Crea sito
READING

Don’t risk dudeness! – L’ultimo ...

Don’t risk dudeness! – L’ultimo allucinante spot della Veet

a Ilaria che muore di caldo perché ha le ascelle pelose

dudeness
Pare quasi assurdo pensare quanto una cosa che dovrebbe essere marginale nella vita delle persone quale i
peli superflui (lo dice anche il nome, sono superflui, superficiali, inutili ma, soprattutto, immeritevoli d’attenzione) possa sconvolgere la mente delle persone. Un mesetto fa era uscito qui un pezzo che ho adorato sui problemi, o presunti tali, che comporta l’essere una ragazza pelosetta.

Del resto la mia filosofia è sempre stata “fare un po’ quello che a ciascuno pare”; se io son comoda con le ascelle depilate, non vedo perché un’altra ragazza non le possa tenere pelose, se si sente a suo agio. Scrivo pelose in corsivo, perché, negli alti e bassi della moda pilifera, sembra quasi un’offesa essere, per l’appunto, pelose. La prima volta nella mia vita in cui mi sono effettivamente sentita a disagio per una ceretta un po’ approssimativa (perché per principio non do i miei soldi alla lobby delle estetiste) è stato quest’estate in Bulgaria: sulle spiagge del Mar Nero, dove muscolosissimi e tatuatissimi bulgari ostentavano pettorali e polpacci improbabilmente lisci come quelli di un impubere ragazzino. Ma tant’è.

Quello che infastidisce, e non poco, è che il mondo della pubblicità non si limiti a pubblicizzare il prodotto depilatorio in quanto di qualità superiore alla concorrenza, o particolarmente efficace, ma colpevolizzi qualsiasi alternativa a gambe, ascelle e “zona bikini” (espressione anch’essa maliziosa e orribile a sentirsi) perfettamente lisci e splendenti.

Certo, non è una novità che le pubblicità (ne avevamo parlato in maniera estesa due anni fa, quando “pubblicità” era stato il nostro tema del mese) siano volgari, sessiste o utilizzino un umorismo a dir poco goffo nel tentativo di opporsi al maschilismo, finendo con l’esserlo. Un caso è quello della pubblicità uscita recentemente sul mercato australiano delle merendine Snickers in cui degli operai che non ci vedono più dalla fame gridano apprezzamenti “politicamente corretti” alle donne che passano per strada, concludendo con l’infelice slogan “Quando sei affamato, non sei te stesso”, la cui morale potrebbe riassumersi in “mangia Snickers e torna ad essere tranquillamente volgare e sessista”.

veet spot

Il tricologico caso della settimana è una pubblicità o, meglio, una serie di spot per il mercato americano di Veet, noto marchio di prodotti per la depilazione. Negli spot si vede una ragazza che in diverse circostanze (dalla pedicure, a letto con un ragazzo, mentre alza un braccio per chiamare un taxi) si rende conto di non essere perfettamente liscia e, imbarazzatissima, si vede trasformata in un ragazzotto barbuto e panciuto che si scusa con voce femminile per “essersi depilata ieri” e, appunto, di non essere perfettamente presentabile. Lo spot si conclude con la frase: “Don’t risk dudeness, […] feel womanly around the clock”, a dire “se sei pelosa rischi di essere scambiata per un uomo, se ti sceretti con noi di sentirai donna per tutta la giornata”.

I punti critici della pubblicità e dell’affermazione finale sono svariati; ogni blog, giornale online, post Twitter e Facebook che in questi giorni si sia occupato della vicenda propone innumerevoli spunti di riflessione per ogni sfaccettatura e sensibilità. In linea di massima quello che tutti condividono (e condividiamo) è che non è corretto da parte di un’azienda che, certo, pubblicizza prodotti per la depilazione, ostracizzare qualsivoglia comportamento o scelta differente da quella pubblicizzata; che ci si può sentire donne anche con un i peli superflui (Chissenefrega se ci sono o no!); infine che gli uomini fanno un po’ schifo anche loro (sì perché sembra che gli uomini siano repellenti, e allora via, a petti depilati, con lo splendido risultato di orribili e scartavetranti ricrescite che fanno rimpiangere i petti villosi e le sopracciglia dell’uomo di Neanderthal – ma questo è un altro discorso).

Quello che mi sento di aggiungere io, poi, pelo o non pelo, è che la dudeness, intesa con l’essere compagnoni al di là e al di sopra di qualsiasi attrazione fisica, è una cosa fantastica, che vale più di mille cerette e pomeriggi spesi dall’estetista.

L’azienda ha tempestivamente tolto da Youtube gli spot (che tuttavia si possono ancora vedere attraverso altri canali) e ha pubblicato su Facebook una risposta che ha scatenato ulteriori polemiche, dimostrando però di non aver capito quale fosse la vera ragione delle polemiche.

A delle “scuse” del genere, si dovrebbe rispondere solo con il bassissimo umorismo di Cetto La Qualunque: “Chiù pilo pi tutti” o del ben noto adagio popolare “Tira più un pelo di…”. Senza sprecare tempo per far capire quanto i peli siano superflui.

PS: la colonna di destra di Repubblica, nota per gli articoli frivoli e di colore, non mi pare abbia parlato in questi giorni del “caso Veet”, ma ha pubblicato l’ennesima galleria fotografica che, ironia, propone la “bellezza di ragazze con le ascelle pelose”


RELATED POST

  1. Chiara

    11 aprile

    Come hai detto bene tu penso che il male della nostra società sia l’omologazione in tutti gli ambiti. Seguendo questa corrente di pensiero è facile arrivare all’equazione pelose=brutte, senza fare distinzioni e senza soprattutto capire che se una donna è bella, lo è anche senza essersi fatta la ceretta!! Come dimostrano le foto di Ben Hopper.

    Chiara,
    http://coolyoungandfree.blogspot.it/

  2. micol

    12 aprile

    Questa volta mi trovo in disaccordo con l’articolo. Almeno in questa pubblicità c’era qualcuno con i peli. Con le mie amiche parliamo spesso di peli (eh già) e delle pressioni che riceviamo dalla società e dalla voce interiore dell’insicurezza (anche quella prodotta dalla società) e in queste conversazioni commentavamo la scena ridicola del rasoio che scorre su una gamba già depilata. Dicevamo anche: se vuoi dimostrarne l’efficacia, perché non depilare una gamba pelosa? Magari di un uomo? O anche di qualcuno di veramente peloso, tipo un primate (no, forse avremmo problemi di tutela degli animali). Il pelo viene talmente demonizzato che non compare nella pubblicità, vediamo solo la sua rappresentazione grafica. Per questo apprezzo la presenza di un ragazzo peloso nella pubblicità e non ci leggo voglia di ostracizzare comportamenti depilatori diversi o schifo per gli uomini pelosi. L’ho solo trovato divertente, come anche la pubblicità della Snickers. Poi questa è la mia opinione, non pretendo che sia per forza la visione corretta delle cose 🙂

  3. Paolo1984

    12 aprile

    la pubblicità è stupida. Avrebbero potuto tranquillamente vantare la qualità del prodotto senza inventarsi questa scena ridicola rischiando peraltro di offendere le potenziali clienti. Poi anch’io sono per il vivi e lascia vivere: una persona (donna o uomo) ha il diritto di depilarsi se, come e quando vuole per le ragioni che vuole comprese quelle puramente estetiche.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.