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Della postura da vera signorina

di Marta Corato

Da piccola ho avuto ogni sorta di problemi a ginocchia, anche e piedi: ero la delizia dell’ortopedico. Una delle mie paure peggiori era di sviluppare la scoliosi – per colpa dei medici, delle maestre e dell’insegnante di danza, in parti uguali.

Adesso che passo otto-dieci ore al giorno seduta davanti al computer, mi sorprendo più volte ingobbita come Quasimodo. Mi raddrizzo e mi sgrido mentalmente.

La “postura” in sé non è una cosa malvagia: se mi può evitare di trasformarmi in Giacomo Leopardi, sarò felice di alzare i talloni quando cammino e stare bella dritta sulla sedia. Sono affascinata dal fatto che se hai una postura scorretta ti viene mal di denti. E con affascinata intendo terrorizzata.

C’è tutto un altro aspetto – quello di cui parla Margherita qui sotto – che viene indicato come “postura” quando si parla di ragazze. Il sedersi, alzarsi e camminare in maniera di essere più graziose possibile è divertente finché si tratta di fare i cretini con tre libri sulla testa, ma mi fa aggrottare le sopracciglia quando si parla di “postura per la bellezza”.

https://www.youtube.com/watch?v=rbFymPk1FyE

Mentre l’acconciatura dell’insegnante è invidiabile, non è quello che abbiamo ereditato dagli anni ’40. I risultati sputati da Google parlano sì di postura per la salute, ma ci sono decine di siti che la associano alla parola “lady”.

Perché per essere una vera signorina non basta cedere a tutto quello che viene richiesto dalla società, si deve anche farlo sedendsi a testa alta, schiena dritta e ginocchia chiuse.

 

Mangiare un gelato a gambe aperte

di Margherita Brambilla

Una delle cose che mi sono state ripetute quand’ero bambina è stata “schiena dritta e gambe chiuse” riferito al mio scompostissimo modo di sedermi; potete ammirare la mia grazia dall’illustrazione qui sotto, tratta da un reperto fotografico in cui mangio un cremino senza curarmi degli sguardi altrui.

postura

La questione “gambe chiuse” è quella che mi preme di più, perché viene immediatamente seguita da un “sei una signorina”. Le implicazioni dietro questa associazione di idee sono parecchie: 1) le vere signorine sono composte e compunte, 2) le vere signorine non mostrano il pube a tutti, 3) le vere signorine non danno mai a vedere di essere stanche, et cetera. Tralasciando il fatto che solo il termine “signorina” sembra uscito da vecchie traduzioni di Piccole donne o Anna dai capelli rossi, questo genere di rimproveri sono, secondo me, al limite dell’assurdo. Che senso può avere nascondere il pube e sessualizzare la posa di una bambina di dieci anni che sta mangiandosi un cremino?

Io sostengo il diritto di tutti a stravaccarsi.

Le norme di buon costume esistono per tutti, è innegabile. La problematicità sta nell’associazione di queste norme a un comportamento di genere; quando qualcuno dice che una donna è donna in base alla sua finezza, grazia e postura, io comincio a sentire dei campanelli d’allarme.

Diversa è la questione “schiena dritta”, e non tanto per ragioni di salute; piuttosto per ragioni di confidenza in se stessi. Guardare dritte in faccia e sfidare chi sostiene dovremmo stare a gambe chiuse. Perciò petto in fuori, gambe larghe e marziale.


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  1. Martina

    10 Dicembre

    A proposito di posture: quella stravaccata è quella che comunica più potenza, secondo Amy Cuddy. Dateci dentro quindi!
    http://www.ted.com/talks/amy_cuddy_your_body_language_shapes_who_you_are#t-3256

  2. Bea

    11 Dicembre

    Questi articoli mi hanno fatto ricordare una cosa a cui pensavo tempo fa, nonostante forse sia un po’ fuori tema. Uno dei tanti grigi giorni della scuola media, la prof di italiano presento’ alla classe la signora Tizia: “ci avrebbe aiutati a studiare meglio” disse. Quel che fece fu darci un questionario sulle nostre abitudini, aspettare che lo compilassimo, fare qualche appunto. Ora, nella mia famiglia nessuno ha mai badato molto alle rispettive spine dorsali, questo lo ammetto, ma nessuno ha mai preteso da me che scrivessi per forza in un certo modo o tenessi la schiena in un altro. L’importante e’ che facessi le cose al MIO meglio. Ecco, la signora Tizia mi disse: “E cosi’ studi stravaccata sul divano mangiando il Saccottino! Male, malissimo. E’ scientificamente provato che apprendere e’ un nobile processo da eseguire composti e immobili. Altrimenti il tuo studio non sara’ efficacie!”. Ma e’ vero? Voglio dire, ci viene effettivamente insegnato ad associare l’azione di “apprendere” all’immagine di “sedia+banco&compostezza”. Di sicuro questo permette a chi insegna di controllare molte persone in una volta senza sforzo eccessivo e permette agli studenti di imparare a rispettare il proprio turno, a capire cos’e’ il silenzio, etc. Ma e’ l’unico modo? Fino a una certa eta’ diciamo 12-13 anni, e’ davvero la via migliore per insegnare? Cioe’, la posizione “seduta” deve davvero essere quella preponderante nella giornata di un bambino? In assenza di moto, o quando obbligata a stare in una posizione troppo “composta” per lungo tempo, il cervello tutt’ora mi si spegne. Per dire, solo bere un te’ o mangiare una merendina(anche nel mentre dello studio) ha sempre riacceso la mia attenzione, per non parlare di quando l’apprendimento si faceva molto interattivo; per esempio durante le agoniate gite scolastiche delle elementari da cui rientravo con un esubero di nozioni da snocciolare contentissima. Tornando alla posizione “stravaccata”, questa e’ una delle tante che assumo ad oggi durante lo studio. Quando sento che l’attenzione scema, cambio posizione che varia da “molto dritta” a “molto poco dritta” a “vado a passeggiare con un’amica e parlo di quel che sto studiando”. Tutto cio’ per dire che insegnare a stare fermi e composti e’ la via piu’ semplice e diretta per controllare un gruppo di persone, ma magari non e’ quella che piu’ si adatta al modo di pensare e apprendere di una particolare persona. Invece di quel che ha detto, la signora Tizia avrebbe potuto dirmi: “Hai sempre imparato, da quando sbavavi e i tuoi muscoli non erano abbastanza da farti stare dritta. Apprendevi a modo tuo, ciucciando scarpe e chiudendo bruchi nei barattoli. Cio’ che impari fuori dalla scuola ha la stessa importanza di quello che impari fra le sue quattro mura. Puoi imparare come e dove vuoi, ma conserva l’entusiasmo del tuo primo anno di vita(con un occhio di riguardo alla spina dorsale e ai tuoi fini ultimi)”. Le signorine belle se composte erano piu’ belle solo perche’ la compostezza, se imposta e propinata come unica soluzione, limita l’iniziativa.

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