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L’Erba del Diavolo: la verità sulle stupefacenti p...

L’Erba del Diavolo: la verità sulle stupefacenti piante delle Streghe

A scuola mi spiegavano che le streghe venivano considerate tali perché usavano erbe medicinali, pratica considerata pagana. Non solo la spiegazione non è molto convincente: è falsa, o meglio, omette tutta la verità. I rimedi naturali venivano largamente usati da chiunque, e infatti famosa è l’erboristeria medievale – specialmente quella dei conventi. Cosa differenziava allora le streghe, rendendole esseri del demonio?

La risposta è “una famiglia di piante”. Mandragora, belladonna, datura stramonium, evocano immediatamente il calderone delle streghe. Appartengono tutte e tre alla famiglia delle solanacee, di cui fanno parte anche le patate, i pomodori e le melanzane, ma non sono esattamente innocue come verdure. La caratteristica fondamentale di queste piante è che sono potenti allucinogeni, o più precisamente, data l’entità degli effetti, potenti delirògeni.

La datura viene chiamata Erba del diavolo. Il nome dell’atropa belladonna, conosciuta in inglese anche come devil’s cherries, è composta da due parti degne di nota: “Atropos”, che nella mitologia greca è quella delle tre Parche che taglia il filo della vita; “bella donna”, perché nel rinascimento le donne italiane si versavano alcune gocce di tale pianta negli occhi, facendo dilatare le pupille, rendendo così gli occhi più languidi. La mandragora (o mandragola), da sempre considerata una pianta magica anche a causa della forma antropomorfa delle radici, era conosciuta presso i popoli germanici come Alraun, che significa “mistero”.

Guarda caso, tutte e tre fanno parte delle “ricette” per la preparazione dell’”unguento per volare”[1].  Difatti, da quel che ci è stato tramandato a riguardo, le streghe preparavano un unguento che si spalmavano su tutto il corpo, e che avrebbe loro permesso di “volare”, o trasformarsi in animale, per andare al sabba.

Hans Baldung "Grien", 1510, Il sabba delle streghe.

L’unguento delle streghe: Hans Baldung “Grien”, 1510, The Metropolitan Museum of Art.

A questo punto, vorrete sapere che effetti hanno queste piante. Qui è infatti sempre intervenuta la censura della Chiesa e dell’istruzione pubblica, che hanno steso un velo di disinformazione su tutte le (numerosissime) pratiche popolari che coinvolgevano piante psicoattive. Per avere informazioni affidabili bisogna quindi rivolgersi a erowid, uno dei più completi siti sulle “droghe” e i loro effetti. Alla pagina dedicata alla datura stramonium si possono leggere alcuni effetti comunemente registrati: allucinazioni, elaborate interazioni con le allucinazioni, perdita della cognizione del tempo, delirio, amnesia, interazioni surreali con il mondo, da un minimo di una giornata a un massimo di 2-3 giorni. Se questo non vi impressiona, provate a leggere (alla voce “experiences”) le testimonianze di chi, nonostante il pericolo – la dose a cui il principio attivo fa effetto è vicinissima alla dose mortale – ha provato a mangiare i semi di datura. Tutti, perfettamente convinti di non aver preso nulla e di stare vivendo la realtà, hanno incontrato persone che non erano lì, persone morte, vecchi amici, animali domestici deceduti, e hanno chiacchierato e interagito fisicamente con loro come se nulla fosse. Convinti di essere usciti di casa ed aver camminato in giro in lungo e in largo, non si erano invece mai mossi dallo stesso posto. “Elaborate interazioni con le allucinazioni”. Per questo la datura è un cosiddetto delirògeno: a differenza di altre sostanze come LSD, funghetti e compagnia bella, è impossibile distinguere la realtà dall’immaginazione. In più, la natura delle allucinazioni è spesso macabra e terrificante, specialmente per chi è impreparato. Infatti, tutte le testimonianze finiscono dicendo qualcosa del tipo “non provate MAI la datura”. Questo consiglio è sensato, considerando inoltre che molti aspiranti testimoni sono finiti male.

Belladonna e mandragora, così come altre piante della stessa famiglia tra cui il giusquiamo, hanno effetti simili, ma differenti l’una dall’altra. Un’altra pianta comunemente usata era l’aconito. Un fatto interessante è che queste erbe, se misturate tra di loro e con altre, si comportano in modo sinergico. In altre parole, la qualità e l’intensità dell’effetto cambiano a seconda della proporzioni delle varie erbe. Ecco quindi la vera abilità delle streghe: sapere le dosi giuste per ottenere l’unguento efficace (sbagliare, tra l’altro, può portare alla morte). Pare inoltre che esistessero molti tipi di unguenti o pozioni, con effetti diversi adatti alle varie situazioni [1].

Mandragora (o mandragola)

Mandragora (o mandragola)

Ma perché si parla di unguento e non di pozione? Anche in questo caso le streghe dimostravano di essere esperte di queste sostanze: spalmandole sulla pelle e sulle mucose, infatti, si evitavano effetti collaterali e si massimizzava l’assorbimento dei principi attivi. Probabilmente per questo motivo, le streghe venivano spesso dipinte nude. Alcuni sostengono addirittura che la scopa, oggetto tipicamente associato alle streghe, altro non fosse che uno “strumento” che veniva cosparso di unguento per raggiungere le parti più intime. Un altro dettaglio per completare il quadro: avete presente la famosa risata da strega? Ebbene, molti sperimentatori contemporanei hanno riferito di essere stati vittima di risata isterica incontrollata. In ultima istanza, nonostante la mancanza di testimonianze scritte certe, non vi è alcun dubbio che lo “status” di strega derivasse proprio dall’utilizzo di questo tipo di piante [2].

