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Una storia di irsutismo

di Valeria V.

Sono una ragazza di 22 anni con un piccolo problemino di irsutismo. Insomma, sono una fanciulla più pelosa della norma e mi ritrovo dei piccoli boschetti di peluria in zone in cui solitamente la peluria femminile è rada o assente.
La vita per noi ragazze irsute non è delle più semplici in una società che predilige donne con la pelle liscia e levigata come il culetto di un neonato. Il termine scientifico stesso di questa caratteristica (chiamarla malattia mi sembra eccessivo) è implicitamente dispregiativo. L’aggettivo “irsuto” deriva poi dal latino hirtus, la cui particella hars trasmette il significato di “irto, ruvido, irrigidire, drizzare”… ma tutto ciò mi fa pensare ai pelacci schifosi di un cinghiale, non al mio corpo: sarò anche una ragazza pelosa, ma non si addice un termine così offensivo ai miei peli boccolosi, soffici e morbidi!

peli - ilaria

Illustrazione di Ilaria Grimaldi

La cultura occidentale è sempre stata offensiva nei confronti dell’irsutismo femminile, anche ai tempi in cui rasoi e strisce depilatorie non erano ancora conosciuti dalle nostre antenate. Basti pensare alle povere donne barbute, che venivano esibite nei circhi come fenomeni da baraccone: molte di loro avevano trasformato la loro peculiarità fisica in un business, ma ciò non significa necessariamente che si sentissero a proprio agio con i loro peli e che non volessero essere ammirate e amate per un aspetto più femminile. Ma al pubblico non interessava indagare l’aspetto psicologico della persona, voleva soltanto ridere dei suoi peli, perché una donna pelosa era un abominio, uno scherzo della natura, pertanto doveva essere derisa dalla massa o sfruttata nei circhi come fenomeno da baraccone.

Io non sono una donna barbuta, sono soltanto un po’ più pelosa della norma, però non posso permettermi di saltare una seduta di ceretta perché a quanto pare i miei peli creano confusione tra caratteri maschili e femminili agli occhi delle persone. Io però non riesco a vedere tutta questa androginia: sono una ragazza molto femminile e, se nel corso di una brutta settimana decido di non depilarmi, nessuno deve permettersi di dirmi che “sono pelosa come un uomo”. Io sono una donna e le donne sono pelose, perciò quando non mi faccio la ceretta sono femminilmente pelosa. E nessuno deve permettersi di dirmi che i peli “fanno schifo”, perché sono una componente naturale del mio corpo e solo io posso decidere se e quando depilarmi.
Siccome sono stata una bambina precoce, sono comparsi i miei primi peletti sotto le ascelle in seconda elementare e, anche se all’epoca si trattava di ben poca roba per parlare di irsutismo, i miei ricciolini neri suscitavano tra le mie compagne un sacco di domande indiscrete, se non addirittura irrisorie.

“Ma tu hai i peli sotto le ascelle perché sei più grande di noi? Allora sei stata bocciata! Perché non ti depili come mia sorella maggiore? E perché indossi i top se hai i peli sotto le ascelle? Non ti vergogni di essere pelosa? Così stai proprio male!”

Avrei voluto rispondere che Madre Natura mi aveva donato dei bellissimi capelli lunghi e ricciolini, dei quali i peli sotto le ascelle non erano che un piccolo effetto collaterale. Non mi depilavo, perché il mio pediatra sosteneva che la ceretta sarebbe stata una tortura assurda per una bambina di terza elementare e, siccome i peli erano radi e spelacchiati, non mi sentivo affatto in imbarazzo ad indossare un top o una canottiera. Avrei concluso il discorso guardandole intensamente negli occhi e ricordando loro che le bambinette pettegole dovrebbero imparare a farsi gli affaracci loro.
Purtroppo in terza elementare ero troppo timida e insicura per rispondere in questo modo, così mi isolavo e, quando le prese in giro diventavano insopportabili, mi vendicavo con una sana dose di ceffoni. Le botte si rivelarono una pessima soluzione, perché le mie compagne mi condannarono all’emarginazione in qualità di bambina violenta e associale.

