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Caste e pure: sul mito della verginità femminile

Caste e pure: sul mito della verginità femminile

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kinopoisk.ru
La prima volta è importante per una ragazza: quando ero piccola lo dicevano le riviste, i libri, i telefilm adolescenziali, i melensi romanzetti rosa usati venduti a 200 lire ognuno che ingurgitavo quando sembrava non esserci nient’altro in casa. Se per il maschio era immenso trionfo farlo il prima possibile, essere stato il più precoce nel proprio gruppo di amici, la donna doveva valutare attentamente tempi, persone, situazioni. Ne andava della sua purezza.

Mi sono chiesta in che cosa, fisicamente, risiedesse questa mitologica innocenza da difendere a tutti i costi, oltre il semplice pezzo di pelle; per quale motivo il medesimo atto sessuale potesse culturalmente significare cose tanto diverse per chi vi partecipava. Purezza è sinonimo di un’esperienza inedita che manca, un ingresso nel mondo. Aspettarsi da una persona questa assenza di conoscenza si traduce nella pretesa di un vivere al di fuori della realtà senza esserne protagonisti, pena sentirsi offesi da questo altrui agire, voler sapere, capire letteralmente sulla propria pelle che tradizionalmente è un desiderio riservato alla parte maschile. Gli uomini devono conoscere la vita, toccarla subito col proprio corpo: e il sesso è il simbolo più forte di questa iniziazione. La donna sta a casa, non impara, non scopre, il suo corpo pertanto è immacolato. La conoscenza che può conseguire attraverso la propria carne va controllata, selezionata e codificata.

So che questa purezza è una paranoia mentale capace di avvelenare le scelte intime di ogni ragazza, soprattutto quando prova un’urgenza fisica in netto contrasto con la calma che dovrebbe contraddistinguere una decisione che, ci viene narrato, è quasi epocale. Del risveglio sessuale delle adolescenti si parla poco, e sempre col rischio di toni grotteschi che descrivono piccole Lolite ingorde e vanesie che si buttano via da ragazzine andando con chiunque finché il vero amore non le riconduce alla retta via. La masturbazione delle donne è un tabù come in generale ogni discorso sul desiderio femminile, come dimostra la trascuratezza del panorama pornografico indirizzato al solo sguardo maschile – che, credo, venga anch’esso in questo modo ingiustamente limitato.

Perché del desiderio e del piacere delle ragazze si parla così poco e così male? Probabilmente perché desiderio è sinonimo di una volontà che dal piano fisico a quello culturale si preferisce ignorare. Mi viene da pensare una cosa sola: che il sesso venga inteso come qualcosa che sporca la donna, che deve limitare al massimo questo sudiciume dal quale non può prescindere – prima eri pura, ora non lo sei più! – cercando di selezionare quegli elementi che possono diminuire la colpevolezza insita nell’atto di fare, e voler fare, sesso.

Allora lo fai per amore, con quello “giusto”, e non primariamente per un desiderio che ti impoverisce di fronte al mondo. Ma allora è la penetrazione che è considerata degradante? Poiché penetrare è atto di forza, dominio sull’altro, essere penetrati significa sconfitta, umiliazione? Un indizio c’è: interrogati talvolta ragazzi (eterosessuali) di fronte all’eventualità di un rapporto omosessuale, tutti, scherzando ma non troppo affermano, che se proprio devono vogliono fare la parte attiva. Quella passiva è indice di offesa subita. In fondo si pensa sempre che in un rapporto c’è chi domina e chi viene dominato; traslato sul piano fisico, c’è chi tocca e chi viene toccato. Pensiamo ai sinonimo mielosi che si trovano nei romanzetti rosa: e lui la fece sua, la prese, la possedette. Questa insistenza sul conquistare l’altro quasi fosse un terreno in una disputa, sul penetrarlo senza essere scalfiti, sembra nascondere una vera paura di essere toccati e cambiati, nonché conosciuti nelle proprie pieghe. Come in una guerra, chi rimane in trincea, dietro un muro, non rischia mai di perdere, né di essere ferito.

cecilia

Quale gioia può rimanere però in un’esperienza divisa in termini attivi e passivi, dominio e sottomissione, purezza e sporcizia? Davvero possiamo attribuire a un sesso piuttosto che un altro determinati sentimenti basandoci unicamente sulla conformazione dei loro genitali? “Penetrare”, ed “essere penetrati” non sono eventi così facilmente riducibili a concetti elementari, parlano dell’incontro, dell’accoglienza, del dare e ricevere tradotti in migliaia di minimi gesti diversi; e non se ne potrà veramente discutere finché il racconto dell’innocenza femminile non sarà definitivamente sostituito dalla narrazione della vulnerabilità di tutte le persone di fronte a quell’evento sconvolgente, talvolta salvifico, talvolta traumatico, spesso meraviglioso, che è il contatto fisico.