Secondo Terence McKenna e molti altri, infatti, le streghe non erano altro che le continuatrici della tradizione, presente fin dall’alba dei tempi, che manteneva il collegamento tra la natura e la vera realtà delle cose, così come fecero gli sciamani e i detentori dei Misteri di Eleusi. Spesso le streghe abitavano nella parte esterna del villaggio, al confine con i boschi, a cavallo tra la realtà umana e quella “selvatica”, fungendo da contatto con gli spiriti degli animali e della natura [3]. La loro abilità “soprannaturale” era la confidenza con le sostanze psicoattive, che come abbiamo visto può produrre effetti terrificanti in sperimentatori sprovveduti. Nei nostri boschi e campi, numerosi erano gli elementi “magici” potenzialmente a disposizione delle streghe: le solanacee, ricche di atropina e scopolamina; le ranuncolacee, tra cui l’aconito, contenente aconitina; il papavero da oppio; l’amanita muscaria, ovvero il classico fungo rosso a puntini bianchi che – sorpresa! – è psicoattivo; i famosi funghetti allucinogeni, contenenti psilocibina, con forti effetti psichedelici… Potrebbero benissimo aver utilizzato anche la segale cornuta, ricca di ergotamina, precursore dell’LSD, il cui uso si ritiene fosse il cuore dei Misteri di Eleusi.

Albrecht Dürer, strega che cavalca una capra all'incontrario, 1500 c.a.

Albrecht Dürer, Strega che cavalca una capra al contrario, 1500 ca.

Le solanacee vengono normalmente usate dagli sciamani di tutto il mondo. I sabba, tradizionalmente descritti come orge con Satana (come nel bellissimo libro Il Maestro e Margherita), non erano altro che rituali legati all’utilizzo di queste ed altre piante. Con la demonizzazione dei culti pagani, la Chiesa fece ben presto l’equazione “streghe uguale diavolo”, e da qui la connotazione negativa che giunge fino a noi. Secondo alcuni, l’omissione storica riguardante le piante “demoniache” sarebbe da ascriversi alla difficoltà di ammettere il potere soprannaturale di semplici piante: sicuramente, Satana era un avversario più degno da combattere [3].  Inoltre, anche per le streghe stesse era difficile dubitare dei propri poteri, visti gli effetti realistici dello stramonio e delle altre piante: completamente convinte di poter “volare” in altri luoghi e incontrare i morti, difficilmente ritrattavano ciò che avevano effettivamente vissuto, se accusate di stregoneria.

 

Bibliografia:

[1] CANTELMI ANNA LISA, 2002, Herbaria e le piante per volareAltrove, vol. 9, pp. 17-32

[2] CAMILLA GILBERTO, 1995, Le erbe del diavolo I. Aspetti antropologiciAltrove, vol. 2, pp. 105-115

[3] McKENNA TERENCE, Il nutrimento degli dei, Apogeo Editore, 2001. [pdf in inglese]

 

Altre risorse utili:

–          Sito di Giorgio Samorini (etnobotanico), contenente moltissimi documenti sull’utilizzo delle piante psicoattive. Comprende una sezione dedicata alle streghe.

–          Documentario di Vice sulla famosa droga sudamericana che rende le persone controllabili come automi: è una solanacea.


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  1. Margherita B

    4 marzo

    Questo articolo è talmente bello che vorrei poterci far conversazione

  2. Articolo interessantissimo! Complimenti per l’accuratezza delle fonti 🙂

  3. Bianca Bonollo

    4 marzo

    Grazie! 😀

  4. valivi

    5 marzo

    http://www.youtube.com/watch?v=gCIc7Tof_h0

    Qualche tempo fa mi sono imbattuta in questo articolo che, per farla breve, sostiene semplicemente che le streghe erano considerate donne che si sottraevano al maschio per essere sottomesse solo al demonio (e che proprio per questa sottomissione le femministe non avrebbero dovuto gridare “Tremate, tremate, le streghe son tornate”.

    Ora, io non metto in dubbio che la chiesa avesse delle malsane sulla sessualità in generale, però io mi sento streghetta lo stesso!

    E poi… beh, il professore si è dimenticato di parlare delle piantine!

  5. Pamfile

    9 marzo

    Articolo super interessante e ben fatto!Complimenti!

  6. laswallow

    19 marzo

    Bellissimo e interessante articolo!
    Tutte le sostanze naturali sopra elencate, nelle loro numerose varietà, oggi vengono comunemente utilizzate in quantità infinitesimali per la produzione dei medicinali omeopatici!
    Le streghe? Omeopate ante litteram!

  7. Ljubadust

    3 aprile

    Bellissimo articolo e grazie mille per tutte le fonti ben citate!
    @Laswallow: attenzione, non offendiamo la memoria delle Streghe associandole ad una cialtroneria come l’omeopatia, che a differenza degli unguenti qui citati, prodotti di conoscenze secolari, è un’invenzione moderna basata sul nulla cosmico. Grazie 🙂

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