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Parliamo della pregevole campagna #BanBossy

Parliamo della pregevole campagna #BanBossy

Dalla settimana scorsa è online (e anche su altri media negli Stati Uniti) la campagna #BanBossy, volta a combattere e rimuovere una delle molte ragioni per le quali pochissime donne raggiungono i vertici della loro professione. #BanBossy sottolinea il doppio standard per cui una donna al potere è vista come dispotica, prepotente, arrogante, mentre un uomo è risoluto, assertivo, un leader. “Bossy”, cioè “che-vuole-fare-il-capo-di-tutto”, “prepotente”, è una parola che secondo la campagna viene usata solo contro le donne, e mai contro gli uomini.

#BanBossy mi ha fatto tornare in mente una campagna di Pantene Filippine sullo stesso tema, i doppi standard che inquadrano uno stesso aspetto della personalità di un uomo in modo positivo, e di una donna in modo negativo. Quelli che vengono categorizzati come “doppi standard” non riguardano solo il fatto che un uomo che tromba molto è un figo, e una donna che tromba molto è una troia. L’uso di aggettivi diversi per uomini e donne passa quasi inosservato nella vita di tutti i giorni ma, una volta che è stato sottolineato, è impossibile non notarlo.

Per mia esperienza personale – ma evidentemente non solo mia – non posso negare che i doppi standard esistono e vengono reiterati a scuola, sul lavoro, in contesti sociali. Non è un caso che il sottotitolo di Soft Revolution sia “ragazze che dovrebbero darsi una calmata”: non siamo noi a consigliarcelo, bensì è quello che ci è stato ripetuto migliaia di volte da quando eravamo piccole a oggi. Lo scopo finale di #BanBossy non è davvero bandire una parola (cosa impossibile) ma bandire i tanti piccoli e grandi comportamenti che portano le ragazze a dubitare di sé stesse, ad avere paura di esporsi e di puntare ad una posizione di potere.

La conversazione sull’argomento ha visto molte donne esclamare con disprezzo che loro sono orgogliose di essere bossy, cadendo nell’errore di cui la campagna vuole liberarsi. Come ci ricorda Beyoncé alla fine del video, essere una donna al comando non vuol dire essere bossy – vuol dire essere una donna al comando e basta. È necessario che la parola “bossy” venga usata come si deve e quando serve davvero, cioè per dipingere persone davvero prepotenti e arroganti, non qualsiasi donna che si azzardi a dare ordini quando è il suo diritto e dovere.

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Bandire la parola “bossy” non vuol dire affermare che nessuna donna lo sia – vuol dire smettere di usarla come se nessuna donna potesse essere assertiva, in controllo. Non c’è niente di giusto nel fatto che – come dice la campagna – entro le scuole medie le ragazze siano molto meno interessate ad avere una posizione di controllo dei ragazzi per paura di venire etichettate in maniera negativa.

Un esempio a cui forse non necessariamente pensereste, ma che prova il mio punto come tante altre volte, è quello delle romcom: quante volte la protagonista è il capo di un business e non è dipinta come una bitch, con tanto bisogno di rilassarsi e trovare l’amore? È possibile che non ci sia una sola donna che è a capo di qualcosa e non sia un automa con la faccia di Sandra Bullock (non è un nome a caso)?


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  1. Paolo1984

    17 marzo

    a parte la critica alle romcom, sono d’accordo con tutto il resto

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