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La Madre del Rock dimenticata, Lillian Roxon

La Madre del Rock dimenticata, Lillian Roxon

lillian roxon

Illustrazione di Carol Rollo

Se conosceste Lillian Roxon sareste d’accordo con me nel definirla la prima grande giornalista del rock. Ma è molto improbabile che la conosciate e non per una mancanza personale: a meno che abbiate vissuto in Australia o abbiate contatti con la sua cultura, Lillian Roxon è di fatto un nome vuoto, una sconosciuta anche per gli stessi addetti ai lavori.

Come spesso accade per molte figure femminili, che vivono immerse nel successo finché sono in vita e poi finiscono nell’oblio postumo, così è accaduto anche per Lillian Roxon. Ella ha contribuito a raffigurare il mondo del rock e delle stelle nascenti a partire degli anni 60. A contraddistinguerla non era solo lo stile, privo di retorica e snobismi, ma anche la visione, che fino a quel momento era molto impopolare, che la musica sarebbe stata un elemento determinante a modellare il volto sociale degli Stati Uniti. La storia di Lillian è quella di una giovane emigrata, capace di sfruttare a proprio vantaggio una sorte che per altri era data per scontata, e il bello è che ha potuto farlo grazie alle proprie risorse, senza mai ricorrere ai favori di un uomo, senza mai nemmeno sposarsi.

Lillian nacque ad Alassio, meta balneare vicino a Savona, nel 1932 da una famiglia di ebrei polacchi emigrati, i Ropschitz. In Italia le fu possibile vivere un’infanzia tranquilla, lontana dall’antisemitismo diffuso nell’est Europa, ma la sorte per lei cambiò quando il governo Mussolini si alleò con Hitler. Nel 1938 riuscì a trasferirsi in Australia con la famiglia e a Brisbane, capoluogo del Queensland, cominciò l’esperienza australiana di Lillian. Proprio lei suggerì di cambiare il loro cognome in Roxon, meno appariscente ed esotico di quello originario. In quell’ambiente, lontano dagli orrori della guerra mondiale, mise a frutto le proprie aspirazioni e assecondò il talento nella scrittura iscrivendosi poi all’università di Sydney a 17 anni.

Lillian non era una ragazza come le altre: viveva già con il fidanzato nel suo appartamento – fatto visto non positivamente dai puritani dell’Australia conservatrice anni ’50 – e frequentava il Sydney Push, gruppo di intellettuali dalle idee liberali e progressiste. Cominciò presto a lavorare come giornalista per quotidiani locali e il punto di non ritorno avvenne quando cominciò a collaborare per la testata scandalistica Weekend, non proprio una rivista per brave ragazze. La famiglia, in particolare la madre Rose, non incoraggiava nessuna delle precedenti iniziative.

lillian roxon

La madre del rock

Lillian decise dunque di partire alla volta degli Stati Uniti nel 1959, sistemandosi nella sua grande capitale culturale, New York. Lì si ritrovò a frequentare ambienti ancora meno raccomandabili di quelli frequentati in terra australiana. Il Max’s Kansas City era il ritrovo storico di molte future rockstar, oltre che di freaks, groupie e travestiti. In quel night club, per dire, Andy Warhol scoprì i Velvet Underground di Lou Reed e li affiancò a Nico, e il suo privè era frequentato da personaggi come Iggy Pop, David Bowie, Patti Smith e Jim Morrison. Lillian non si limitava ad essere una presenza fissa, ma ne divenne a suo modo padrona di casa: complice la differenza di età con il resto degli avventori, e il fatto che non facesse uso di droghe o di alcool, l’appellativo “Mother of Rock” venne coniato per lei. Per raccontare degnamente il mondo del rock esserne spettatrice non era sufficiente: Lillian si immerse in esso fino a diventarne parte dello stesso immaginario.

