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Palazzo Fortuny a Venezia è pieno di donne! Da Dor...

Palazzo Fortuny a Venezia è pieno di donne! Da Dora Maar alle “amazzoni della fotografia”

Non so se vi è mai capitato di trovarvi a zonzo per Venezia. La settimana scorsa ero là, ma solo per prendere un documento  – e poi mi son sentita in colpa per non sfruttare dell’occasione per una visita alla città più bella del mondo. Ho deciso allora di andare a vedere una mostra: a onor del vero ero disposta ad andare a qualsiasi mostra, pur di approfittarne. In particolare, mi ispirava un’esposizione delle opere di Dora Maar, fotografa surrealista, nonché musa e amante di Picasso.

La mostra, “Primavera a Palazzo Fortuny”, comprende in realtà molte esposizioni, anche se quella di Dora Maar è quella più pubblicizzata. Io non sono molto ferrata in arte e fotografia, ma mi piacciono le cose belle, quindi dopo aver visto i manifesti con la foto della mano che esce dalla conchiglia mi è venuta voglia di andarci, pur non sapendo cosa mi aspettava. Non mi sono pentita.

dora maar

Dora Maar, Senza titolo (mano e conchiglia), 1934

L’entrata a Palazzo Fortuny costa 10€, 8€ con riduzione (grazie, o vecchia tessera dell’università, per non scadere mai), e dà accesso a tutte le esposizioni. Avete tempo fino al 14 luglio prima che chiudano la mostra, quindi se partite ora, anche se vi perdete nel labirinto veneziano, dovreste riuscire a vederla. Io fortunatamente non mi sono persa – aver vissuto a Venezia per due anni ha leggermente diminuito le mie probabilità di smarrimento – ma per arrivarci bisogna infilarsi in un paio di piccole calli, fino ad arrivare ad un campetto nascosto a cui non daresti un soldo. Nonostante la facciata un po’ trista, però, all’interno si nasconde un bel palazzo leggermente inquietante.

La mostra si apre con “Le amazzoni della fotografia”, una collezione di fotografie scattate da donne, e il cui soggetto sono quasi sempre le donne e il corpo femminile. Questa raccolta comprende opere scattate tra l’Ottocento e i giorni nostri, e l’ho trovata molto interessante. Certo, comprende opere di dubbio gusto – tipo le tette spiaccicate sul vetro fotografate da non mi ricordo più chi – ma in generale mi è piaciuta, e mi ha fatto scoprire Maggie Taylor, la cui opera spiccava anche perché era l’unica non-fotografia. È stato bello anche vedere foto di nudo d’epoca, come l’unico che sono riuscita a fotografare prima che la guardiana mi rimproverasse.

La foto che mi è valsa un rimprovero

La foto che mi è valsa un rimprovero

Sullo stesso piano ci sono altre… come chiamarle… “opere” di arte contemporanea, che mi hanno lasciato abbastanza perplessa, tipo i grovigli di cavi e lampadine (tanto che pensavo di essere finita nello sgabuzzino) e un quadrato rosa proiettato su un muro. Abbastanza suggestivo, ma anche abbastanza inutile, il filmato in loop di palloni dentro sacchetti neri che rotolano giù da una scalinata. Non ci capirò niente, ma vabbè.

Al piano di sopra si visita il vero e proprio Palazzo Fortuny, spazi tappezzati di scuro e illuminati da deboli lampade etniche. Guardandosi intorno, pur senza conoscere la storia del Palazzo si può intuire un certo eccentrico ingegno multiforme: innumerevoli dipinti di media qualità, mobili ricoperti di piume di pavone, modellini funzionanti di teatri e scenografie teatrali, oggettini esotici, meccanismi ottocenteschi… tutto opera di tal Fortuny. Notevole un ritratto della sorella di Fortuny per la somiglianza a un primate. In mezzo a tutto questo ambaradan, sono state allestite ben cinque esposizioni, con un effetto abbastanza straniante ma molto interessante.

Ritratto di Dora Maar

Ritratto di Dora Maar

La protagonista principale è proprio Dora Maar, la cui esposizione è ironicamente intitolata “Nonostante Picasso”. All’inizio ci sono alcuni ritratti di Dora fatti da altre persone, che ci trasmettono il fascino serio dei suoi lineamenti ingombranti. Poi ci sono foto fatte da lei – prediligeva ritrarre luoghi popolari, particolari eccentrici, nudi. L’equilibrio estetico nelle sue fotografie è evidente, ma il meglio di sé lo dà con i fotomontaggi, bizzarri e surreali. Non per niente, fa parte dei surrealisti. C’è anche una sequenza di sue foto che testimonia l’avanzamento di Guernica di Picasso, nonché un paio di opere di Picasso che invece ritraggono Dora. Il legame tra Dora e Picasso è ben presente in questa mostra, non viene eliminato, ma per una volta sotto i riflettori c’è Dora.

Nelle stesse stanze sono esposte le sculture di vetro di Ritsue Mishima, che onestamente non ho capito e che apparentemente erano lì solo per incutere ai visitatori la paura di romperle.

In una bacheca sono invece raccolte le bellissime spille di Barbara Paganin, artista veneziana che compone improbabili gioielli incastonati di ricordi, con effetti insieme struggenti e divertenti (non ho capito perché, ma sembra fissata con i broccoli e gli ippopotami). Questa parte mi è piaciuta moltissimo.

Una spilla di Barbara Paganin

Una spilla di Barbara Paganin

Al piano di sopra, si cambia atmosfera. Uno stanzone semivuoto e luminoso segna un netto contrasto con il piano inferiore, e raccoglie le opere di Anne-Karin Furunes, artista norvegese contemporanea. All’inizio non ci si rende bene conto di quello che ha fatto: l’impressione iniziale è che siano state stampate delle fotografie su pannelli metallici enormi, i quali sarebbero poi stati forati con qualche macchinario. La gentile guardiana, notando il mio sguardo vitreo, ha deciso di spiegarmi come le opere sono state fatte veramente, conquistandomi. Cos’ha fatto questa norvegese? Ha preso come modello alcune foto in bianco e nero dall’archivio Fortuny, ha dipinto di nero alcune tele enormi e vi ha riprodotto le fotografie praticando a mano fori più grandi e più piccoli, in modo da far passare più o meno luce e ottenendo un colore più o meno chiaro. L’effetto, specialmente quello delle tele poste davanti alle finestre, è incredibile: sembrano davvero stampe di fotografie, e invece è solo tela nera bucata!

Anne-Karin Furunes, Shadows

Per riassumere, sono stata piacevolmente sorpresa dalla mostra allestita a Palazzo Fortuny. L’insieme di esposizioni potrebbe essere stato sbandierato come “una mostra dedicata alle donne artiste”, raccogliendo più visibilità, ma fortunatamente ciò non è stato fatto, lasciando allo spettatore il compito di tirare le fila, alla fine. Non è la mostra più bella che io abbia visto, ma è senz’altro consigliata in caso vi doveste trovare in Laguna. Ne vale decisamente la pena. Se proprio non vi piacerà, almeno avrete dato un’occhiata ai bizzarri interni del Palazzo.


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  1. margherita b

    22 maggio

    che meraviglia!

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