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  1. Laila Al Habash

    27 febbraio

    Concordo in pieno su tutto.
    Io avendo 15 anni sento tutti i giorni storie e opinioni sull’argomento, e purtroppo quello della purezza femminile è ANCORA uno dei tanti.
    Se due ragazzi stanno insieme e lo fanno per la prima volta, nessuno esprime un opinione negativa su di lui, ma lei viene considerata “troia” (sempre se le va bene) perché se lo fa vuol dire che si “concede” facilmente (che poi, anche se fosse così: e allora?). Il farlo per divertimento o curiosità non è neanche contemplato per una ragazza, al massimo è una cosa a cui si deve far provare piacere, come dici bene tu “la donna sta a casa, non impara, non scopre, il suo corpo è immacolato.”
    Inoltre purtroppo non sono pochi i casi di ragazzine filmate di nascosto, quindi anche le ragazze che fortunatamente non pensano all’atto sessuale come un taboo, con tutti i socials e i mezzi che abbiamo a disposizione per far circolare notizie, non si sentono mai davvero al sicuro…

  2. Laila Al Habash

    27 febbraio

    *al massimo lei è considerata come una cosa
    sorry!

  3. Chiara B.

    27 febbraio

    Questo articolo è meraviglioso. Le cose che dice, e le parole con cui le dice, sono di una potenza che rasenta la perfezione. Grazie.

  4. Paolo

    27 febbraio

    E’ un fatto di mercato. Le donne essenzialmente vivono del loro corpo, una che lo svende abbassa il prezzo per tutte. Di qui la tendenza femminile ad etichettare facilmente come sgualdrina e affini qualunque donna mostri una certa facilità di fruizione. La difesa della verginità non è che uno dei tanti meccanismi all’opera per rendere scarsa e conseguentemente cara una risorsa che di per sé non lo sarebbe, un pò come avviene per i diamanti, che non a caso le femminucce adorano.

  5. Paolo1984

    27 febbraio

    credo che amore, passione e desiderio possano anche co-esistere a volte (e vale per uomini e donne) in ogni caso è giudicare la vita sessuale altrui che è sbagliato.
    Sono d’accordo anche su un’altra cosa: per me è assurdo considerare la penetrazione come qualcosa che “umilia” chi la riceve (ovviamente parlo di rapporti consensuali). Al di là dei romanzetti rosa, “prendere”, “essere presi” può essere bellissimo quando c’è passione e desiderio reciproco e consenso e per me quando c’è passione di fatto ci si “prende” a vicenda fisicamente o emotivamente

  6. Linda

    27 febbraio

    Concordo su tutto!

  7. Veronica Vituzzi

    27 febbraio

    Ma perché le donne dovrebbero vivere essenzialmente del loro corpo?

  8. Ilaria

    27 febbraio

    Queste sono, è vero, Le Cose Che Si Dicono attorno all’argomento. Poi, come detto alla fine, c’è il vissuto, prezioso, importante, della singola persona (maschio o femmina che sia) di fronte a quel momento. A proposito della penetrazione, che per me è qualcosa di meraviglioso tra due persone, sia in senso fisico sia per quel che rappresenta simbolicamente, mi viene in mente quello che esclamò quasi sorpreso il ragazzo con cui vissi la mia “prima volta” (era la prima volta anche per lui): “Ma perché si dice che è l’uomo che “prende” la donna? A me sembra il contrario!”. Questa considerazione così *pura* e innocente (nel senso di spontanea e lontana da sovrastrutture ideologiche) mi fa sempre ricordare con gioia la mia prima volta… e mi fa pensare a come lui avesse ragione… chi “prende” chi? Ci si sceglie insieme e prendere è un accogliere da una parte e un attaccarsi dall’altra e viceversa. Ma che bello è? 😉 Vorrei che non solo la prima volta femminile ma anche quella maschile venissero più rispettate, come in generale la sessualità di entrambi, perché come noi donne spesso siamo (state? O a volte siamo ancora) legate a un ruolo, lo stesso accade anche per i maschi. E, questo sì, è un vero Peccato.

  9. Marta deRubbe

    28 febbraio

    Grazie del bellissimo articolo

  10. Valentina

    28 febbraio

    Per i suoi diciannove anni ho regalato ad un’amica, ancora vergine, un vibratore. Non sapevo se era una cosa da nascondere, non solo alla sua famiglia, ma anche al resto delle amiche. Quando ha scartato il regalo gli sguardi delle ragazze e della madre hanno pacificato le mie ansie. Un po’ di imbarazzo c’era, ma la luce negli occhi di tutte era “Che figo, vorrei avercelo anch’io”.

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