In prima media, sebbene più della metà delle mie compagne avesse ancora un corpo da bambina, io ero già una signorina con tutti i boschetti nei punti giusti e… qualcuno di troppo! Sulla mia pancia era infatti comparsa una striscia di peletti neri “come quelli dei maschi”; nel solco dei seni stava timidamente sbocciando un piccolo cespuglio di peluria e una coroncina di peli stava circondando i miei capezzoli. Anche le mie compagne delle medie non mancarono di notare il fenomeno, così l’ora di educazione fisica divenne un vero e proprio tormento. Nello spogliatoio si svolgeva ogni volta una conversazione più o meno simile a questa:

– Ma perché non ti fai la ceretta?
– Il pediatra mi ha consigliato di aspettare che gli ormoni stabilizzino, sono troppo piccola. E poi nemmeno tu ti fai la ceretta.
– Ma così fai ridere…
– Non è vero!
– Ma non vedi che i ragazzi non ti …
– BAM!

(Il ceffone era partito prima ancora che la vezzosa e glabra ragazzina avesse potuto terminare la frase). In pochi mesi mi ritrovai emarginata dal gruppo. Inizialmente mi evitavano soltanto perché ero manesca, in seguito per tutto ciò che mi rendeva diversa da loro e che era puntualmente oggetto di derisione: avevo troppi peli, ero impacciata nell’arte della bellezza femminile (cosa a mio parere assolutamente falsa, perché anche a me piacevano i trucchi, il Cioè e i bei vestiti), giocavo a basket anziché a pallavolo e avevo i capelli corti. Inutile spiegare loro che a me piaceva moltissimo farmi bella, che ci sono un sacco di ragazze che giocano a basket o a calcio pur essendo molto femminili e che avevo tagliato i capelli cortissimi perché all’epoca non mi piacevano i capelli ricci, ma non sopportavo che loro si ostinassero a dire che avevo i capelli “alla maschietto”. Io avevo i capelli corti, e basta!
Ignorando il divieto del pediatra avevo iniziato a radere (col rasoio, perché ero assolutamente ignorante in materia di depilazione e ceretta) ogni pelo del mio corpo e questi, con mia grande angoscia, ricrescevano ispidi e irti proprio come i peli di un uomo. Spesso si incarnivano e dovevo rimuoverli con la punta di un ago, così la mia pelle si ricopriva di piccole e anestetiche crosticine, per le quali mi vergognavo quasi quanto i peli.
Iniziai a dimenticare sempre più spesso a casa la sacca da ginnastica e, quando la prof iniziò ad obbligarmi ad allenarmi con i jeans, mi presentavo sfacciatamente a scuola in minigonna e stivaletti. Le domande intanto si facevano più insistenti:

Perché porti i capelli corti come un maschiaccio? Perché giochi benissimo a basket e a pallavolo sei una frana? Perché hai i peli sulle tette? Ti ho vista giocare a calcio con un maschio, arrampicarti sugli alberi, giocare a Risiko e fare le corse in bicicletta… non sei neanche brava! Perché non cerchi di essere più femminile?

Non mi vergognavo a giocare a basket perché nella mia squadra c’erano un sacco di bambine molto femminili e scatenate come me, inoltre non avevo nessuna intenzione di smettere di praticare alcune attività da maschio che, oltre ad essere molto divertenti, mi avevano permesso di trovare il moroso. Vi sembrerà paradossale, ma alle medie giocare con i maschi può essere un ottimo modo per rimorchiare e io rimorchiavo eccome, visto che ero una fanciullina molto simpatica e vezzosa!

