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Riscrivere le fiabe: “La camera di sangue” di Angela Carter

Se vi raccontassero che Cappuccetto Rosso non è la bambina ingenua ingannata dal lupo che conoscevate, ma al contrario è una piccola giustiziera che si difende da sola tranciando una zampa al suo carnefice, come la prendereste?

Riuscireste a immaginare una reinterpretazione de La bella e la bestia in cui a trasformarsi, alla fine della fiaba, non è l’animale che riprende le sue fattezze da uomo, ma la giovane donna che diventa bestia a sua volta?

BloodyChamberQueste e molte altre fiabe del folklore vengono stravolte e manipolate a piacimento nella raccolta The Bloody Chamber (La camera di sangue), a opera della scrittrice inglese Angela Carter, datata 1979. Un’operazione  sovversiva che può risultare davvero difficile da digerire, specialmente per chi ha vissuto l’infanzia dei rifacimenti edulcorati in versione cartoon della Disney. Eppure questi racconti, come tradizione popolare vuole, hanno ben poco di gentile e fatato, e Angela Carter lo sapeva bene. Tra bambini abbandonati, stuoli di mogli uccise, streghe chiuse nel forno, lupi sventrati e fiumi di sangue, le fiabe sono a tutti gli effetti l’anticamera del genere horror. Per questo la scrittrice, famosa per essere stata un’esponente della corrente del realismo magico, nei cui romanzi atmosfere gotiche fanno da sfondo a inquietanti vicende di seduzioni e erotismo macabro, quando diede alle stampe il libro ci tenne a precisare:

La mia intenzione non era scriverne nuove “versioni” o, come è stato orribilmente pubblicato nell’edizione americana del testo, fiabe “per adulti”, ma estrarre il contenuto latente dai racconti della tradizione.

Il titolo dell’opera, lo stesso del racconto che apre la raccolta, fa riferimento alla camera in cui Barbablù nasconde i corpi delle mogli uccise. Compaiono tra le altre un paio di riscritture de La bella e la bestia, Cappuccetto Rosso e Il gatto con gli stivali. Tutti e dieci i racconti sono contraddistinti da una notevole consapevolezza del contenuto misogino che permea il cuore delle storie. Le figure femminili riescono però in queste versioni a diventare le vere protagoniste e a riscattarsi dalla condizione subalterna che viene loro attribuita per convenzione. In ogni racconto vengono esplorati gli aspetti più terrificanti che legano sessualità e potere: dalla figlia venduta per debiti di gioco dal padre, passando per l’adolescente data in sposa a un anziano marchese (il riferimento è al Marchese De Sade), per non parlare dei tentati stupri che però riescono sempre a venire evitati grazie alla forza delle protagoniste, che diventano così eroine sanguinarie capaci di difendersi da sole a suon di machete.

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L’autrice, Angela Carter

Sebbene si tratti di un testo ancor oggi molto approfondito negli ambiti accademici, è attualmente fuori commercio in Italia, e l’ultima edizione risale agli anni ‘90. Anche i restanti libri di Angela Carter non godono di una buona fama presso il pubblico italiano, nonostante molti editori abbiano tentato più volte di rilanciare alcuni suoi testi. Carter, che dal canto suo vanta una vasta produzione come giornalista e saggista, oltre che come autrice di radiodrammi, afferma di aver maturato la propria coscienza di femminista durante il suo soggiorno, tra il 1969 e il 1972, a Tokyo, per allontanarsi dal marito da cui prese il cognome: “I learnt what it is to be a woman and became radicalised.”

Ha affrontato temi come il rapporto tra cibo e corpo, e dedicato saggi alle figure femminili nella letteratura, approfondendo in lungo e in largo il tema dell’erotismo anche nelle sue opere di fiction, in cui tutte le sue protagoniste sono donne che, se non riescono del tutto a salvarsi da se stesse, sopravvivono alle circostanze grazie alle sole loro forze. Ma nessuno dei suoi libri viene tanto ricordato come La camera di sangue, e un po’ mi sento in dovere di ringraziarla per aver riscritto il destino delle povere Cappuccetto delle fiabe e di avere dato loro la facoltà di farsi giustizia da sole.

In homepage: Angela Carter in una foto di Eve Arnold (Magnum).


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  1. Micol

    16 ottobre

    Ti amo. Il primo motivo è che hai scritto della mia scrittrice preferita, che nessuno tra i miei amici conosce/vuole approfondire. Il secondo è che la tua recensione della Camera di sangue è accurata e accattivante. Ho letto tutti i libri di Angela Carter che sono riuscita a trovare tra librerie e biblioteche, ma la Camera di sangue è quello che mi è rimasto dentro, forse perché è stato il primo o forse perché adoro le fiabe (ho scritto la mia tesina delle superiori su questo libro!). Se non l’hai già letto, ti consiglio La passione della nuova Eva, è uno dei libri più intensi che abbia letto e, come altri libri della scrittrice, mette ferocemente a nudo la complessità della questione di genere.

  2. Giulia

    16 ottobre

    Ho scoperto questo libro qualche mese fa per puro caso (sono un’amante delle fiabe e delle loro origini) e devo dire che è stata una lettura davvero interessante, molto dark, storie conosciute eppure totalmente nuove. L’unica “pecca” è l’esigua lunghezza, sono solo circa cento pagine. Mi ha piacevolmente sorpreso che “Il gatto con gli stivali” sia ambientato nella mia Bergamo!

  3. jinny dalloway

    18 ottobre

    Grazie per avere parlato di Carter e della sua sparizione dal mercato editoriale italiano, situazione che ci dice molto sul contesto socioculturale del nostro paese… Tuttavia Angela Carter non è una scrittrice esponente del “realismo magico”, questa è una distorsione che venne fatta ai tempi per renderla appetibile al grande pubblico, ma non rispecchia il suo stile né i suoi temi. Ma la cosa più importante da dire su Carter è che nel 1979, lo stesso anno della Camera di sangue, ha scritto un fondamentale saggio sulla pornografia, “La donna sadiana e l’ideologia della pornografia”, situandosi nel dibattito di allora come una voce nuova che evidenziava il potenziale rivoluzionario e liberatorio della pornografia per le donne. Questo si ritrova anche nella Camera di sangue, dove per es. in una delle versioni di Cappuccetto Rosso, la ragazza adolescente va a letto con il lupo, ci fa proprio sesso. Non è l’aspetto “vendicativo” della donna oppressa che conta in Carter, come sembrerebbe dall’apertura di questo articolo, ma l’esplorazione del desiderio sessuale femminile, in tutte le sue forme, anche quelle perverse, o persino il piacere che si prova nell’oggettificazione erotica. Il che attirò su di lei, e attirerebbe ancora oggi in Italia, l’ira di molte femministe puritane e per bene, quelle politically correct.

  4. Simone Fabbri

    14 febbraio

    Ed è subito ricerca..

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