Le rockstar sono come degli avocado. Quando sopraggiunge quel momento di perfetta maturazione, sono per definizione spacciati.

lillian roxonIl talento di Lillian si rifletteva in quello di chi le stava attorno e lo dimostra il fatto che amava circondarsi di personaggi che, col senno di poi, sarebbero rimasti nella memoria collettiva più di lei. Era amica e collaboratrice della fotografa Linda Eastman, prima che si sposasse con Paul McCartney e quando ancora veniva soprannominata “Linda Starfucker”; era amica, se di amicizia si può parlare, della scrittrice Germaine Greer, autrice de L’Eunuco Femmina, caposaldo del femminismo. Entrambe australiane e donne indipendenti, si era creata una specie di rivalità che fu la scintilla per ripicche e battibecchi.
Il risultato di quegli anni di notti brave fu la Rock Encyclopedia (1969), la prima opera definitiva su quello strano fenomeno musicale che non accennava a spegnersi, anzi sommava su di sé le attenzioni del mondo intero. Un libro che raccoglie un numero infinito di lemmi su band e artisti, ma tra cui compaiono anche voci collaterali come “discoteca” e “groupie”.

Ci sono vari tipi di groupie: groupie tristi; apprendiste groupie; le groupie del compromesso; groupie audaci. […]
Infine ci sono le groupie che semplicemente non se la raccontano: sanno chi sono; sanno quello che vogliono. Sono loro a dare al rock sex appeal e magia. Sono fan che hanno osato rompere le barriere tra pubblico e performer, fan con una cosa da dare, l’amore, senza volere niente in cambio che un nome da andare a raccontare. (2)

Insomma una miscellanea di tutto lo scibile su un mondo sommerso nell’underground che spinge per uscire alla luce del sole. Lillian venne definita “la regina del giornalismo rock’n’roll” e non a torto, perché prima di molti colleghi maschi riuscì a fare da tramite tra il rock e il resto del mondo. Il bello è che lo faceva senza scadere in una prosa eccentrica e contorta (caratteristica tipica del più noto collega Lester Bangs) ma anzi, a leggerla sembra quasi di avere di fronte in carne e ossa quei miti del rock che ci sono stati tramandati da generazioni. Un’attitudine derivata dalla sua esperienza come giornalista di costume per i tabloid.

La Rock Encyclopedia, dopo 45 anni di silenzio, è appena stata pubblicata in Italia dalla casa editrice minimum fax, che ne ha curato un’edizione arricchita di alcuni articoli e saggi per approfondire la biografia di questa giornalista dimenticata. In particolare, in occasione dello Women’s Strike for Equality del 1970, per festeggiare i cinquant’anni del voto alle donne negli Stati Uniti e per rivendicare diritti di liberazione della donna, Lillian scrisse un importante articolo:

Devo confessare che molti aspetti della dimostrazione di ieri sera li ho trovati melodrammatici e stupidi. Per esempio, penso che quando le donne otterranno quello che vogliono non sarà perché hanno bruciato qualche reggiseno. In parte, la confusione mia e di chiunque altro sta nel fatto che ancora non sappiamo esattamente cos’è che vogliamo. […] Credo che la cosa principale che le donne vogliono sia essere prese sul serio. […] Se l’idea di un cambiamento vi mette a disagio, non vi preoccupate. Non siete le sole. Tutte noi signore concordiamo sul fatto che stavolta il cammino per arrivare al traguardo non sarà metà del divertimento. Ma partecipare contribuirà alla costruzione di un mondo migliore. (3)

L’epilogo della storia purtroppo non fu all’altezza della brillante vita di Lillian: stroncata da un violento attacco di asma, venne trovata morta, da sola, nel suo appartamento di New York nel 1973. Lillian aveva solo quarantuno anni, e ironia della sorte vuole che le sopravvivessero molti dei suoi colleghi dagli stili di vita di gran lunga più sregolati dei suoi. Gran parte delle “profezie” da lei annunciate trovarono conferma, tra cui anche la lenta decadenza del rock dopo il momento di perfezione raggiunto in quegli anni, ma il suo nome, purtroppo, non fu mai celebrato a dovere fuori dall’Australia.

Le citazioni 2 e 3 sono tratte da Rock encyclopedia e altri scritti, minimum fax, 2014, trad. di Tiziana Lo Porto

Per approfondire:
Mother of Rock: Lillian Roxon – documentario di Paul Clarke, 2010, basato a sua volta sulla biografia Mother of Rock scritta da Robert Milliken
B. CullmanHow to Prepare for the Past. The Paris Review
R. Miliken, Lillian and Germaine in New York. Inside Story


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