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Colpo di fulmine: “E la chiamano estate̶...

Colpo di fulmine: “E la chiamano estate” delle cugine Tamaki

E LA CHIAMANO ESTATE

Mio papà dice che Awago è un luogo dove la birra cresce sugli alberi e tutti possono dormire fino alle undici.

Awago Beach è una di quelle località remote cui si accede quasi per magia, dopo essere sopravvissuti al traffico della tangenziale, aver macinato chilometri, ed essere passati davanti alla caratteristica fabbrica Estelle’s dove si produce tacchino essicato. Un luogo tranquillo che si popola solo in estate, quando le famiglie affittano i cottage per trascorrervi le loro vacanze al lago.

Ma Awago Beach non esiste. È una cittadina fittizia creata dalla scrittrice Mariko Tamaki, ispirata dalla comunità di casette dov’è cresciuta, in Canada. Assieme alla cugina, l’illustratrice Jillian Tamaki, ha realizzato quest’anno la graphic novel This One Summer (uscita in Italia il 10 luglio per Bao Publishing, con il titolo E la chiamano estate), ambientata ad Awago ed incentrata sulla storia di Rose e Windy, ragazzine cresciute passando assieme le vacanze estive, riunite adesso per vivere una nuova avventura.
Il titolo che le autrici avevano pensato in precedenza era Awago Beach Babies; dopo averlo scoperto non me lo sono più tolta dalla testa. In queste tre parole vedo ora condensata tutta la trama. Vi invito a scoprire in che senso.

La storia è narrata in prima persona da Rose, ragazzetta lunga e magrolina (ma golosa di Twizzler), che fa nuoto, legge manga e prova a disegnarli. È figlia unica di Alice, insegnante universitaria, donna indurita da un trauma vissuto in passato, ed Evan, spiritosone, affettuoso e appassionato dei Rush (anche loro canadesi). La famiglia Wallace viene in vacanza al lago da una vita, da quando lei aveva 5 anni. Ma nel corso del tempo, gli equilibri familiari hanno subito delle modifiche. Tra Alice ed Evan qualcosa non va e lo capiamo fin dal loro arrivo ad Awago, dal modo in cui Alice rifugge gli sguardi altrui e si dedica allo svuotamento dei bagagli e alla sistemazione della dispensa, con Evan che invano si relaziona con lei, chiedendole di fare una pausa, ricordandole che sono in vacanza. Alice sta attraversando una crisi, ma per Rose è una guastafeste.

E LA CHIAMANO ESTATE p105

Il padre di Rose: un amabile personaggio secondario.

La prima cosa che fa Rose quando arriva ad Awago è andare a trovare la sua migliore amica Windy, che vive in un cottage poco lontano. Windy è più giovane di lei di un anno e mezzo, e viene in villeggiatura con la madre adottiva Evelyn (“terapista massaggiatrice, che ha un negozio con altre donne”) e la nonna, mezza sorda, con una malcelata passione per l’alcol. Windy è semi dipendente dalla soda, frequenta dei corsi di ballo e il prossimo anno vorrebbe frequentare un’accademia di hip hop.

Windy è l’opposto di Rose: è bassina e rotonda – e ha i capelli corti e mossi, mentre Rose li ha lunghi e lisci. Tanto Rose è pacata, quanto Windy elettrica. Sono due amiche che assieme si sono sempre divertite molto. Ma quest’estate qualcosa è cambiato – i loro corpi, innanzitutto. Windy ha notato il cambiamento di fisico delle ragazze che frequenta, e la crescita del seno diventa in più occasioni un pretesto per ridere e fare la scema con Rose.
Cambiata è anche la loro idea di divertimento. Correre, giocare a golf, stare in spiaggia… per passare il tempo, decidono di guardarsi piuttosto alcuni film dell’orrore, noleggiabili presso l’emporio locale, il Brewster. L'”unico negozio di tutta Awago” è gestito nel periodo estivo da alcuni ragazzi più grandi, con cui le due si interfacciano all’inizio timidamente, poi con spavalderia (per prendere i DVD di quei film devono avere almeno 15 anni – e loro bluffando dicono di averli).
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Mio papà dice che dovrebbe esserci un corso in cui ci mettono in gabbia fino ai vent’anni.

