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L’importanza di avere dei grossi pollici: Ev...

L’importanza di avere dei grossi pollici: Even Cowgirls Get The Blues

Even Cowgirl get the blues

Even Cowgirls Get The Blues (Cowgirl – il nuovo sesso in italiano) è un film del 1993 diretto da Gus Van Sant (che ricordiamo, in ordine sparso, per Milk, Elephant, My Own Private Idaho) tratto da un romanzo di Tom Robbins con omonimo titolo.
Protagonista della bizzarra pellicola una giovane ed angelica Uma Thurman, nel ruolo di Sissy Hankshaw, splendida fanciulla dai lunghi pollicioni. E quando diciamo lunghi pollicioni, intendiamo pollici lunghi così:

Even Cowgirl get the blues

Se Hedwig si era ritrovat*, per diverse circostanze e problemi, con un angry inch, Sissy con questi pollici c’è nata. Pollici guardati con sospetto dalla famiglia, pollicioni esaminati da medici prima e chiromanti poi, pollicioni, che è chiaro a tutti, se son lì ci sarà pure uno scopo. Deciso da Dio, dal fato o dalle costellazioni è solo questione di punti di vista: “The Lord made them big for a purpose” sospira, a ragione, una costernatissima madre di Sissy.

Cosa si può fare, con delle dita così lunghe, delle mani così particolari? Oh, un sacco di cose. Una, in particolare, per iniziare: autostop. Un sacco, di autostop.

Even Cowgirl get the blues

Sissy fa la modella (dopotutto è una giovane Uma Thurman), ma è sulla strada, con i pollici ben visibili ed in azione, che la sua vocazione ha il modo di esprimersi al suo meglio. Miglia su miglia da un lato all’altro del continente, per non raggiungere nessun luogo in particolare, se non la possibilità di poter godere della “più grande libertà di movimento”; orrido senso di costrizione quando, per varie ragioni, i pollici stanno a riposo.
Ed è la commistione fra la sua bellezza ed i suoi pollici che porteranno Sissy al Ranch presidiato da Bonanza Jellybean, dove tanti altri talenti di quei pollici verrano svelati. (I see lots and lots of women in your future, disse la chiromante a Sissy e ad una sempre più costernata madre di Sissy).

Even Cowgirl get the blues

A ben donde

Cowgirls è un film assai bizzarro. Parte assolutamente camp con un turbinio di colori, personaggi improbabili, costumi sfavillanti e grandi promesse in quanto a gustoso e ridanciano trash camp, e diventa sempre più terreno, concreto, “impegnato”. Si spengono i colori, si fanno più serie le discussioni. I begli occhioni di Sissy vedono sempre più frequentemente cose non troppo piacevoli, fino al finale, parimerito nonsense come il punto da cui tutto era era iniziato.

Il tutto in 96 minuti, i quali, nonostante l’alto tasso di improbabilità, scorrono veloci. Più la colonna sonora interamente composta ed interpretata da K.D. Lang. Più la possibilità di vedere John Hurt, serissimo ed integerrimo attore inglese (nonché futuro Doctor Who) in queste vesti:

Even Cowgirl get the blues


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