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Il coraggio di essere strani: “La memoria de...

Il coraggio di essere strani: “La memoria dell’acqua” di Silvana Gandolfi

Da piccola, quando m’innamoravo di un personaggio fittizio io me ne appropriavo. Si trattava quasi sempre di comprimari, che la narrazione tratteggiava magari brillantemente ma lasciava in secondo piano. In quei casi, quando il libro finiva, io prendevo il personaggio, ne calzavo i panni in un gioco e lo rendevo, così, protagonista di una sua grande storia. Ok, fondamentalmente inventavo fanfiction, solo che allora non lo sapevo. Mi sarà capitato con decine di personaggi, per lo più femminili. E di sicuro mi è capitato con Ixchel, una bambina dalla pelle azzurrina creata da Silvana Gandolfi ne La memoria dell’acqua.

36252A differenza del mio libro preferito di Gandolfi – L’isola del tempo perso ti amerò per sempre – La memoria dell’acqua è un romanzo per lo più al maschile. Fino a metà della narrazione, a parte la madre del protagonista non vediamo un essere di sesso femminile che sia uno. I due personaggi fondamentali di questa prima parte, però, sono già di per sé molto diversi dal maschio WASP che affolla i nostri schermi. Nando, il protagonista, è un bambino di undici anni che ha sei dita ai piedi. È la prima informazione che riceviamo su di lui, e, nel giro delle prime tre pagine, il romanzo ci mostra l’amore spontaneo che Nando prova inizialmente per questo suo corpo, poi il divertimento nello scoprire di avere qualcosa in più degli altri, infine la vergogna causata dalla derisione. Nando è diverso e se ne chiama fuori, riducendosi a una vita solitaria in cui lascia entrare solo la musica, sua passione viscerale trattata dall’autrice con grande serietà. L’uomo che irrompe nella vita ordinata di Nando per scompaginarla, dal canto suo, è lo Zio Pepe, un lacandòn nato nella giungla, cresciuto tra studi universitari in città e smarrito nell’intersezione tra queste appartenenze inconciliabili. Motore immobile dell’incontro improbabile è la zia di Nando, Marianna, morta da poco lasciando il suo amato Pepe nel più grande dolore. Di lei sentiamo parlare solo al passato, ma la sua figura aleggia su tutta la prima parte della narrazione: veniamo a sapere che era la sorella ribelle del padre di Nando, che a un certo punto ha mollato tutto per il Sudamerica e che, non contenta, ha sposato uno tra i soli 500 lacandoni ancora vivi al mondo. Ah: in una foto da bambina, aveva “capelli spettinati e occhi furibondi”. Prego, scrivete una fanfiction su di lei. Adesso.

Tra le conseguenze del vuoto lasciato da Marianna c’è il fatto che Zio Pepe piombi in Europa per portarsi il nipote in Messico, perché vorrebbe tanto fargli vedere il mondo dove viveva la zia. Se la motivazione vi sembra debole avete ragione; in realtà, nei suoi vagabondaggi da elaborazione del lutto il lacandòn ha trovato una piramide maya che cela un passaggio segreto, un disco di pietra con l’orma di due piedi incisa; piedi di bambino; piedi, per la precisione, con sei dita. In men che non si dica Nando, coinvolto dall’euforia dello zio, si trova in una giungla fittissima in Messico, di notte, coi piedi su un disco di pietra che, non appena il suo peso si poggia sulle orme, si rovescia, lasciandolo precipitare in un pozzo. Dall’altra parte dell’acqua e di una corrente fortissima, il bambino spunta in un villaggio maya. La nebbia che aleggia, perenne, su questo tratto di foresta tiene i maya celati al mondo e il mondo celato a loro. Sono i discendenti dei Bambini Antenati, un gruppo di bambini gettati per un sacrificio nel pozzo sacro e trascinati fin lì, per loro fortuna, dalla stessa corrente che ha rapito Nando. Per questo, i maya delle nebbie non fanno sacrifici umani. Tuttavia, la pittura blu che designava i Bambini Antenati come vittime sacrificali è troppo simile al colore azzurrino che orna la pelle della tribù; così nessuno di loro osa uscire dalla nebbia, perché là fuori il mondo potrebbe ancora essere in agguato, pronto a sacrificarli.

