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Avreste mai pensato alla Regina Vittoria come a un...

Avreste mai pensato alla Regina Vittoria come a una trend setter? La verità dietro l’abito da sposa bianco

Illustrazione di Marika Lattuca

Illustrazione di Marika Lattuca

Uno dei miei modi preferiti di perdere tempo è guardare foto di matrimoni altrui; ho una cartella di preferiti “vergognosi” composta di siti a tema nuziale. Amo le cerimonie in enormi ville vista lago, quelle retro con gli invitati in costume anni ‘50, quelle con temi deliranti tipo Doctor Who.
Sul mio sito del cuore, Offbeat Bride, si trovano decide di spose che non hanno optato per l’abito bianco, per le ragioni più diverse — ad esempio il fatto che un abito candido non sarebbe adatto ad un matrimonio vampiro.
Tra le mie conoscenti, e in generale nella maggioranza dei matrimoni occidentali, il vestito bianco va per la maggiore. Viene considerato il colore tradizionale del vestito da sposa, che va a simboleggiare la purezza della donna che lo indossa. Ma sorpresa! La faccenda è molto più semplice — e meno profonda — di così.

victoria-wedding-gownA lanciare la moda delle spose in bianco fu la Regina Vittoria, che scelse un vestito chiaro per poter incorporare nel suo vestito un pizzo a cui teneva particolarmente (e che infatti poi venne smontato dall’abito da sposa e rimaneggiato in un altro outfit). Prima del 1840, anno delle nozze reali, i vestiti da sposa erano di tutti i colori tranne quello.

Le classi più povere sfoggiavano colori neutri come il grigio ed il marrone; nel giorno del matrimonio si indossava semplicemente il loro vestito buono, quello dei giorni di festa, o un abito nuovo che lo sarebbe diventato in seguito alla cerimonia. Era impensabile avere un vestito che sarebbe stato indossato per un giorno solo.
I ricchi sceglievano i tessuti più pregiati che si potevano permettere, per dimostrare alla famiglia del futuro sposo e agli altri invitati il valore economico dell’unione. Il vestito veniva comunque riutilizzato, visto che era semplicemente un capo elegante e sfarzoso.
All’epoca il bianco era il colore che le donne (di una certa classe, ovviamente) indossavano a corte; non esemplificava altro che il fatto che esse non dovessero lavorare, e potessero permettersi di stare in panciolle senza sporcare i propri vestiti candidi.

Dopo l’eccentrica scelta di Vittoria, i vestiti da sposa bianchi diventarono di gran moda, sebbene fino al secondo dopoguerra si vedessero ancora parecchie spose vestite normalmente; non era per tutte potersi permettere un abito speciale, quindi ci si metteva l’abito buono e ce lo si faceva andare bene.

L’abito bianco è quindi una moda esplosa solo dagli anni ‘50. Dov’è dunque l’“antichissima tradizione” di cui vanno parlando riviste nuziali e suocere impazzite? Da dove salta fuori la connotazione di purezza e verginità dell’abito bianco? Il colore che simboleggia la purezza è infatti l’azzurro, colore del velo della Madonna.

Ho fatto un po’ di ricerche su internet per rilevare l’opinione generale sull’abito bianco; alcuni dei miei commenti preferiti ci fanno sapere che per una sposa non vergine vestirsi di bianco mostra scarsa coerenza morale ed è “contro coscienza”.
Come sempre, mentre la donna deve scegliere un vestito in base al suo spessore spirituale, sull’uomo viene steso un velo pietoso. Avete mai sentito di uomini che abbiano dovuto scegliere un colore rispetto ad un altro in base a quante donne avevano trombato? No?

Cosa rappresenta quindi il bianco, se non l’accanirsi con valori deliranti che solo pochi possono davvero sbandierare? Il bianco non deriva dalla purezza della sposa (o dello sposo, a parte Bruno Vespa), ma dalle scelte frivole e dimostrazioni di ricchezza di una regina. È una moda puramente estetica diventata un modo eccezionale di spettegolare su cosa succede nelle mutande altrui e spargere giudizi.

Immaginate se la Regina Vittoria si fosse vestita di verde a pois rosa. Immaginate se si fosse messa un copricapo piumato e adesso fossimo tutte galline a nozze.

