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“Consumer Complaints” degli Shopping, ovvero un disco da comprare (se avete dei soldi)

shopping band

Capita di andare ad un concerto, con un certo tipo di umore e la volontà di sfogare attraverso determinati movimenti tutto quel misto di sensazioni viscerali che il tipo di musica che state per ascoltare vi comunica.
Capita, poi, di trovarsi spiazzati, di captare con le proprie orecchie suoni ben diversi da quelli che ci si aspettava. E se l’intento era quello di ciondolare con il cappuccio nero in testa su note di rabbia, dei suoni post-punk/no wave sostenuti da una bassline corposissima vi potrebbero cogliere di sorpresa. È quello che mi è capitato qualche giorno fa con gli Shopping, che hanno dato una sfumatura differente a quella che sembrava essere una serata all’insegna del più classico queercore.
Tornata a casa dal loro concerto non ho potuto fare a meno di riascoltare tutti i brani, cercando di soffermarmi sulle lyrics. E sono emersi così più nitidamente tributi alla cultura africana, al pop, alla scena queer.

Le note del loro primo EP, “Consumer Complaints”, sono sature di no wave newyorkese e di influenze da gruppi noise come gli Arab On Radar. L’ossatura dei pezzi è quella di A Certain Ratio e i vocalizzi di Rachel Aggs, frontwoman della band, ricordano la cara vecchia Susan Janet Ballion ai tempi di The Creatures. Nonostante tutti questi riferimenti, la musica degli Shopping non risulta un triste déjà écouté; è fresca e sai che potrà dare seguito ad altri sviluppi.

Se visitate il loro Soundcloud troverete, però, come sola tag ad identificarli un’unica misera definizione: “post-punk”. Di sicuro quel “post” significa che tutto ciò che è stato prima è stato mangiato, digerito, assorbito dall’epidermide, scomposto e rimontato sotto altre forme; risulta però riduttiva per il lavoro di un gruppo che ha dato nuova linfa al panorama DIY londinese.

Rachel, Billy e Andrew

Rachel, Andrew e Billy

 

Forse è per troppa modestia, forse per pigrizia, forse per difficoltà, ma ascoltando gli Shopping troverete che quella definizione gli sta troppo stretta, visto che sono capaci con un solo pezzo di attraversare trent’anni di musica, congiungendo diversi generi musicali.
Insomma, auguriamo agli Shopping e alla loro piccola casa discografica – la Mïlk Records – un futuro brillante.


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