Tra questa gente, Nando scoprirà che le sue sei dita sono un dono speciale. Il capo dei Bambini Antenati aveva sei dita anch’egli, e, quindi, Nando potrebbe essere il bambino che tutti loro aspettavano: colui che scoprirà il modo di rimettere la tribù in contatto con gli antenati, perché essi rivelino se il tempo dell’esilio è finito. C’è infatti una grotta, la stessa dove Nando è piombato dall’altra parte del pozzo dei sacrifici. Lì, l’acqua ha una luminescenza opalina, incantata; e, se si fanno cozzare due ciottoli sotto la sua superficie, le vibrazioni sonore destano la memoria di ciò che essa ha visto. Minuti, secoli, millenni: l’acqua non fa distinzioni. Al primo cozzare dei sassi, le ombre di tutti coloro che l’hanno sfiorata si destano, e, così, dai tempi del sacrificio mancato le ombre dei Bambini Antenati sorgono dall’acqua, ripetendo davanti a chiunque li osservi la loro fuga miracolosa, guidata dal coraggioso bambino con sei dita. Ma le ombre sono ricordi e non possono vedere il presente. La tribù delle nebbie è alla ricerca, allora, di un modo per rompere la barriera del tempo e riuscire a parlare, finalmente, con gli antenati.

Silvana Gandolfi

Silvana Gandolfi

(SPOILER) Sarà la musica di Nando a rompere quella barriera: la sua composizione, nella quale il bambino ha mescolato i versi di mille animali, le note di Chopin e quelle dei Beatles, fino a mettere in un’audiocassetta tutti i suoni armoniosi del mondo. Il suo walkman waterproof – un ritrovato portentoso che, quando lessi il libro, mi sembrava il massimo che la tecnologia potesse offrire – farà risuonare la sinfonia sott’acqua e le ombre dei Bambini, risorte dal tempo, riusciranno a sentire la voce del presente e a dare manforte a Nando, in un’epica battaglia contro il cattivo di turno.

Nulla di tutto questo, però, sarebbe potuto accadere se non fosse stato per Ixchel, la figlia del Sacerdote della tribù che ha adottato Nando come “suo prigioniero”. Ixchel ha cinque anni, una gran parlantina e una pallina colorata legata a una ciocca di capelli in mezzo alla fronte: serve a farla diventare strabica, com’è di moda tra i maya, ma i suoi occhietti ancora tardano ad adeguarsi e questo la addolora. Ancor di più, d’altronde, l’addolora avere la testa tonda come Nando, perché quando hanno provato ad allungarle la fronte – con le assi di legno che si usano da generazioni – il suo corpicino si è rifiutato e ha rischiato di morire. Ora lei è diversa e, come i suoi fratelli maggiori dalle belle teste oblunghe amano sottolineare, non troverà mai un buon marito, con quella testa tonda dove i pensieri rimbalzano. Ixchel è piccola, ma è lei che ha sognato l’arrivo del bambino con sei dita; è lei ad accompagnare Nando fino alla grotta dell’acqua, guidando coraggiosamente una canoa tra le rapide del fiume; ed è lei, infine, che lo aiuterà a tornare nel suo mondo, nonostante pianga grandi lacrimoni al pensiero di separarsi dal suo prigioniero.

Perché Nando torna, infine, alla sua musica, ai genitori seduti sul divano, alla sua vita solitaria; torna al mondo in cui i suoi piedi non sono un segno divino ma un marchio di stranezza. E Ixchel rimane nel suo, di mondo, dove una testa tonda e gli occhi dritti fanno di lei una bizzarra stupidina.

La memoria dell’acqua, nonostante i pozzi sacri, le giungle fitte e le grotte incantate non è un libro fatto per farci fuggire; è un libro per tutti coloro che, a corto di pozzi magici, devono inventarsi il coraggio di restare. Perché anche se i genitori di Nando continueranno a fare commenti a mezza voce sulle scelte sconsiderate della zia Marianna, noi ora sappiamo che lei ha attraversato il mondo, ha amato, ha vissuto. Anche se i compagni di scuola di Nando continueranno a irriderlo, lui ormai sa che la sua musica ha rotto la barriera del tempo e che non può che comporne una ancora più bella. E, quando i fratelli di Ixtchel le rinfacceranno la sua testa tonda e vuota, lei potrà sempre alzare le mani e mostrare – “guardare-ma-non-toccare” – il piccolo Sole Giallo: il walkman di Nando, col quale lei e solo lei sa ormai parlare coi bambini antenati.


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  1. Caterina

    29 maggio

    …sono corsa a controllare che L’isola del tempo e La memoria dell’acqua fossero ancora sullo scaffale dove mi ricordavo di averli messi!
    Un articolo splendido per un libro splendido!
    grazie.

  2. margherita b

    30 maggio

    Meraviglioso! Questo non l’ho letto, MA L’ISOLA DEL TEMPO PERSO SÌ.

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