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L’ossessione della fedina penale pulita

L’ossessione della fedina penale pulita

di Elisa

Non ho mai rubato in vita mia. Non sono troppo pura d’animo per farlo, piuttosto troppo maldestra e paurosa. Anche se non lo farei di principio, il motivo fondamentale resta la paura di una denuncia, dei documenti sporcati.

Ho un’amica che ha rubato una gran parte del suo guardaroba, e che inevitabilmente una volta è stata beccata e denunciata. Anzi, in più di un’occasione. Quando aveva sedici anni, il giudice l’ha condannata a 20 ore di lavoro sociale. Ha dovuto pulire i bagni in un asilo nido. Le avevano detto di non parlare con i bambini, ma quelli non la lasciavano in pace, chiedendo di continuo cosa avesse commesso di tanto grave da trovarsi in quella situazione. Lei, a un certo punto, si è stufata e ha glacialmente risposto: “Ho ucciso mia madre”. Mettendo da parte il trauma che potrebbero aver sofferto i poveri bambini, che da quel giorno si sono tenuti alla larga da lei, questa storia mi fa venire i brividi ogni volta che me la racconta, perché in una situazione estrema del genere e rimasta la solita sfacciata. Io, al posto suo, invece di sparare battute sarei stata disperata. Mi manca il fegato per ogni tipo di crimine.

Le cose illegali che ho fatto sono poche, e togliendo quelle banali che non porterebbero a una denuncia, come entrare nelle discoteche da minorenne, resta soltanto possesso d´erba, tirare uova contro manifestanti fascisti e strappare cartelloni elettorali di Casa Pound e simili. Non sono mai finita nei casini, ma quando ci sono andata vicino (manco vicinissimo) mi sono subito sentita morire dentro – “oddio LA FEDINA PENALE SEGNATA A VITA”, il pensiero apocalittico fisso nel mio cervello.

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Per esempio, la famosa volta in cui andai con degli amici a una dimostrazione per tirare uova sui fascisti, avevo un po’ d’erba nella borsetta. Ovviamente una cosa molto stupida, dato che la piazza era piena di polizia. Dopo la dimostrazione volevamo lasciare il centro. Alla fermata del bus ci raggiunsero tre poliziotti che in pochi secondi isolarono uno di noi, S., e cominciarono a perquisirlo. All’inizio non volevano nemmeno spiegare il motivo; dopo qualche schiamazzo ci informarono di averlo visto tirare delle uova.
S. era rilassato, tanto le aveva tirate tutte e nello zaino non restavano prove. Io invece ero paralizzata, in preda al panico di essere riconosciuta e perquisita nel giro dei pochi secondi successivi. Non avevo assolutamente calcolato che ci potessero individuare in mezzo a un muro di persone vestite di nero. Mi era sembrato così impossibile che non avevo preso nemmeno la precauzione di lasciare a casa quel mezzo grammo destinato alla serata in compagnia. Adesso mi sentivo gelare il sangue e maledicevo la mia ingenuità che mi avrebbe presumibilmente rovinato. Era troppo tardi per allontanarsi senza destare sospetti. Alla fine invece non mi successe niente, presero nota dell’indirizzo di S. e se ne andarono.

Mi ero fatta tante paranoie per niente, ma lo spavento mi restò addosso. Da quel giorno sono stata molto più prudente alle manifestazioni, ma anche più passiva. Un atteggiamento che non mi piace, perché l´antifascismo è una parte importante del mio profilo politico. Nonostante ciò sono titubante a ritornare nelle file di giubbotti neri.
A tenermi indietro è il pensiero delle possibili conseguenze a lungo termine. Impedire a estremisti di destra di dimostrare per le loro idee è una cosa che ritengo moralmente giusta, ma non è legale. Da quando ero piccola, i miei hanno sempre predicato che chi si sporca la fedina penale non troverà lavoro, non sarà più rispettato, finirà sui giornali; è quindi necessario evitare questa “morte sociale” a tutti i costi.

Queste idee mi fanno ancora paura, anche se conosco gente che con qualche denuncia se l’è cavata benissimo. Questo tipo di discorso mi infastidisce nella sua rigidezza normativa.
Il mio approccio alla vita in generale è abbastanza fatalista, ma sono ossessionata dall’avere le carte pulite. Del fatto che ad alcuni non piaccia il mio impegno politico posso anche fregarmene, ma trovare un lavoro non proprio qualsiasi farebbe comodo. E oggigiorno, quando tutti stanno persino attenti a quali foto mettano su Facebook, la fedina pulita diventa un capitale su cui basare il futuro.

