutto, galleggiamo pacific*. Ma se arriva l’evento improvviso, se si increspa un poco l’acqua, qui si affonda.

Bollette troppo grasse, macchine a cui si fonde il motore, ladri a cui piaceva il tuo computer, spese veterinarie che speravi non avresti mai affrontato, telefoni che si fanno una nuotata nel lavandino, medici che ti impongono di andare in piscina, “se vuoi smettere con le medicine, una volta per tutte”. Come si smette di galleggiare, si affonda. Direttamente. Tornare in superficie, tornare alla cifra contrassegnata come “da qui in poi, tutto bene” non sempre è una cosa facile. Non è mai immediato. Le “spese impreviste” sono uno tsunami per un conto in banca abituato a nuotare in una placida piscina, dove tutto è sempre uguale e devi solo arrivare, con un po’ di fatica variabile, alla fine della vasca.

Si galleggia, si tirano i remi in barca, si arriva alla fine della vasca.
Mangio quel panino, torno un po’ a respirare.


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