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Grimes: da sperimentatrice-asceta a fenomeno pop

Grimes: da sperimentatrice-asceta a fenomeno pop

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Presentare Grimes parlando del solo aspetto musicale sarebbe quanto di più fuorviante. Dalla stessa descrizione, ripresa dalle fonti ufficiali, che recita “the multimedia project of Canadian artist Claire Boucher”, si evince che si tratta infatti di un’artista eclettica e di difficile categorizzazione – per la natura multiforme del suo lavoro – che non si limita a comporre e produrre le sue canzoni, ma anche a realizzare i videoclip dei suoi singoli e a corredare il tutto con le proprie illustrazioni.

Claire Boucher, nata nel 1988 a Vancouver, ha esordito nel 2009 nel panorama musicale canadese, più precisamente nell’ambito elettro-indie. Leggenda narra che una giovane Claire si sia fatta a tal punto assorbire dalla sua passione musicale da farsi cacciare dal corso di laurea in neuroscienze a cui si era iscritta a Montréal. Ma solo dopo aver subito dei lutti tra alcuni dei suoi amici più stretti, ha trovato la spinta necessaria per tentare la carriera musicale. Le sue prime composizioni in solitaria, tutte distorsori e sovraregistrazioni vocali, finirono per costituire il suo primo LP del 2010, Geidi Primes, a cui ne seguì un’altro nello stesso anno, Halfaxa, che comprende la prima hit Vanessa.

È però necessario aspettare fino al 2012 per l’uscita di Visions, l’album che l’ha resa noto a un pubblico internazionale e l’ha portata in tour per il mondo. Per comporlo, Claire ha dichiarato di essersi chiusa da sola in studio in condizioni di privazione degne di un asceta e di aver cominciato a farsi ispirare dagli spiriti a partire dal 4 giorno di clausura. Ispirazione trascendentale o meno, gran parte del merito di questo suo successo è dovuto ai singoli e ai relativi video, autoprodotti e da lei stessa diretti, di Oblivion e Genesis, che trasmettono in immagini la potenza evocativa delle sue canzoni. I video mostrano scenari surreali di chiara ispirazione pop, dove Grimes si muove e danza insieme ad altre creature conturbanti, come Brooke Candy.

Dal vivo, Grimes si presenta sul palco da sola, accompagnata unicamente dalla strumentazione elettronica fatta di tastiere, campionatori ed effetti, sopra cui si contorce cantando i suoi testi fatti di sussurri, e acuti a frequenze “che neanche i delfini”. Il Guardian l’ha definita una sorta di “hypnotic weirdo pop”. Qualcosa a metà tra Bjork, Skrillex (da lei citato come una delle sue fonti di ispirazione) e qualsiasi fenomeno pop femminile a vostra scelta. La figura esile da ballerina (ha studiato danza per più di dieci anni), la rende modello prediletto per stylist e servizi di moda, oltre che per il tocco di eccentricità del suo stile personale.

I capelli, che hanno visto tinture e tagli di ogni tipo – memorabile su tutti la frangetta rosa -, sono il suo primario “marchio di fabbrica”, ma anche lo stile che accosta pezzi unici realizzati da fashion designer in abbinamenti decisamente coraggiosi: uno dei suoi look più frequenti prevede ciabatte e tubolari neri.

L’immaginario, non solo visivo, a cui Grimes attinge arriva in direttissima dal Giappone e la sua pagina Tumblr è un trionfo di ciarpame orientale, gif di gatti, fumetti e anime come se piovesse, cosa che, ancora più di twitter, le ha permesso a fare breccia nei cuori dei suoi fan. Grimes non ha mai fatto mistero del suo attivismo femminista e vegano e non ha mai avuto timore nell’esprimerlo attraverso i mezzi a sua disposizione. Tanto che uno dei suoi interventi su Tumblr, “I don’t want to have to compromise my morals in order to make a living” ha attirato l’attenzione di pubblico e media ed è stato rilanciato da più di 20mila persone per il tono amareggiato con cui Claire denuncia le discriminazioni che subisce in quanto donna-che-fa-musica. A modo suo considerato un manifesto femminista, ci ricorda che le wannabe-celebrities non se la passano meglio delle restanti persone comuni. “Non voglio essere infantilizzata perché rifiuto di essere sessualizzata” è la frase che più esprime la problematicità che il mondo dello showbiz crea nel voler rendere a tutti i costi i fenomeni pop femminili dei prodotti sexy. Si passa poi a una denuncia del sessismo dilagante in ambienti come la musica elettronica, dove si trovano frequenti casi di mansplaining non richiesti. Se non fosse stato chiaro l’intento, il testo si conclude così “I’m done with being passive about any kind of status quo that allows anyone to suffer or to be disrespected.”

Claire è ora al lavoro per realizzare il tanto atteso seguito di Visions. Intanto, a luglio è stato pubblicato il nuovo singolo in collaborazione con Blood Diamonds, GO. La canzone inizialmente doveva essere destinata a Rihanna, ma pare che la cantante delle Barbados non l’abbia apprezzata, convincendo l’autrice a riappropriarsene. Il pezzo potrà suonare molto distante dai suoi precedente, o come hanno fatto notare molti detrattori, molto più pop. Come si è affrettata di specificare Grimes con un tweet, “but the last song is one me and @BLOOD_DIAMOND5 wrote for rihanna but they turned it down it so its kinda different from regular grimes”. La natura inguaribilmente pop di Grimes viene fuori con forza e non ne fa mistero. Vi basti sapere che durante un dj set al Boiler Room a Ibiza, noto per essere un luogo “di culto” della house music, Grimes si è divertita a trollare i presenti con canzoni del calibro di Venga Boys, Ramones e, udite udite, All I want for Christmas di Mariah Carey.
Grimes è questo: una creatura bizzarra che ambisce a mescolare atmosfere indie-elettroniche a un’anima inguaribilmente pop.


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  1. Sara

    17 agosto

    Adoro.

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