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“Fulgida Stella”: Fanny Brawne secondo Jane Campion

bright star

Visto il tema stellato del mese scorso, un riferimento a Bright Star, famoso sonetto di John Keats, è quasi d’obbligo. Dico ‘quasi’ perché, più che del sonetto, voglio parlare dell’omonimo film diretto da Jane Campion nel 2009. Non è, come l’ha liquidato qualcuno, una semplice biopic di Keats, ma piuttosto una cronaca degli ultimi anni della sua vita e, soprattutto, della sua relazione con Fanny Brawne, la ‘stella lucente’ a cui il sonetto è appunto dedicato.

Questo ci da già un indizio a proposito del film: il titolo rimanda a Fanny, ponendola al centro della nostra attenzione, ed infatti Bright Star, più che intorno a Keats, ruota intorno alla figura di lei, seguendola mentre incontra il poeta e se ne innamora.

Bright star

Non solo Fanny è la vera protagonista del film, ma è anche un personaggio che riconosciamo subito come affine: poco incline alle convenzioni e ai riti che si addicono a una ragazza di buona famiglia, è, se vogliamo, una ragazza che “dovrebbe darsi una calmata”. Appassionata di moda, confeziona tutti i suoi vestiti da sé, ed è pronta a difendere i suoi interessi, rispondendo per le rime a chi ritiene la moda e la danza (e, per estensione, chi si interessa di loro) cose futili e frivole. Nello specifico, è memorabile la sua risposta al poeta Charles Armitage Brown, amico e collega di Keats, nonché principale antagonista nel film.

“My stitching has more merit and admirers than your two scribblings put together […] and I can make money from it.”

(“Quel che cucio ha più merito ed ammiratori dei vostri due scarabocchi messi assieme […] e riesco anche a guadagnarci qualcosa”- quest’ultima una frecciata in riferimento allo scarso successo delle loro raccolte di poesie).

Grazie a tale risposta, si guadagna il titolo di “Minxtress” (impudente). Fanny non è una semplice sfacciata, ma anzi una ragazza curiosa e ribelle, che mal sopporta le convenzioni sociali che le impediscono di sposare un poeta squattrinato.

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Nel ritrarre Fanny, Jane Campion, che non è nuova a personaggi femminili forti ed indipendenti (basti pensare ad Ada in Lezioni di Piano), delinea una protagonista che ha ben poco della musa eterea e silente, al servizio del genio del poeta, e crea così una giovane donna che, nonostante sia perfettamente calata nella vicenda e nello spirito dell’epoca, per altri versi è assolutamente contemporanea e, al contrario di altre eroine romantiche ‘classiche’, immedesimarsi in lei è relativamente facile. A questo proposito, a volte ho quasi l’impressione che, nel creare il personaggio di Fanny, Campion abbia preso il concetto moderno di teenager e l’abbia trasposto alla Londra dei primi dell’Ottocento: il suo rinchiudersi in camera, l’espressione della sua personalità e dei suoi sentimenti tramite la moda e il cucito, il suo essere sfacciata e timida al tempo stesso sono topoi che troviamo, più che nei film in costume, in molte teen movies contemporanee (mi viene in mente Ghost World, tanto per fare un esempio).

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Al di là delle considerazioni sul personaggio in sé, Bright Star è esteticamente splendido, e la sua cinematografia ci trasporta in un universo altro, fatto di suggestioni visive estremamente poetiche: la più bella è forse la scena in cui Fanny siede in un campo di campanule, ma il film intero, nel documentare il passaggio delle stagioni, ricrea gli scenari sognanti evocati dai versi di Keats, immergendo gli spettatori in un’atmosfera quasi irreale.

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Film assolutamente consigliato se volete vedere qualcosa di particolarmente romantico/sognante/tragico, ma vi avverto: dopo aver visto Bright Star non vorrete fare altro che piangere leggere poesie e passeggiare per prati fioriti. Un’ultima cosa: Ben Whishaw è un Keats assolutamente perfetto (fangirl, moi?).


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  1. Bibi

    4 settembre

    Bel pezzo ma c’è un typo – “My stitching has more merit and admirers THAN your two scribblings put together […] and I can make money from it.”
    Scusate la puntualizzazione – magari, dopo aver corretto, cancellate il mio commento…

  2. Ariadne Oliver

    6 settembre

    O correre a visitare la Keats-Shelley House a Roma come è successo a me esattamente un anno fa 😉

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