Per quanto riguarda i peli invece era non ero così anticonformista: anche se mi depilavo non sopportavo di avere più peli della norma, ma soprattutto di avere la pancia e le tette pelose! Quale uomo avrebbe mai potuto guardarmi? E come zittire quelle vipere delle mie compagne? Visto che era luogo comune nella mia classe pensare che le lesbiche non si facessero la ceretta e/o fossero pelose, a 12 anni iniziai a chiedermi se fossi lesbica.
Sì, lo so che non c’è alcun nesso tra omosessualità e peluria così come ci sono lesbiche molto femminili, eppure io mi ero persuasa che, a causa della foresta nera che ricopriva il mio corpo, avrei potuto essere lesbica. Credo che tutti nel corso della pubertà abbiamo affrontato una fase in cui ci siamo domandati se fossimo etero o omosessuali, ma tale domanda dovrebbe essere dettata da ciò che proviamo per i ragazzi e le ragazze cui vogliamo bene, non da come gli altri giudicano il nostro aspetto fisico e dalla percentuale di giochi dell’altro sesso che ci piacciono.
In una vecchissima puntata dei Simpson di cui non ricordo il titolo, Lisa vede in sogno le dee protettrici delle più prestigiose università americane, una delle quali è una sessantottina con le ascelle pelose. Non credo che fu per quello che mi iscrissi al classico, però tale episodio mi si è impresso a fuoco nella memoria.
Non conoscevo altre persone o personaggi televisivi con cui confrontarmi, ma erano solo gli anni ‘00, dunque i fraintendimenti sull’argomento erano all’ordine del giorno sia per le piccole omosessuali sia per le loro sorelline, cuginette e amichette etero, che non avevano alcuna informazione attendibile al riguardo e rischiavano di farsi un sacco di pacchi inutili…
Nel corso degli anni fortunatamente corressi ogni falsa opinione che avevo sulle lesbiche e imparai ad amare il mio corpo, compresa la Foresta Nera (come la chiamo io).

A proposito, ho studiato a fondo ogni sorta di tecnica depilatoria: da quando ho accantonato il rasoio in favore del Silk-épil i miei peli sono ritornati soffici come un tempo, inoltre la spugna ruvida per farsi lo scrub e degli appositi unguenti mi proteggono quotidianamente dai peli incarniti.
Ho anche scoperto che il mio irsutismo è di tipo androgeno-dipendente in quanto, pur non avendo sembianze androgine, l’anomalo funzionamento dei miei ormoni androgeni comporta una manifestazione della peluria localizzata nelle zone tipiche dei caratteri sessuali secondari. Insomma, per farla breve ho troppi ormoni maschili.

E volete sapere un segreto? Sono fiera di avere tanto testosterone nelle vene: significa che sono una guerriera e che soltanto un vero imperatore sarà in grado di amarmi e di regnare al mio fianco come due eguali, altro che quei fighetti dei principi azzurri! Inoltre ho scoperto che Madre Natura mi ha ben ripagato delle pene che devo sopportare quando faccio la ceretta: le ragazze con testosterone ed androgeni elevati godono di più quando fanno l’amore.


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  1. vale

    20 marzo

    Grande! Molte più donne dovrebbero amare se stesse come hai imparato a fare te!
    Diventa bello ciò che uno ama, qualunque cosa sia.

  2. Simona

    23 marzo

    Ti A-D-O-R-O! Bellissimo articolo.

  3. KUCI

    30 marzo

    BRAVA! Ben scritto!

  4. Marina

    4 novembre

    E’ un articolo interessante e credo possa aiutare tutte quelle ragazze che devono affrontare giorno per giorno una battaglia che le altre nemmeno riescono a concepire. Siamo cresciute diversamente, più forti, più combattive 🙂

  5. Dany

    11 aprile

    Ti ringrazio infinitamente per la tua storia. Ne avevo davvero davvero bisogno. Sappi che ci sono persone nel mondo che si sentono enormemente sollevate grazie a te.

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