Il Brewster altro non è che un ritrovo della gioventù di Awago. Quando Dunc (che Windy non tarda a soprannominare “lo sfigato”) è al negozio, passano di lì anche alcuni amici e alcune amiche, tra cui Jenny, che sembra avere una particolare intesa col commesso fannullone. Il mondo è piccolo, ad Awago, e Rose e Windy incroceranno spesso questi adolescenti durante le loro giornate. Prendersi una cotta e incanalare il disprezzo verso le persone sbagliate sarà inevitabile…

Dicevamo, gli opposti. Windy, che per almeno metà del libro sembra subire l’influenza dell’amica (nascondendosi a volte dietro ad uno “scherzavo!” per ammorbidire i toni delle sue affermazioni), si dimostrerà ben più lucida di lei in alcune occasioni, e persino in grado di chiamare un atteggiamento sbagliato con il nome giusto: “sessista”.
Ma questo non è che uno dei momenti in cui la scrittura di Mariko Tamaki si fa ammirare. Ella sembra conoscere molto bene i suoi personaggi, ma mai ansiosa di rovesciarci addosso secchiate di informazioni su di loro. Le loro caratteristiche più pregevoli ci si presentano davanti inattese, e per questo ci colpiscono così forte. Molte volte sono i loro silenzi, i loro gesti, a rivelarci preziose informazioni sul loro carattere. Diventa dunque preziosissimo il lavoro di Jillian, senza il cui talento il libro non esisterebbe nei termini fin qui descritti.
Mi è capitato raramente di recensire libri a fumetti dove il disegnatore e lo sceneggiatore non fossero la stessa persona. In questo specifico caso, le due cugine canadesi mostrano un affiatamento tale per cui potrebbero benissimo essere confuse per un’unica entità intellettuale. La loro opera è scevra da “sforzi di immaginazione”: sanno di cosa parlano, conoscono i sentimenti che raccontano e noi ci commuoviamo, ci intristiamo e ridiamo con loro come se dentro quel libro ci fossimo anche noi, e stessimo vivendo sulla nostra pelle quello che accade.

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Non è la prima volta che Jillian e Mariko collaborano. Nel 2008 avevano prodotto Skim, graphic novel che racconta la vita di una ragazza asioamericana con aspirazioni wiccan di nome Kimberly (ma soprannominata Skim per via del suo fisico non longilineo). Le vicende sono ambientate in un liceo cattolico di Toronto, dove un adolescente si è suicidato e la sua ex ragazza (compagna di classe di Skim) sta provando a porre fine al suo dolore, ostacolata però dai moralizzatori di turno.

Mariko Tamaki (by Kyle Lasky)

Mariko Tamaki (by Kyle Lasky)

Jillian Tamaki

Jillian Tamaki – laureata all’Alberta College of Art and Design, è un’illustratrice professionista molto stimata. Nel 2011 la Library of Congress ha acquistato uno dei suoi sketchbook. Insegna illustrazione alla School of Visual Arts di New York.

Abbiamo già parlato su queste pagine di quanto sia importante potersi ritrovare nei personaggi di finzione offerti dai prodotti culturali cui abbiamo accesso. This one summer/E la chiamano estate è un libro che offre l’imbarazzo della scelta in quanto a possibilità d’immedesimazione. In 320 pagine racconta non solo la storia di due amiche, colte nel delicato momento in cui dall’ovattato mondo dell’infanzia approdano a quello travolgente dell’adolescenza; ma anche la storia sofferta di una coppia di adulti; la delicata storia di una madre, di due madri, e di una compagnia di giovani locals di Awago. Tutto in un’estate. Evitare di esclamare “Anch’io lo facevo!”, “Anch’io ero così!” è pressoché impossibile. Qualunque età abbiate.

Questo libro è piaciuto molto anche alla collega Marta Corato che ne ha parlato qui.

E la chiamano estate costa 18,00 €, le sue 320 pagine sono in bianco e indaco.

Cover design alternativo, poi scartato per l'immagine del tuffo usata anche per l'edizione italiana

Cover design alternativo, poi scartato per l’immagine del tuffo usata anche per l’edizione italiana (copyright: Lillian Tamaki)


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  1. strichnina

    25 luglio

    Oh, gioia!
    Segnato sull’agenda per quando sarei tornata in Italia, passando davanti alla libreria sotto casa lo vedo lì che non aspetta che me <3
    Sembra bellissimo.
    (nota a margine: la copertina francese è la stessa dell'edizione italiana)

  2. Camilla

    26 luglio

    Grazie, bella recensione. Il titolo finisce subito nella mia wish list.

  3. Valeria Righele

    30 luglio

    Prego 😉

    La copertina italiana, come quella francese, è la stessa dell’edizione americana (First Second Books) e canadese (Groundwood Books)!

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