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Illustrazione di Marika Lattuca

 


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  1. Cosmic

    12 febbraio

    è vero, le mie nonne, durante la guerra, si sono sposate con dei vestiti normalissimi. ormai comunque il bianco è una consuetudine, che può essere tranquillamente ignorata e che non significa proprio più nulla: sono tante le donne che si sposano in abito bianco incinte o con figli già grandi, e fanno benissimo. perchè l’abito del matrimonio, così come ciò che riguarda la cerimonia e la festa e tutto il resto, fondamentalmente sono sfizi che si tolgono gli sposi e quindi che ognuno faccia come vuole, vampiri e temi stravaganti compresi. per quanto mi riguarda, nel lontano 2005 scelsi un vestito bianco classico ma con una bella scollatura, dato che mi sposavo in comune e quindi non mancavo di rispetto a nessuno se avevo le spalle scoperte ecc. ecco, se proprio devo dirlo è chi si sposa in chiesa che dovrebbe rispettare più rigidamente il significato del vestito, visto che se ti sposi in chiesa dovresti un minimo credere nell’ideale della castità, dovresti portare rispetto all’edificio che ti sta ospitando e soprattutto a quello che rappresenta per alcune persone, quindi evitare scollature, gioielli troppo vistosi, ecc. non che la cosa mi interessi particolarmente, però un po’ di coerenza ogni tanto non guasterebbe (anche da parte di chi celebra il matrimonio, però, visto che pur di far risultare un certo numero di matrimoni religiosi all’anno sposerebbero chiunque).

  2. Bianca Bonollo

    12 febbraio

    Ahahah fantastico! Finalmente la verità è venuta a galla 😀 …questo dimostra che basta DIRE che una cosa è tradizionale e religiosa perché tutti ci vadano dietro come pecore!

  3. Bianca Bonollo

    12 febbraio

    (pecore bianche) (ah.ah.ah.)

  4. Simone B.

    12 febbraio

    Oddio 60 anni mi sembrano sufficienti per una tradizione, così a memoria mi vengono in mente la pasta alla carbonara, i cori trentini, le prassi delle istituzioni democratiche.

    Poi per me uno può vestirsi come vuole quando vuole e trovo insensato avere un vestito scomodo per un giorno solo.

  5. Sopf

    12 febbraio

    Martilla <3
    (io tengo sempre salvato nei preferiti quello splendido sito che mi passasti per gli inviti, sono TROPPO belli. Mi sposerei almeno 4/5 volte solo per poter usare tutti i miei preferiti!)

    No, comunque al matrimonio ci arriviamo sicuro tutti vergini (Y)

  6. Francesca

    12 febbraio

    Ricorderò per sempre un matrimonio di amici di famiglia (fratello del migliore amico di mio padre da quando aveva vent’anni). Non ricordo quanti anni avevo di preciso, ma mi aveva colpita molto l’abito della sposa: gonna bianca a mille strati di velo e corsetto rosso fiammante, senza spalline. In chiesa era rimasto tutto il tempo coperto da qualcos’altro, non ricordo precisamente che tipo di capo, e ho ancora un’immagine vivida nella memoria dei due laccetti rossi che spuntavano dalla schiena della sposa, che mi dava le spalle. Ricordo di aver chiesto a mia madre perché mai avesse fatto quella scelta – io che ero abituata a vedere spose candide – e mi aveva risposto che ormai la moda stava cambiando e molte spose sceglievano colori diversi per i loro abiti. Accettai con molta calma la cosa, anche perché il vestito mi piaceva molto. Chiesi a mia madre: va bene, ma allora perché in chiesa l’aveva coperto? Farfugliò qualcosa riguardo alla tradizione, ma non me lo spiegò mai.
    Non so se questo aneddoto abbia qualche rilevanza, ma era per dire che già una decina di anni fa cominciavano a cambiare i gusti, anche con background – come quello della sposa in questione – assolutamente tradizionalisti.
    Senza stare a evidenziare che l’abito del matrimonio potrebbe essere anche a pois per quanto mi riguarda – perlomeno per chi si sposa in comune e non in chiesa -, credo che il bianco non sparirà mai del tutto, perché è così che ci viene presentato il matrimonio quando siamo piccole, qualche bambina lo sogna ardentemente per un periodo più o meno lungo e questa cosa ci rimane un po’ lì. Io, ad esempio, sono follemente innamorata del vestito di mia madre, ancora ben conservato in soffitta, e lo userei senza pensarci due volte, se dovesse starmi. Perché amo la mia mamma, sono grata di somigliarle perché la trovo bellissima, e quel vestito è simbolo della splendida coppia che sono i miei genitori. Mi sposerei (enfasi sul condizionale) in bianco, e nello specifico con il suo vestito, per la semplice volontà di fare un revival del momento in cui è nato il germoglio della mia famiglia.
    Questo solo per dire che alla fine ci sono tradizioni peggiori da estirpare, ecco, a patto che ci lascino scegliere qualunque colore – bianco compreso – a prescindere dal nostro passato sessuale. Se andassimo in scala di purezza mi dovrei sposare in nero, mi sa, e non sarebbe una cosa molto allegra.
    Bellissimo articolo, io questa cosa la ignoravo completamente!
    (E mi sono resa conto dello sproloquio, oddio, perché quando si parla di vestiti e speculazioni senza vergogna non riesco a stare zitta.)

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