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Forse però il problema non è solo il pragmatico desiderio di un posto di lavoro. In qualche modo devo aver interiorizzato queste idee categoriche su ciò che è giusto o meno. Alla fine, la cosa non riguarderebbe solo dei pezzi di carta: in un certo senso io stessa mi sentirei sporca. Dipende anche dal tipo di accusa, ma immagino che mi vergognerei profondamente, prima di tutto davanti alla mia famiglia allibita, ma anche davanti a me stessa per aver raggiunto uno stato di stigma per cui chi non mi conosce, venendo a saperne, mi vedrebbe perennemente in cattiva luce.

Mi chiedo quali siano i miei limiti personali in riguardo all’attivismo politico, e quanto siano dettati dall’angoscia invece che da principi morali. Certo, non sono fatta per la militanza attiva e non tirerò mai pietre su nessuno, ma credo che la disobbedienza civile sia importante per far vedere al centro politico che nella società esiste un’opposizione che non si fa sedare con i soliti discorsi retorici.

Anche se sono l’ultima a dirsi soddisfatta della situazione generale, in Italia abbiamo comunque un sistema democratico e quindi stiamo moderatamente bene. In altre parti del mondo c’è un bisogno elevato di proteste radicali, e le possibili conseguenze sono molto più inquietanti. Io faccio una vita comoda, tranquilla e già mi capita di sentirmi al mio limite, altri invece per le loro idee danno proprio tutto.
Le Pussy Riot erano un mio idolo già prima della celebre esibizione in chiesa. Ho tantissima ammirazione per la loro tenacia, la loro resistenza davanti ai lavori forzati in Siberia. Riuscirei io ad avere mai tanto coraggio, a fregarmene della fedina sporca perché quello che ho da dire è molto più importante? Le attiviste ora sono conosciute in tutto il mondo, segnate a vita, celebrate da alcuni, odiate da altri. Una vita normale, fuori dall’attenzione della politica e dei media, non è più possibile. E, mentre io mi chiedo se troverò un lavoro che mi piaccia con una denuncia alle spalle, loro si sono fatti mesi di carcere, sciopero della fame incluso.

 

“Elisa” è un nome di finzione. Abbiamo scelto di utilizzarlo in seguito ad un consulto con la nostra legal advisor, visti i temi trattati.


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  1. Veronica

    13 febbraio

    Mhh, però ecco, “Impedire a estremisti di destra di dimostrare per le loro idee è una cosa che ritengo moralmente giusta” mi sembra questa stessa una cosa di destra, se devo sincera. Mentre sono d’accordo con il resto, Antigone docet.

  2. skywalker

    14 febbraio

    Ah guarda io ho per il fascismo lo stesso sentimento che ho nei confronti del comunismo. I fondamentalismi, politici, religiosi, culturali in genere, sono una aberrazione. Neri o rossi per quanto mi riguarda sono di un unico colore: quello della paura del diverso. da sé

  3. Calogero

    15 febbraio

    “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”

    Che cosa vi distingue da questi fantomatici “fascisti” se i vostri metodi sono identici?

  4. Elisa

    16 febbraio

    Intanto non é una questione specificamente italiana, l’antifascismo esiste ovunque in forme piú o meno militanti.
    Il discorso che fascisti e comunisti sono uguali non lo capisco proprio (e personalmente non mi definisco comunista). Non puoi dirmi sul serio che non vedi differenze tra fascisti e antifasciti: una ideologia é basata sulla superioritá di certe persone, l’altra sull’ uguaglianza di tutte e contro pgni forma di oppressione (qualcuno dirá che é oppressione amche bloccare una manifestazione. Io dico che ci saranno anche vie piú democratiche, ma il fascismo non é un opinione, é una violazione dei diritti umani. Chi propaga odio non ha il diritto di appellare alla libertá di pensiero) Inoltre, la violenza esercitata da movimenti antifascisti, indipendentemente dalla domanda se sia una forma d’azione sensata e /o legittima) é di solito diretta contro oggetti, mentre quella di destra contro le persone. La teoria dell’ estremismo di sinistra e di destra che si bilanciano attorno a una societá di centro poi nasconde il fatto che l’ideplogia di destra é infiltrata in tutte le parti della societá, non esiste un “centro neutrale”. La xenophobia si incontra anche in spazi di sinistra e deve essere combattuta ovunque. Antifascismo significa un analisi complessiva delle dinamiche sociali che favoriscono idee del genere, non solo andare alle manifestazioni. Bisogna decostruire le idee seminate da Casa Pound, Forza Nuova eccetera facendo capire alla gente che sono basate su falsi presupposti, ignoranza e paura. Ma il gesto del bloccare una manifestazipne che non proclama un opinione, ma solo odio, é importante, perché favorisce un clima sociale in cui antisemitismo, razzismo etc non vengono accettati.

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